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Una tassa di transito per gli stranieri che attraversano la Svizzera in auto

Coda sul lago dei Quattro Cantoni in direzione della galleria del San Gottardo durante le feste di Pasqua.
Coda sul lago dei Quattro Cantoni in direzione della galleria del San Gottardo durante le feste di Pasqua. Keystone / Urs Flueeler

La Svizzera introdurrà una tassa di transito dinamica per i veicoli stranieri che attraversano il Paese da un confine all’altro senza effettuare una sosta significativa. Con questa decisione, il Consiglio federale è ora tenuto a elaborare un’apposita legge. 

Giovedì il Consiglio nazionale ha approvato con 173 voti favorevoli contro 13 la mozioneCollegamento esterno presentata dal consigliere agli Stati Marco Chiesa (UDC), già accolta all’unanimità dalla Camera alta lo scorso 25 settembre 2025. La decisione ribalta le raccomandazioni del Governo, sostenute in aula dal consigliere federale Albert Rösti, e conferma l’orientamentoCollegamento esterno della Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni del Consiglio nazionale, che il 19 gennaio scorso aveva proposto l’accoglimento dell’atto parlamentare con 16 voti favorevoli, 2 contrari e 5 astensioni.

Ora l’Esecutivo federale è formalmente incaricato di presentare un disegno di legge per l’introduzione di questa nuova tassa, i cui proventi saranno vincolati al Fondo per le strade nazionali e il traffico d’agglomerato (FOSTRACollegamento esterno).

Il servizio del TG 20.00 della RSI del 19 marzo 2026:

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Un meccanismo dinamico per disincentivare il “mero attraversamento”

La mozione approvata non prevede un semplice pedaggio forfettario, ma un sistema di road pricing sofisticato e modulabile. La tassa di transito (TT) colpirà specificamente i veicoli che entrano in Svizzera da un Paese limitrofo per proseguire verso un altro Stato confinante senza una “permanenza significativa” sul territorio elvetico. L’obiettivo primario è disincentivare l’uso della rete viaria nazionale come mero corridoio di transito, una pratica che attualmente non genera alcun valore aggiunto economico per la Confederazione, ma ne scarica tutti i costi ambientali e infrastrutturali sulle regioni attraversate. 

L’elemento più innovativo della proposta risiede nel suo carattere dinamico. L’importo della tassa varierà in funzione della densità del traffico, della fascia oraria e del giorno della settimana. In questo modo, si punta a scoraggiare l’attraversamento durante i momenti di picco – come i famigerati fine settimana festivi che paralizzano regolarmente l’asse del San Gottardo – spingendo chi viaggia a scegliere momenti meno congestionati o, in alternativa, percorsi al di fuori della Svizzera. Come ha sottolineato a più riprese il promotore Marco Chiesa, non si tratta di una misura punitiva, ma di uno strumento per adempiere a un mandato costituzionale preciso: l’articolo 84Collegamento esterno della Costituzione federale obbliga la Confederazione a proteggere la regione alpina dalle ripercussioni negative del traffico di transito, limitandone l’impatto a un livello innocuo per l’uomo e per l’ambiente. 

Il superamento delle obiezioni governative

L’approvazione da parte del Consiglio nazionale rappresenta una sconfitta politica per il ministro dei trasporti Albert Rösti e per l’intero Consiglio federale, che si erano opposti fermamente all’iniziativa. Il Governo aveva sollevato obiezioni di natura sia giuridica che pratica, pur ammettendo che la misura non violerebbe gli accordi bilaterali con l’Unione europea. L’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) disciplina il diritto di ingresso, soggiorno e lavoro, ma non il semplice transito. Inoltre l’Accordo sui trasporti terrestri (ATT) riguarda la liberalizzazione del mercato del trasporto merci e passeggeri, ma non il trasporto privato individuale. La tassa di transito, essendo esplicitamente destinata al traffico privato, non viola pertanto il principio di non discriminazione. 

