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La grande potenza della lobby del tabacco in Svizzera

Le influenze politiche del fumo in Svizzera sono molto estese Keystone / Adi Weda

L’industria del tabacco ha una forte influenza nella politica svizzera: a dimostrarlo è l’ultimo Global Tobacco Industry Interference IndexLink esterno, indice internazionale compilato dal Global Centre for Good Governance in Tobacco (GGTS) che misura l'impatto del lobbismo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 novembre 2021 - 18:20
tvsvizzera.it/mrj

La Confederazione occupa il 79° e penultimo posto, appena davanti alla Repubblica Dominicana. I Paesi che riescono a far fronte nel migliore dei modi all'ingerenza da parte di questa industria sono invece il Brunei Darussalam, la Nuova Zelanda e il Regno Unito.

Sono 20 gli indicatori analizzati per quantificare gli interessi commerciali dell'industria del tabacco: in particolare, si quantificano gli sforzi messi in atto dai Governi per contrastare l'influsso di questa lobby. La valutazione fa ricorso a un sistema a punti: più alto è il punteggio, peggiore è la situazione nella quale si trova il Paese analizzato e maggiore è l'ingerenza dell'industria del tabacco nelle decisioni politiche e nei processi legislativi. In Svizzera, questa ingerenza si rivela particolarmente alta, poiché corrisponde a ben 92 punti su 100.

Come in molti altri Stati, anche nella Confederazione le multinazionali del tabacco ritardano e ostacolano gli orientamenti delle politiche di salute pubblica che potrebbero danneggiare i loro interessi. Si insinuano nei dibattiti sulle misure di regolamentazione, influiscono su chi è chiamato a prendere le decisioni e impiegano numerosi lobbisti per rappresentare i loro interessi e per diffondere informazioni di parte. L'esempio più recente è la legge federale sui prodotti del tabacco, adottata dal Parlamento il 1° ottobre scorso dopo oltre sei anni di lavori, che si rivela una delle regolamentazioni più deboli d'Europa per quanto concerne la pubblicità in questo settore. Nella lotta al tabagismo la Svizzera resta così il fanalino di coda dell'intero continente.

Le multinazionali continuano a trarre enormi vantaggi da una legislazione federale sul controllo del tabacco ridotta ai minimi termini: l’aliquota della tassa sul tabacco, per esempio, è stata congelata nel 2013 e permette di vendere prodotti da fumo senza incontrare praticamente alcun ostacolo.

Nella Confederazione, inoltre, sono attualmente presenti le sedi di tre grandi multinazionali del settore: Philip Morris International (PMI), British American Tobacco (BAT) e Japan Tobacco International (JTI). Queste tre compagnie hanno registrato nel 2019 una cifra d’affari netta di oltre 80 miliardi di dollari.

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