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ArcelorMittal si ritira, l’ex Ilva verso la chiusura

Sul caso giallo di un operaio la scritta in maiuscolo ILVA
Keystone / Massimo Percossi

L'eliminazione della "protezione legale" dal 3 novembre "necessaria alla società per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale, giustificano la comunicazione di recesso". Così la multinazionale franco-indiana ArcelorMittal che rescinde il contratto d'affitto dell'ex Ilva di Taranto. 

Il colosso industriale ha espresso lunedì ai commissari straordinari dell’Ilva la volontà di rescindere l’accordo per l’affitto con acquisizione delle attività della società e di alcune società controllate, chiedendo loro di assumersi la responsabilità delle attività della grande acciaieria e dei suoi dipendenti entro 30 giorni. All’ex Ilva lavorano 8’200 dipendenti diretti (prima dell’arrivo di ArcelorMittal erano 10’300).

Mercoledì si tiene l’incontro tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i vertici di ArcelorMittal, convocato dopo che la multinazionale dell’acciaio ha notificato la volontà di rinunciare a riprendere l’ex polo siderurgico Ilva di Taranto. 

L’eliminazione dello scudo penale per i manager dal 3 novembre scorso, voluta soprattutto dai 5 stelle (ovvero la garanzia sulla non perseguibilità delle eventuali violazioni realizzate prima del termine del risanamento ambientale), la crisi del mercato dell’acciaio che rallenta la produzione e i provvedimenti del Tribunale di Taranto in merito alla situazione tecnica nell’area degli altoforni sono tra le ragioni che giustificano il recesso, stando al parere della società che si era detta pronta a investire 1,1 miliardi di euro per l’ambiente e 1,2 miliardi nella struttura.

La decisione di ArcelorMittal ha scatenato roventi polemiche politiche. Il premier Conte contesta la posizione aziendale, sulla base del fatto che a suo avviso “non c’è nessun motivo che giustifichi il recesso. La norma sullo scudo penale non era nel contratto e non può essere invocata”. Dal canto suo il Ministero dello sviluppo economico ha dichiarato che “il Governo non consentirà la chiusura” dell’immenso polo siderurgico. Intanto i vertici della multinazionale basata in Lussemburgo (è nata nel 2006 dall’acquisizione dell’europea Arcelor da parte dell’indiana Mittal Steel Company) hanno già fissato un incontro con i sindacati metalmeccanici.

Consiglio di fabbrica

Nello stabilimento siderurgico di Taranto martedì mattina si è riunito il Consiglio di fabbrica convocato d’urgenza da Fim, Fiom e Uilm lunedì sera, in seguito alla comunicazione da parte di ArcelorMittal di rescindere l’accordo per l’affitto con acquisizione delle attività di Ilva Spa e di alcune controllate. 

C’è tensione tra i lavoratori che temono immediate ripercussioni dopo l’annuncio dell’ad Lucia Morselli della progressiva sospensione della produzione, a cominciare dall’area a caldo. In attesa del confronto tra governo ed azienda si stanno valutando forme di mobilitazione.    “Siamo di fronte – dicono i segretari dei sindacati – ad un vero e proprio ricatto della multinazionale e ad una mancata programmazione di politiche industriali da parte del governo che continua a non affrontare un tema scottante come il futuro ambientale, occupazionale e industriale di Taranto e di tutto il mezzogiorno”. 

ArcelorMittal Italia ha alle dipendenze nei vari stabilimenti 10.700 lavoratori, di cui 8.200 a Taranto (di questi 1.276 attualmente sono in cassa integrazione ordinaria azero ore, a rotazione).

Ecco il servizio del TG della Radiotelevisione svizzera con i dettagli dell’accordo, la decisione della AcelorMittal e le risposte del governo italiano.

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