Navigation

La giustizia elvetica blocca il rientro in Italia dei fondi Ilva

La richiesta della procura di Milano compromessa da vizi di forma - Non provata l'origine fraudolenta

Questo contenuto è stato pubblicato il 24 novembre 2015 - 20:36

Il Tribunale penale federale di Bellinzona (TPF) ha detto no al trasferimento di circa un miliardo di euro congelato in Svizzera all'acciaieria Ilva di Taranto. Fra qualche giorno riprenderà, in Italia, il processo per disastro ambientale e sociale dell'industria italiana (implicati decine di industriali, funzionari e politici per uno scandalo di enormi proporzioni) ma secondo il TPF dare il via libera, come ha fatto la giustizia zurighese, al rientro dei fondi in Italia, come chiesto dalla magistratura di Milano, è ingiustificato.

I giudici escludono l'invio dei fondi in quanto l'origine fraudolenta degli stessi è probabile ma attualmente non provata e la richiesta italiana compromessa di vizi di forma.

Secondo i giudici elvetici, l'invio di fondi, a questo stato della vicenda, equivarrebbe a una sorta di esproprio senza giudizio penale. Gli stessi stigmatizzano il comportamento della giustizia zurighese per avere oltrepassato i limiti legali delle rogatorie internazionali. Il TPF ritiene che i beni patrimoniali sarebbero trasformati in titoli a favore di Ilva che probabilmente non avrebbero un valore corrispondente.

Red.MM/ATS/Swing

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: tvsvizzera@swissinfo.ch

Partecipa alla discussione!

Condividi questo articolo

Partecipa alla discussione!

Con un account SWI avete la possibilità di contribuire con commenti sul nostro sito web e sull'app SWI plus, disponibile prossimamente.

Effettuate il login o registratevi qui.