Le banche svizzere sono ancora un rifugio per denaro sporco o hanno fatto pulizia?
Possedere un conto bancario in un istituto elvetico continua a evocare, in molti Paesi, immagini di traffici opachi e ricchezze nascoste. Negli ultimi decenni, però, il settore ha conosciuto profonde riforme.
Per molto tempo, divulgare informazioni sui fondi depositati nelle banche del Paese è stato considerato un reato in Svizzera. Non si poteva sapere se una persona era cliente o meno, né tantomeno qual era l’avere di un conto, il suo numero o le transazioni che vi venivano effettuate.
Le pressioni esercitate a livello internazionale da diversi Governi e a livello locali da alcune organizzazioni preoccupate per la criminalità, la corruzione o il terrorismo hanno portato all’adozione di diverse riforme.
Quanto sono ancora segrete le banche svizzere?
L’articolo 47Collegamento esterno della Legge federale sulle banche e sulle casse di risparmio, risalente al 1934, stipula che è un reato divulgare informazioni relative ai conti bancari, anche alle autorità svizzere. Solo nel caso in cui un cliente sia già sospettato di reati quali l’evasione fiscale o il riciclaggio di denaro, la banca è tenuta a segnalarlo alle autorità.
Gli Stati esteri possono chiedere assistenza alla Svizzera in questi casi, nonché per questioni legate a corruzione e terrorismo, ma la procedura è spesso lenta e giuridicamente complessa.
Chi contravviene a questa norma è passibile di una pena detentiva fino a cinque anni e di una multa fino a 250’000 franchi.
Un caso emblematico risale al 2008, quando Hervé Falciani, un analista informatico di nazionalità francese impiegato la filiale svizzera di HSBC, sottrasse dati riservati relativi a oltre 106’000 clienti di più di 200 Paesi.
Le autorità elvetiche lo accusarono di aver tentato di vendere le informazioni, mentre lui affermò che voleva denunciare un fenomeno di evasione fiscale diffusa. La fuga di notizie rivelò come la filiale svizzera di HSBC avesse aiutato clienti facoltosi a nascondere milioni di dollari e a sottrarsi alle imposte nei rispettivi Paesi.
Nel 2015 un tribunale svizzero ha condannato Falciani in contumacia a cinque anni di carcere. L’uomo è tuttavia rimasto in libertà, dopo che Francia e Spagna hanno rifiutato l’estradizione.
Nello stesso anno la Svizzera ha ulteriormente rafforzato l’articolo 47, ampliando la responsabilità penale per la divulgazione di notizie.
Più volte è stato segnalato che queste modifiche si scontrano con la libertà di stampa, poiché rischiano di colpire informatori e giornalisti anche quando le informazioni diffuse sono vere e di interesse pubblico.
Nel 2025, gli uffici e l’abitazione del giornalista svizzero Lukas Hässig sono stati perquisiti quasi dieci anni dopo una sua inchiesta sull’ex direttore della banca Raiffeisen, Pierin Vincenz, e su un consulente. Il Tribunale cantonale di Zurigo intende processarlo per presunto uso di informazioni confidenziali e violazione del segreto bancario, secondo quanto riferitoCollegamento esterno dallo stesso Hässig.
Sulla vicenda è intervenuta anche la Federazione europea dei giornalisti. “Chiediamo alle autorità svizzere di ritirare le accuse contro Hässig e di restituire il materiale di lavoro confiscato”, ha dichiarato Ricardo GutiérrezCollegamento esterno, segretario generale dell’organizzazione. “Chiediamo inoltre una riforma del segreto bancario affinché sia conforme agli standard europei in materia di libertà di espressione e di stampa e a quelli di una democrazia come la Svizzera”.
Cosa ha fatto la Svizzera per diventare più trasparente?
Dopo la crisi finanziaria del 2008 e la successiva recessione, i Paesi occidentali hanno esercitato forti pressioni sui paradisi fiscali, tra cui la Svizzera, per smantellare il segreto bancario.
