Partiti e gruppi parlamentari: come si finanzia la politica svizzera
Nel 2025 nove partiti svizzeri hanno dichiarato entrate per 24,6 milioni di franchi, un milione in meno rispetto all’anno precedente. La Confederazione non versa un finanziamento ordinario diretto ai partiti, ma sostiene i gruppi parlamentari con 7,43 milioni annui. In Italia, accanto a donazioni e quote, operano il due per mille dell’IRPEF e quasi 53 milioni di euro destinati ai gruppi.
Il Partito socialista svizzero (PS) resta la formazione con le entrate dichiarate più elevate. Nel complesso, i nove partiti che hanno trasmesso i dati per il 2025 hanno indicato finanziamenti per 24,6 milioni di franchi, circa un milione in meno rispetto ai 25,6 milioni dell’anno precedente.
I dati, pubblicati il 31 agosto dal Controllo federale delle finanzeCollegamento esterno (CDF), riguardano le sezioni nazionali dei partiti rappresentati nell’Assemblea federale. Il PS guida la classifica con 7,9 milioni di franchi, seguito dal Partito liberale radicale (PLR) con 4,8 milioni, dall’Unione democratica di centro (UDC) con 3,8 milioni e dal Centro con 2,7 milioni. Verdi e Verdi liberali hanno dichiarato rispettivamente 1,8 e 1,2 milioni; Unione democratica federale (UDF), Partito evangelico svizzero (PEV) e Mouvement Citoyens Genevois restano sotto il milione. Alla data di pubblicazione, la Lega dei Ticinesi non aveva ancora trasmesso i dati relativi al 2025 e non figura quindi tra i partiti inclusi nel conteggio complessivo delle entrate dichiarate.
Una fotografia utile, ma non dell’intera politica
Per molti anni la Svizzera non ha avuto regole federali sulla trasparenza del finanziamento politico. Il nuovo sistema è stato applicato per la prima volta in occasione delle elezioni federali del 2023 e impone la pubblicazione delle principali fonti di entrata dei partiti rappresentati nell’Assemblea federale.
Le dichiarazioni devono indicare le entrate dell’anno precedente, i contributi versati da eletti e titolari di mandato e le donazioni – comprese quelle in natura – da 15’000 franchi in su per donatore e per anno. Le donazioni anonime o provenienti dall’estero sono, in linea generale, vietate.
Le regole federali sulla trasparenza non hanno però chiuso il dibattito. Diverse organizzazioni impegnate contro la corruzione e alcuni osservatori ritengono che la soglia di pubblicazione delle donazioni, fissata a 15’000 franchi, resti elevata e che l’esclusione delle sezioni cantonali e comunali lasci scoperta una parte importante del finanziamento politico.
Il CDF verifica che le dichiarazioni siano complete e presentate entro i termini ed effettua controlli a campione sulla correttezza delle informazioni. Per il 2025 ha sottoposto a controllo materiale quattro partiti, per un volume di entrate di 15,5 milioni di franchi, pari al 63% del totale dichiarato. Le violazioni degli obblighi di comunicazione possono essere segnalate alle autorità di perseguimento penale e punite con una multa fino a 40’000 franchi.
Il registro federale, tuttavia, non fotografa l’intero flusso di denaro che alimenta la politica svizzera. Raccoglie liberalità, quote dei membri, contributi legati ai mandati e ricavi da manifestazioni, vendita di beni o servizi delle sezioni nazionali, ma non comprende i finanziamenti delle articolazioni cantonali e comunali. In un Paese federale è un limite rilevante: una parte significativa di quote, donazioni e attività di raccolta fondi passa proprio attraverso le sezioni territoriali.
Il CDF invita quindi a leggere i dati con cautela: fotografano le entrate annuali delle sezioni nazionali, non il patrimonio dei partiti né il finanziamento complessivo della politica svizzera.
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Il sostegno pubblico passa dai gruppi parlamentari
A livello federale la Confederazione non versa un finanziamento ordinario diretto ai partiti per la loro attività generale. Il principale sostegno pubblico direttamente legato alla rappresentanza politica è invece destinato ai gruppi parlamentari.
L’ordinanza federaleCollegamento esterno stabilisce una formula semplice: 144’500 franchi di contributo di base per gruppo, più 26’800 franchi per ciascun membro delle due Camere. I gruppi devono inoltre presentare, entro la fine di marzo, un rendiconto sull’impiego delle somme ricevute nell’esercizio precedente.
