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Compromesso sulle concessioni balneari in Italia

Una spiaggia attrezzata Forte dei Marmi. Keystone / Federico Neri

La Commissione europea ha criticato la gestione delle spiagge pubbliche in Italia, definendola "non ottimale". Secondo Bruxelles questo implica perdite importanti per lo Stato italiano. Soprattutto a causa delle concessioni balneari rinnovate automaticamente per lunghi periodi e con tassi ben al di sotto dei valori di mercato.

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 maggio 2022 - 22:00
tvsvizzera.it/fra

Le spiagge italiane, un bene pubblico, sono gestito quasi sempre da privati. Spesso questi privati ottengono le concessioni a prezzi irrisori. Può capitare che uno stabilimento paghi allo Stato - per l’affitto - solo 2'500 euro all’anno, guadagnando invece con ombrelloni e lettini decine di migliaia di euro.

Nel 2020 lo Stato ha incassato poco meno di 100 milioni per l’affitto delle spiagge. Il giro d’affari dei privati che gestiscono le spiagge è molto, ma molto più alto. Le stime variano da un miliardo a 15 miliardi di euro all’anno.

Come detto al momento le concessioni sono rinnovate automaticamente, con affitti irrisori e grandi guadagni per i gestori. Questa situazione, come detto, non va bene all'Unione europea che per questa storia mette a rischio addirittura i fondi comunitari per il rilancio del paese.

Proprio per questo motivo, sul tema delle concessioni balneari da mesi si consuma lo scontro politico tra Draghi e forze di governo (in particolare la Lega): da un lato chi vuole applicare la direttiva Bolkestein, che prevede una messa in gara delle concessioni (per altro necessità ribadita dal Consiglio di Stato), dall’altro chi ritiene di dover concedere maggiori diritti agli attuali detentori delle concessioni demaniali.

Ora si è trovato un compromesso. Le concessioni balneari saranno assegnate in base alle gare a partire dal primo gennaio 2024. Per avere un altro po' di tempo dovranno esserci ragioni "oggettive, e connesse, a titolo esemplificativo, alla pendenza di un contenzioso o a difficoltà oggettive legate all'espletamento della procedura stessa". In questi casi ai Comuni serve un "atto motivato" per far slittare il bando, "per il tempo strettamente necessario alla conclusione della procedura e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2024”.

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Nodo indennizzi

Saranno i decreti attuativi a definire i "criteri uniformi", vale a dire omogenei da nord a sud, per la quantificazione dei rimborsi da riconoscere al "concessionario uscente, posto a carico del concessionario subentrante". Nella scelta del concessionario si terrà poi conto dell'esperienza tecnica e professionale già acquisita.

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