Nel 2009 UBS, la principale banca del Paese, è stata costretta a pagareCollegamento esterno 780 milioni di e a consegnare agli Stati Uniti i dati di circa 4’450 clienti, dopo aver ammesso di aver aiutato a occultare patrimoni al fisco. È stata la prima volta che un istituto svizzero, dopo il via liberaCollegamento esterno del Governo e del Parlamento elvetici, ha fornito informazioni di tale portata a uno Stato estero.
La Confederazione è stata inoltre tra i principali bersagli del Foreign Account Tax Compliance Act (FATCA), legge statunitense del 2010 che impone agli istituti finanziari stranieri di comunicare all’Internal Revenue Service (l’amministrazione fiscale USA) i dati sui conti detenuti da cittadini americani. Il Paese ha aderito formalmenteCollegamento esterno all’accordo nel 2014.
Nello stesso anno, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha introdotto il Common Reporting StandardCollegamento esterno (CRS) per lo scambio automatico di informazioni finanziarie. La Svizzera vi ha aderito tre anni più tardi e ha iniziato a trasmettere dati nel 2018.
Il rischio, in caso di rifiuto, era quello di essere inseriti in liste nere come centro finanziario non cooperativo, con conseguenze sui mercati dei capitali e sugli accordi fiscali bilaterali. Il CRS ha segnato la fine del principio svizzero di non condividere informazioni bancarie con altri Stati.
Le banche devono ora comunicare alle autorità fiscali della Confederazione i dati dei conti di cittadini o persone residenti di oltre 120 Paesi con cui esiste un accordo di scambio automaticoCollegamento esterno; tali informazioni vengono poi trasmesse alle autorità fiscali dei rispettivi Stati.
Nel 2026 la Svizzera prevede inoltre di rafforzare le norme antiriciclaggio, creando un registro dei titolari effettivi di patrimoni detenuti tramite società di comodo. Transparency International segnala però la presenza di importanti lacune nelle riforme.
Come si colloca la Svizzera rispetto ad altri Paesi?
Nonostante le riforme, la Svizzera continua a registrare risultati modesti in termini di trasparenza rispetto ad altri Paesi.
Nella classifica del 2025Collegamento esterno stilata dal Tax Justice Network, che ha preso in esame 141 paesi, la Svizzera risulta al secondo posto per quanto concerne il segreto bancario. Solo gli Stati Uniti fanno peggio nella classifica stilata dall’organizzazione con sede nel Regno Unito.
Sebbene l’Associazione svizzera dei banchieri sostenga che i propri membri rispettino tutte le normative internazionali, voci critiche ritengono che le riforme non siano sufficienti. Diversi scandali legati a fughe di dati, come i Pandora Papers del 2021 e le inchieste Suisse Secrets del 2022, hanno alimentato le preoccupazioni.
L’organizzazione non governativa Alliance Sud asserisce che le autorità “continuano, con ogni mezzo, a difendere la piazza finanziaria locale come punto di riferimento per oligarchi, polo di banche private legate al crimine e spazio protetto per consulenti finanziari opachi”.
Nello stesso tempo, per le persone che risiedono in Svizzera il segreto bancario è sempre in vigore. Le banche non possono trasmettere informazioni alle autorità fiscali elvetiche.
Gli operatori finanziari e alcuni politici temono che una maggiore trasparenza renda il settore della gestione patrimoniale meno competitivo rispetto a piazze emergenti in Asia o Medio Oriente. Secondo il Global Wealth Report 2026 di Boston Consulting Group, Hong Kong ha superato la Svizzera diventando il principale hub mondiale per la gestione patrimoniale transfrontaliera.
Altri ritengono invece che il rischio reputazionale legato all’associazione con la corruzione sia troppo elevato.
Durante l’elaborazione delle nuove norme antiriciclaggio, Transparency International ha avvertito del rischio che sussistano “gravi lacune”, sottolineando che le pressioni delle lobby finanziarie non dovrebbero indebolire le riforme.
“La Svizzera si trova a un punto cruciale”, ha dichiarato Maira Martini, responsabile dell’organizzazione. “Deve decidere se procedere rapidamente con le riforme contro il riciclaggio oppure continuare a essere una delle principali destinazioni globali per il denaro sporco”.
Articolo a cura di Tony Barrett/vm/ts
Traduzione di Daniele Mariani
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