Applicando questa formula alla composizione rilevata il 31 agosto 2026, il finanziamento complessivo ammonta a 7,433 milioni di franchi all’anno. Il Gruppo UDC, il più numeroso con 74 membri, riceve circa 2,128 milioni; il Gruppo verde liberale, con 12 membri, circa 466’000 franchi.
Ripartito teoricamente sui 245 membri appartenenti a un gruppo parlamentare, il finanziamento equivale a poco più di 30’000 franchi annui per parlamentare. Si tratta tuttavia di un calcolo puramente illustrativo: le risorse sono versate ai gruppi e finanziano personale, segreterie e attività di supporto all’attività parlamentare.
L’Italia: niente più rimborsi diretti, ma il due per mille pesa
A differenza della Svizzera, dove a livello federale non esiste un meccanismo che consenta ai contribuenti di destinare una quota delle proprie imposte ai partiti, l’Italia prevede una forma di sostegno pubblico indiretto espressamente rivolta alle organizzazioni politiche.
Dal 2014, con il superamento del tradizionale finanziamento pubblico diretto, il sistema italiano combina donazioni private, quote associative e contributi degli eletti con due forme di sostegno pubblico: il due per mille dell’IRPEFCollegamento esterno destinato ai partiti e le dotazioni attribuite ai gruppi parlamentari.
Il Parlamento pubblicaCollegamento esterno gli statuti e i rendiconti dei partiti iscritti nel registro nazionale, nonché le contribuzioni superiori a 500 euro annui. Dal 2019, in determinate circostanze, gli obblighi di trasparenza si estendono anche a fondazioni, associazioni e comitati politicamente collegati.
Con il due per mille, il contribuente può destinare lo 0,2% dell’IRPEF a un partito ammesso: non è un’imposta aggiuntiva, ma una scelta sulla destinazione di una quota dell’imposta. Nei dati resi pubblici dal Ministero dell’Economia e delle finanze il 27 gennaio 2026 – dichiarazioni 2025, relative ai redditi 2024 – le scelte valide sono state 2’216’663, pari al 5,21% dei 42,57 milioni di contribuenti considerati. L’importo complessivo spettante ammonta a 32,584 milioni di euro.
Il Partito democratico è il principale beneficiario, con 10,571 milioni di euro, davanti a Fratelli d’Italia con 6,618 milioni e al Movimento 5 Stelle con 3,171 milioni. La differenza con la Svizzera non è soltanto nell’ordine di grandezza: il due per mille attribuisce risorse alle organizzazioni di partito riconosciute, mentre a Berna il sostegno pubblico federale è concentrato sui gruppi parlamentari.
I gruppi italiani: quasi 53 milioni di euro l’anno
Anche in Italia gruppi parlamentari e partiti non coincidono sul piano giuridico e contabile. Alla Camera dei deputati i gruppi ricevono un contributo annuo “unico e onnicomprensivo”, commisurato alla loro consistenza numerica e destinato esclusivamente all’attività parlamentare, allo studio, all’editoria, alla comunicazione, alle strutture e al personale.
Al Senato il contributo è anch’esso proporzionale al numero dei membri, ma prevede una dotazione minima per garantire il funzionamento dei gruppi più piccoli. Le risorse possono finanziare anche le attività politiche connesse a quella parlamentare.
Nei documenti di bilancio più recenti, la Camera stanzia 30,870 milioni di euro l’anno e il Senato 22,120 milioni: in totale 52,990 milioni di euro. Il riparto dipende dalla consistenza dei gruppi e dalle decisioni degli organi di presidenza delle due Camere; non esiste quindi una quota uguale per ogni partito.
Il confronto va letto con cautela
I dati non sono direttamente sovrapponibili: Svizzera e Italia hanno Camere di dimensioni diverse, ordinamenti differenti e valute diverse. Il confronto, però, mette in luce due modelli distinti.
In Svizzera il sostegno pubblico federale è concentrato sui gruppi parlamentari, mentre le entrate delle sezioni nazionali dei partiti dipendono soprattutto da risorse private e associative. In Italia, oltre alle dotazioni per i gruppi, i partiti possono accedere al due per mille dell’IRPEF, una forma di sostegno pubblico indiretto.
In entrambi i Paesi resta essenziale distinguere tra le risorse destinate all’attività delle formazioni politiche e quelle attribuite ai loro rappresentanti nelle istituzioni. Ma è proprio in questa distinzione che emergono le differenze tra i due sistemi.
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