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Big Tech: è la fine del "Too Big to Care"

Più grande è l'impresa, maggiore sarà la sua responsabilità nei confronti dei contenuti illeciti Copyright 2021 The Associated Press. All Rights Reserved

L'Unione europea ha raggiunto l'accordo politico sul disegno di legge che impone alle Big Tech una maggiore responsabilità sui contenuti illegali o nocivi che circolano sulle loro piattaforme. Un passo importante per lottare contro le derive di odio e fake news veicolate dalle reti sociali.

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 aprile 2022 - 18:15
tvsvizzera.it/mrj

È giunta la fine della regola "Too Big to Care" (“troppo grande per preoccuparsene”): internet non sarà più un Far West contemporaneo. Dopo solo un anno e mezzo di discussioni e a 20 anni dalla prima legislazione in merito, l’UE ha raggiunto un accordo politico sul Digital Services Act, il disegno di legge che impone ai colossi del digitale maggiori responsabilità su contenuti illegali o nocivi veicolati dalle loro piattaforme.

Google, Apple, Meta, Amazon, Microsoft, Twitter, Tiktok e altre diventano responsabili per quello che gli utenti postano. Stop ai commenti e ai messaggi di odio razziale resi virali sui social network e stop anche al commercio di prodotti contraffatti non a norma.

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Un progetto fortemente voluto dal commissario europeo per il mercato interno Thierry Breton (che via Twitter ha definito l'accordo “una pietra miliare per i cittadini europei”) e dalla collega per la concorrenza Marghrete Vestager.

Il concetto di base è che ciò che è illegale nel mondo reale, lo è anche in quello digitale e le piattaforme diventano responsabili per i contenuti veicolati e amplificati dai loro algoritmi. Più grande è la compagnia, maggiore la responsabilità. Per gli utenti, inoltre, sarà più facile segnalare le irregolarità.

Il DSA è la seconda normativa chiave nella regolamentazione delle Big Tech, dopo che in marzo il Digital Markets Act aveva introdotto divieti e restrizioni per pratiche commerciali sleali e per una maggiore difesa della privacy.

Una strada, quella percorsa dall'UE, sulla quale si starebbero avviando anche gli Stati Uniti, a grande rilento rispetto ai tempi di Bruxelles.

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