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Pompieri per dovere, non per mestiere: il segreto – e le crepe – del sistema svizzero 

L'abbraccio dei pompieri intervenuti a Crans-Montana.
L'abbraccio dei pompieri intervenuti a Crans-Montana. Keystone / Alessandro Della Valle

In Svizzera il 98% del corpo pompieri è costituito da cittadini e cittadine di milizia: artigiani, impiegate e agricoltori e agricoltrici che lasciano il lavoro per correre a spegnere un incendio. Un dovere civico, spesso obbligatorio, che svela un modello di Stato basato sulla partecipazione attiva dei suoi abitanti. 

C’è un’immagine che, più di ogni altra, racconta il dolore e la forza di una comunità di fronte all’inimmaginabile: l’abbraccio circolare dei pompieri di Crans-Montana, pochi giorni dopo essere intervenuti nell’inferno del bar Le Constellation nella tragica notte di Capodanno.  

Quegli uomini e quelle donne, stretti l’uno all’altro per sostenersi, non sono dei professionisti stipendiati dallo Stato. Sono, per la maggior parte, cittadini comuni, pompieri di milizia. 

La tragedia di Crans-Montana ha gettato una luce diversa su uno dei pilastri più particolari e meno compresi della Svizzera: il sistema di milizia. Come ha sottolineato Roland Farrer, presidente della Federazione svizzera dei pompieriCollegamento esterno e contadino di professione, il supporto psicologico per questi volontari sarà una necessità a lungo termine. Perché quando l’allarme cessa, loro non tornano in caserma, ma alla loro vita di tutti i giorni, portando con sé il peso di ciò che hanno visto. Questo episodio offre a un osservatore non svizzero la chiave per comprendere un intero Paese. 

Intervista al comandante dei pompieri di Crans-Montana:

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La sicurezza come dovere civico

Per capire la Svizzera, bisogna partire da qui: il servizio antincendio non è primariamente un lavoro, ma un dovere. Circa il 98% dei pompieri del Paese sono volontari che prestano servizio per la loro comunità. Solo una piccola frazione (l’1,5%) è costituita da professionisti, concentrati nelle grandi città o in siti strategici come gli aeroporti o la galleria autostradale e ferroviaria del San Gottardo. 

In molti Cantoni vige un vero e proprio obbligo di servizio per i cittadini (uomini e donne) di una certa fascia d’età. Chi non può o non vuole partecipare attivamente è tenuto al pagamento di una tassa sostitutiva, un contributo finanziario che sottolinea il carattere universale di questo dovere civico. 

L’organizzazione è un esempio di federalismo in azione. Il cuore del sistema è a livello comunale: ogni Comune, o consorzio di Comuni, gestisce il proprio corpo pompieri, responsabile del primo intervento. A livello cantonale si definiscono le leggi, gli standard per la formazione e si gestiscono centri di rinforzo con mezzi specializzati (ad esempio per incidenti chimici).  

Infine, a livello federale, la Coordinazione svizzera dei pompieri (CSPCollegamento esterno) e la Federazione svizzera dei pompieri (FSP) definiscono la strategia nazionale e coordinano la formazione superiore. È una piramide che garantisce capillarità e prontezza, basandosi sulla conoscenza del territorio dei militi locali. 

Il modello italiano 

Per fare un esempio, il modello italiano rappresenta l’esatto opposto di quello svizzero. Il servizio antincendio è affidato al Corpo nazionale dei vigili del fuocoCollegamento esterno, una struttura professionale e centralizzata che dipende dal Ministero dell’Interno. È composto da circa 40’000 professionisti a tempo pieno, assunti tramite concorso pubblico nazionale e con uno stipendio fisso. L’organizzazione è piramidale, con una catena di comando che va dal livello nazionale a quello locale, garantendo standard uniformi su tutto il territorio.  

Esiste anche in Italia una componente volontaria, ma ha un ruolo marginale e di supporto, a differenza della Svizzera dove il volontariato di milizia è il pilastro del sistema. 

