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Una nuova faglia preoccupa il Vallese dopo piogge estreme

La frattura principale del Fios nella Val d'Anniviers misura ora 250 metri di lunghezza e da 80 centimetri a 1 metro di larghezza.
La frattura, lunga 250 metri, sta destando preoccupazione nella regione della Val d'Anniviers. Keystone / Laura Juliano

Un anno dopo la frana di Blatten, un’altra faglia lunga 250 metri sul fianco di una montagna sta destando preoccupazione nel canton Vallese.

“La crepa si sta allargando in maniera costante: tra i due e i quattro millimetri al giorno”, spiega il geologo Michael DigoutCollegamento esterno, che monitora dallo scorso autunno l’area della cosiddetta Faille des Fios dallo scorso autunno.

Per un fenomeno geologico, si tratta di una velocità notevole. La frattura principale ha ormai raggiunto una larghezza compresa tra 80 centimetri e un metro, mentre attorno si sono aperte crepe secondarie più piccole, che si ramificano nel pendio come affluenti di un corso d’acqua.

Nello scenario peggiore, fino a 500’000 metri cubi di materiale potrebbero staccarsi e precipitare a valle, sbarrando il fiume Navizence e causando allagamenti a Chippis, Comune di 1’500 abitanti nella pianura del Rodano.

>>Un breve video della Radiotelevisione svizzera di lingua francese RTS mostra la “Faille des Fios”:

Pur trattandosi di un volume molto inferiore rispetto alla gigantesca frana dello scorso anno a Blatten o a quella di Randa nel 1991, ci si trova “comunque di fronte a una quantità considerevole di materiale e a un rischio potenzialmente significativo di reazioni a catena”, osserva Raffaelle SpielmannCollegamento esterno, geologo ingegnere presso il Politecnico federale di Zurigo (ETHZ).

A Blatten, tra i nove e i dieci milioni di metri cubi di roccia, fango, ghiaccio e detriti hanno cancellato l’abitato nella valle della Lötschental. A Randa, due imponenti crolli rocciosi sopra il paese hanno fatto cadere a valle quasi 30 milioni di metri cubi di materiale, seppellendo le vie ferroviarie e stradali verso Zermatt e sbarrando il corso del fiume locale.

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Sebbene la faglia in Val d’Anniviers, nei pressi di Chippis, non comporti al momento un rischio imminente di collasso, la situazione potrebbe evolvere con l’inizio dello scioglimento delle nevi alle quote più elevate. In via precauzionale, le autorità hanno già approntato un piano di evacuazione d’emergenza e riservato posti nei rifugi della protezione civile per la popolazione di Chippis.

“Non abbiamo certezze su come evolverà la situazione. Per preparare piani di emergenza ed evacuazione siamo obbligati a basarci sullo scenario peggiore”, afferma Digout. “Ma sulla base di quanto osserviamo attualmente, sembra più probabile che la massa si muova a tappe, in fasi successive”.

Secondo gli esperti e le esperte, la frattura si sarebbe sviluppata in seguito alle precipitazioni eccezionali e alle inondazioni del 2018 e del 2024. Le piene hanno eroso di diversi metri l’alveo del Navizence, eliminando il sostegno alla base del pendio. Priva di un appoggio solido, la roccia sovrastante ha iniziato a muoversi, causando la formazione della crepa, spiega Digout.

Vista aerea della fenditura nella montagna e del fiume Navizence in Val d'Anniviers.
Vista aerea della fenditura nella montagna e del fiume Navizence in Val d’Anniviers. Communes d’Anniviers et Chipplis

In questo caso le piogge giocano un ruolo duplice, sottolineano le e gli specialisti. Da un lato sono responsabili delle inondazioni iniziali che hanno destabilizzato la sponda del Navizence; dall’altro, l’acqua piovana e lo scioglimento della neve che penetrano nelle fessure contribuiscono a rendere il pendio ancora più instabile.

Pressioni crescenti di un clima che cambia

Nei prossimi anni, con l’intensificarsi delle precipitazioni estreme legate al cambiamento climatico, fenomeni naturali come frane e inondazioni sono destinati a diventare sempre più frequenti nelle Alpi.

In Svizzera gli episodi di pioggia intensa si verificano già oggi con maggiore frequenza e violenza rispetto all’inizio del XX secolo, stando agli esperti. Una valutazione nazionale dei rischi climatici pubblicata lo scorso anno avverte che il Paese dovrà prepararsi a precipitazioni più abbondanti in tutte le stagioni, man mano che il riscaldamento globale alimenta l’aumento della frequenza e dell’intensità dei rovesci violenti.

Lo studioCollegamento esterno, condotto dall’Ufficio federale di meteorologia e climatologia insieme all’ETHZ, stima che questi eventi potrebbero diventare fino al 30% più intensi. Le piogge tendono inoltre a concentrarsi in intervalli di tempo sempre più brevi, accrescendo il rischio di piene improvvise, colate detritiche e frane. Un’aria più calda gioca un ruolo determinante: per ogni grado di aumento della temperatura, l’atmosfera è in grado di trattenere dal 6 al 7% di vapore acqueo in più, rendendo i temporali potenzialmente molto più violenti.

Uno sguardo al futuro

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“È difficile dirlo con certezza, ma stiamo assistendo a inondazioni sempre più rilevanti e a piogge estive nettamente più intense”, osserva Digout. “Le piene stanno diventando più frequenti e più forti. Non disponiamo ancora di una prospettiva di lungo periodo sufficiente per trarre conclusioni definitive, ma è innegabile che negli ultimi anni questi eventi si siano moltiplicati”.

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La Faille des Fios non è l’unico settore della valle a mostrare segni di instabilità: sono state individuate tra 20 e 25 altre zone lungo il corso del Navizence in cui il terreno è in movimento o soggetto a erosione.

“Esistono diversi siti simili nella valle, ma questo è senza dubbio il più critico a causa della quantità di materiale”, spiega Digout.

Da parte sua, Philippe Bianco, co-direttore della società di ingegneria vallesana Idealp, ha dichiarato al quotidiano Le Nouvelliste che il suo team osserva un aumento di questi fenomeni, una tendenza che, a suo giudizio, “non potrà che intensificarsi”. A suo giudizio, questa evoluzione è legata al cambiamento climatico, responsabile di precipitazioni più abbondanti che aumentano la pressione sui versanti montani e favoriscono i cedimenti dei pendii.

Jacob HirschbergCollegamento esterno, ingegnere ambientale all’ETHZ, sottolinea che nessun singolo evento legato alle precipitazioni può essere attribuito direttamente al cambiamento climatico. Condivide tuttavia l’idea che episodi estremi di questo tipo stiano diventando sempre più frequenti.

“Gli eventi di pioggia estrema sono destinati ad aumentare. Ma soprattutto in montagna i fattori scatenanti possono essere più complessi, con una combinazione di scioglimento della neve e precipitazioni”, aggiunge. Per concludere: “Mi aspetto che anche nel caso della Faille des Fios lo scioglimento della neve possa giocare un ruolo”.

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Articolo a cura di Gabe Bullard/Veronica De Vore

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