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L'italofobia apre il Locarno Film Festival

Un film che racconta l'italofobia dei primi decenni del ventesimo secolo. tvsvizzera

Il Locarno Festival è stato aperto ufficialmente mercoledì sera, ma in realtà è iniziato già martedì: in Piazza Grande, come da tradizione ormai, è stato proiettato il film per le famiglie. Quest’anno è toccato alla produzione pellicola d’animazione “Vietato ai cani e agli italiani” di Alain Ughetto.  

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 agosto 2022 - 10:15
tvsvizzera.it/mrj

Il Prefestival di Locarno era vietato ai cani e agli italiani. No, gli organizzatori non sono improvvisamente impazziti, introducendo regole discriminanti e razziste: “Vietato ai cani e agli italiani” (Interdit aux chiens et aux italiens) è il titolo del film d’animazione in proiezione gratuita martedì sera in Piazza Grande. Si tratta di una stop-motion prodotta da Francia, Italia, Svizzera, Belgio e Portogallo del regista Alain Ughetto che ha vinto il premio della giuria e il Prix Fondation Gan à la Diffusion 2022 all’ultimo Annecy International Animation Film Festival.  

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Nel film si racconta la storia di Cesira e Luigi, una coppia di emigranti italiani che negli anni Venti dello scorso secolo partono alla ricerca di una vita migliore in Francia, lasciandosi alle spalle le vallate alpine italiane e il loro villaggio natale di Ughettera, in Piemonte.  Arrivati, devono fare i conti con il razzismo della popolazione locale: il titolo del film non è infatti un’invenzione di Ughetto, ma è un messaggio che, si racconta, alcuni esercizi pubblici esponevano al loro esterno. Cesira e Luigi non sono personaggi inventati: erano i nonni di Alain Ughetto, che in questa sua opera conversa con la nonna, defunta da diversi anni ormai. Un dialogo immaginario che descrive l’esperienza vissuta da generazioni di migranti. Un racconto che diventa universale: non è importante il luogo di origine o la destinazione dei protagonisti, l’assenza di empatia e inclusività nei confronti dello straniero è comune a tutti i Paesi del mondo.  

I nonni del regista fanno parte della generazione la cui manodopera ha contribuito alla costruzione della maggior parte di gallerie, dighe, palazzi e monumenti francesi, rimanendo nell’anonimato. Quanto osservato in Francia non si distingue molto da quanto successo in Svizzera (la galleria del San Gottardo, per fare un solo esempio, è stata costruita principalmente grazie al lavoro di migliaia di operai italiani). 

Il titolo del film e la storia che racconta sono uno scorcio della diffusa xenofobia all’inizio del ventesimo secolo in Francia, ma anche in altri Paesi europei. Fobia che ancora oggi, con tutti i distingui del caso rispetto alla situazione di un secolo fa, puntualmente si ripresenta. Anche in Italia. Un po’ come a ricordarci che siamo tutti gli stranieri di qualcun altro.  


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