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Condannato l'ex generale serbo Ratko Mladic

Il tribunale penale internazionale dell'Aja per i crimini nella ex Jugoslavia ha condannato in primo grado l'ex generale Ratko Mladic all'ergastolo. L'ex comandante dell'esercito serbo bosniaco è stato riconosciuto colpevole di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità perpetrati durante la guerra in Bosnia degli anni 1992-95.

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 novembre 2017 - 11:19
tvsvizzera.it/fra con RSI
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Il giudice del Tribunale per la ex Jugoslavia leggendo la sentenza, ha detto che a Sarajevo Mladic ha portato avanti una campagna micidiale di bombardamenti e cecchini, mentre a Srebrenica ha perpetrato genocidio, persecuzione, sterminio, assassinio e atti disumani attraverso trasferimenti forzati. 

Mladic è stato riconosciuto colpevole di 10 degli 11 capi di accusa a suo carico.

Ratko Mladic eroe e criminale

Ratko Mladic, il "Boia di Srebrenica", in Bosnia-Erzegovina è più che mai viva la contrapposizione di posizioni sull'ex generale comandante delle forze serbo-bosniache: per la popolazione serba un eroe leggendario che ha difeso strenuamente il suo popolo, per i bosniaci musulmani uno dei peggiori e più feroci criminali di guerra di sempre.

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Milorad Dodik, presidente della Republika Srpska, ha detto nei giorni scorsi che Mladic fece il suo dovere di comandante militare in maniera professionale e patriottica, e che una sua condanna non farà altro che rafforzare il mito su di lui. "Ratko Mladic resta una leggenda per il popolo serbo, un uomo che mise le sue capacità umane e professionali a difesa della libertà del popolo serbo, ovunque esso fosse", ha affermato il leader serbo-bosniaco.

Sono tanti i serbi che continuano a considerare Mladic un autentico eroe. Nel suo paese natale di Bozinovic, in Bosnia, la via principale è intitolata a lui e in gran parte delle case sono in bella mostra foto e poster dell'ex generale. E in Serbia non è raro vedere in vendita in mercatini e stand per turisti magliette con il ritratto di Ratko Mladic con la scritta 'Eroe Serbo'.

Sull'altro fronte, decine di attivisti e rappresentanti delle vittime di guerra in Bosnia si sono recati all'Aja per assistere alla sentenza e urlare la propria soddisfazione al momento della prevista pesante condanna. Per questo molti osservatori ritengono che la sentenza di oggi accentuerà ulteriormente la già forte e netta contrapposizione etnica in Bosnia-Erzegovina, creando nuovi ostacoli al difficile processo di riconciliazione.

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In Serbia peraltro è viva l'attesa per la chiusura del Tpi a fine anno, un Tribunale considerato di natura politica e apertamente anti-serbo. "Non credo che il Tpi abbia contribuito alla riconciliazione, al contrario esso ha favorito un ulteriore peggioramento della situazione", ha detto di recente la premier serba Ana Brnabic. "Non si può dire - ha aggiunto - che il Tribunale dell'Aja sia stato obiettivo nei riguardi di tutte le parti coinvolte nei conflitti degli anni novanta". 

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