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Le microplastiche, una piaga anche per il fiume Ticino

ponte su un fiume
Il Ticino e il famoso Ponte Vecchio di Pavia. Keystone / Luca Bruno

Una ricerca dell'Università di Milano ha evidenziato che il problema dell'inquinamento da microplastiche tocca da vicino anche il fiume Ticino.

Lo studioCollegamento esterno, coordinato dal docente di Ecologia Paolo Tremolada, ha preso in considerazione il tratto italiano del fiume in sei punti diversi compresi a sud del lago MaggioreCollegamento esterno.

La ricerca sul tratto italiano

In ognuno di questi punti, i ricercatori hanno prelevato quattro matrici ambientali: tre campioni d’acqua, altrettanti di sedimenti del fondale, quindici larve di tricotteri e cinque esemplari di pesce siluro. “In tutte le matrici ambientali analizzate abbiamo rinvenuto microplastiche”, spiega il professor Tremolada, che nel Polo di Città Studi è anche responsabile del laboratorio di ecotossicologia ed ecologia.

Ma che cosa sono queste famigerate microplastiche? Con questo termine s’intendono frammenti plastici di dimensione inferiore ai 5 millimetri: possono essere microplastiche primarie (quelle prodotte in modo deliberato e contenute in prodotti come detersivi, dentifrici e creme, ad esempio) o secondarie (se derivanti dalla frammentazione di plastiche più grandi). “Si tratta, in ogni caso, di microframmenti che, dispersi nell’ambiente, non sono visibili a occhio nudo”, continua Tremolada.

Il dato probabilmente più sorprendente emerso dalla ricerca riguarda la concentrazione di microplastiche: “Riportando tutte le matrici allo stesso volume – prosegue Tremolada – e calcolando, per proporzione, il numero di microplastiche potenzialmente presenti in quel volume abbiamo scoperto che la matrice con più microplastiche risulta essere quella dei macroinvertebrati, seguiti dai pesci e dai sedimenti ed infine dall’acqua”. In altre parole, la quantità maggiore di frammenti di microplastica è risultata essere nelle larve e non nell’acqua, come il senso comune potrebbe far pensare.

Le acque dolci in Svizzera sono inquinate?

La ricerca, come detto, riguarda il tratto italiano del fiume Ticino. Ma qual è la situazione in Svizzera? Lo abbiamo chiesto a Nicola Solcà, responsabile dell’Ufficio della gestione dei rischi ambientali e del suolo del canton Ticino. “Non abbiamo ancora dati specifici sui fiumi – spiega – ma penso si possa dire che verosimilmente l’inquinamento da microplastiche riguardi i corsi d’acqua e l’ambiente in generale in modo simile a quanto evidenziato da altri studi italiani ed europei”.

I dati più recenti disponibili, che riguardano l’intero territorio elvetico, sono quelli contenuti nella sintesi dell’impatto ambientale dovuto alle materie plastiche pubblicata nel maggio del 2020 dall’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM)Collegamento esterno, secondo cui ogni anno in Svizzera vengono immesse nel suolo e nelle acque circa 14.000 tonnellate di materie plastiche.

In precedenza, nel 2014, era stata la Scuola politecnica federale di Losanna (EPFL)Collegamento esterno a studiare le microplastiche nelle acque e nella sabbia delle spiagge di sei laghi svizzeri, tra cui il Lago Maggiore dove vennero rinvenute in media 0,22 microparticelle per metro quadrato (220.000 microplastiche per chilometro quadrato), più del doppio rispetto alla media svizzera (pari a 0,1 microparticelle per metro quadrato).

Nel 2018, infine, il Dipartimento del territorio del Canton Ticino promosse uno studio sul Lago CeresioCollegamento esterno, che non era stato preso in considerazione dalla ricerca dell’EPFL: in quel caso vennero riscontrate 0,2 microplastiche per metro quadrato, un dato quindi simile a quello del Maggiore. “È difficile confrontare dati quando il metodo di raccolta e di analisi non è ancora standardizzato – osserva Solcà -. Già nello studio dell’EPFL si faceva notare come le concentrazioni fossero molto variabili e potessero cambiare a seconda del periodo di raccolta e anche in funzione di eventuali piogge o del vento. Quello delle microplastiche nelle acque dolci, comunque, è un tema emergente che si segue con attenzione sia a livello cantonale che federale”.

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