La politica part-time 

Lo stesso principio si estende anche alla politica. Mentre nel resto d’Europa la politica è una carriera a tempo pieno, in Svizzera, a livello comunale e cantonale ma anche a livello federale, è un’attività di milizia. Si stima che poco più di 100’000 persone ricoprano una carica politica a tutti i livelli, e la stragrande maggioranza di esse lo fa a titolo volontario. Il sindaco di un piccolo Comune, i membri del Municipio, i deputati di un Parlamento comunale, cantonale e federale sono cittadini che, terminato il loro lavoro, dedicano serate e fine settimana alla gestione della Cosa pubblica, ricevendo indennità modeste che non possono essere considerate uno stipendio. 

Le radici di questo approccio affondano nelle LandsgemeindeCollegamento esterno, le antiche assemblee medievali dove i cittadini si riunivano in piazza per decidere per alzata di mano, una forma di democrazia diretta che sopravvive ancora oggi nei cantoni di Appenzello Interno e Glarona. In alcuni Cantoni, addirittura, sopravvive l’obbligo di accettare una carica locale, con multe salate per chi rifiuta, a testimonianza dell’idea che il servizio pubblico sia un dovere prima che una scelta. 

L’esercito dei cittadini 

L’espressione più antica e conosciuta del sistema di milizia è, naturalmente, l’esercito. Ispirato al principio romano dell’identità tra cittadino e soldato, l’esercito svizzero è composto da cittadini che, dopo una scuola reclute di 18 settimane, vengono richiamati per corsi di aggiornamento periodici.  

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L’obbligo di servizio è sancito dalla Costituzione per tutti i cittadini maschi, mentre le donne possono arruolarsi volontariamente. La durata totale del servizio varia in base al grado: un soldato semplice presta alla Confederazione 245 giorni, un sergente 440, mentre un ufficiale subalterno arriva a 680 giorni distribuiti su diversi anni.  

Vige poi la prassi di conservare l’arma personale a casa, fatto che simboleggia la profonda fiducia tra Stato e cittadino. Fino al 2007 i militi conservavano anche le munizioni a domicilio, una tradizione oggi rivista per ragioni di sicurezza ma che racconta molto dell’identità nazionale.  

Un modello sotto pressione 

Il sistema di milizia non è immune da critiche. Le sfide del presente – orari di lavoro più densi, mobilità, cambiamenti nei valori e nella percezione del dovere civico – hanno ridotto la disponibilità a prendere incarichi a tempo parziale. Lo spopolamento delle valli, come sottolinea il presidente della Federazione svizzera dei pompieri Farrer, rende sempre più difficile trovare persone disposte a impegnarsi nei piccoli comuni. Una ricerca accademicaCollegamento esterno mostra che le motivazioni al servizio si sono spostate, in parte, da un patriottismo doverista a una valutazione più pragmatica di costi e benefici. 

Altro punto critico, la selettività sociale e i costi nascosti. Il sistema non è equo come sembra. Richiedendo grande disponibilità di tempo e risorse, finisce per favorire chi ha un lavoro flessibile, un reddito sicuro o un datore di lavoro compiacente. Questo crea una barriera all’ingresso per molte categorie sociali, rischiando di rendere la politica di milizia un privilegio per pochi. Inoltre, sebbene i costi diretti siano contenuti, quelli indiretti per l’economia (datori di lavoro che devono rinunciare a dipendenti per i corsi di ripetizione o per i mandati politici) sono significativi. 

Da ultimo, in un mondo sempre più complesso, sorgono dubbi sull’efficacia del modello. Un esercito di milizia è davvero adeguato a fronteggiare minacce come la guerra ad alta tecnologia o il terrorismo? E un politico part-time ha le competenze e il tempo per gestire dossier complessi come la pianificazione energetica o la digitalizzazione? La crescente complessità dei compiti spinge verso una maggiore specializzazione, mettendo in discussione l’idea che ogni cittadino possa, con la sola buona volontà, ricoprire qualsiasi carica. 

L’essenza di un Paese 

Nonostante le evidenti criticità, il modello per ora resiste. “Finora siamo riusciti a gestire tutte le operazioni con il sistema di milizia”, afferma Farrer, convinto che si troverà sempre gente disposta ad aiutare.  

Il sistema di milizia rappresenta l’essenza di un patto di fiducia: quello tra uno Stato che conta sui suoi cittadini e dei cittadini che si assumono la responsabilità di farlo funzionare. È un modello che dialoga con gli altri pilastri del sistema svizzero – federalismoCollegamento esternodemocrazia direttaCollegamento esternoconcordanza – e che rende la Svizzera profondamente diversa dal resto d’Europa.  

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