Il nodo principale, secondo il Consiglio federale, risiedeva nell’articolo 82Collegamento esterno della Costituzione, che sancisce la gratuità dell’uso delle strade pubbliche. A ciò si aggiungevano le complessità amministrative: sorvegliare tutti i valichi di confine e definire in modo inequivocabile il concetto di “permanenza significativa” erano sfide che Berna giudicava quasi insormontabili. 

La maggioranza del Parlamento ha ritenuto queste obiezioni superabili e ha sottolineato in aula come la tecnologia moderna offra già soluzioni adeguate, ricordando che ben 177 valichi di frontiera sono già equipaggiati con sistemi di riconoscimento automatico delle targhe. La minoranza commissionale, preoccupata per possibili ritorsioni da parte dell’UE per “discriminazione indiretta”, non è riuscita a far breccia in un’aula decisa a cambiare rotta. Si teme inoltre che possano insorgere problemi di applicazione e un elevato onere amministrativo. 

L’urgenza delle regioni di transito

Il voto è il culmine di un malcontento che covava da anni nelle regioni maggiormente colpite dai flussi veicolari, in primis Ticino, Uri e Grigioni. Come ha sottolineato l’urano Simon Stadler, “basta trascorrere un fine settimana di punta nei pressi del San Gottardo per capire di cosa si parla: code di chilometri, tempi di attesa che superano le tre ore, e automobilisti che abbandonano l’autostrada per riversarsi sui villaggi di montagna, trasformando strade secondarie in imbuti congestionati”. 

La convergenza trasversale a sostegno della mozione dimostra come il problema sia ormai percepito come un’emergenza nazionale che travalica le divisioni partitiche. 

Non è la prima volta che il Parlamento tenta di affrontare la questione. Già nel giugno 2023, un’alleanza civica guidata dallo stesso Simon Stadler (Centro) aveva presentato una mozioneCollegamento esterno per un pedaggio dinamico limitato al solo tunnel del San Gottardo, raccogliendo un ampio sostegno popolare: un sondaggio di 20 Minuten aveva rivelato  che ben il 69% degli svizzeri e delle svizzere erano favorevoli. Quella mozione era stata respinta dal Consiglio nazionale il 6 maggio 2025, spingendo i promotori a ripresentare una proposta più ampia a livello nazionale.  

Il Canton Uri aveva persino proposto un sistema di prenotazione digitale per l’attraversamento della galleria del Gottardo, un’ipotesi anch’essa bocciata in Parlamento. Il sistema attuale, basato su una vignetta autostradale dal costo forfettario di 40 franchi all’anno, è considerato obsoleto e inadeguato a gestire la pressione crescente. 

La sfida della legge

La palla passa ora al Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC). Il Governo dovrà redigere un progetto di legge dettagliato, affrontando i nodi tecnici legati alla rilevazione dei transiti, alla definizione delle tariffe dinamiche e alla protezione dei dati personali. La tariffazione dinamica richiederà algoritmi sofisticati per calcolare in tempo reale le tariffe appropriate, e dovrà essere sviluppato un sistema che permetta di distinguere tra il traffico di transito e quello destinato al territorio svizzero, evitando di penalizzare le persone residenti e in visita che contribuiscono all’economia locale. 

Il costo per la Confederazione della nuova misura non è ancora noto, come ha dichiarato in aula Albert Rösti. “Sarà possibile quantificarlo unicamente quando la legge sarà più concreta”, ha aggiunto il consigliere federale. 

Il cammino verso l’effettiva introduzione della tassa di transito è dunque ancora lungo. Il segnale politico lanciato dal Parlamento è però inequivocabile: la Svizzera non è più disposta a fungere da corridoio gratuito d’Europa a scapito del proprio territorio e della propria popolazione. L’era dell’attraversamento a basso costo delle Alpi svizzere si avvia verso il tramonto. 

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