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La Svizzera, un Paese di escursionisti

montagne
Attimi di poesia sopra l'Oeschinensee, nell'Oberland bernese. Keystone / Anthony Anex

Nella Confederazione una persona su due cammina regolarmente. Seppur in leggera perdita di velocità rispetto ad altre attività, l’escursionismo si conferma lo sport numero uno, stando all’ultimo rapporto dell’Ufficio federale dello sport.

Provate a fare questa esperienza: in una giornata di bel tempo, recatevi di buon’ora in una stazione ferroviaria di una città svizzera. Siamo pronti a scommettere che tra la folla individuerete quasi certamente un gruppo più o meno folto di persone sorridenti con scarponi ai piedi, zaino in spalla e bastoncini pieghevoli. Direzione: qualche località alpina, le più dolci montagne del Giura o qualsiasi altro luogo dove si può essere a contatto con la natura.

Da decenni l’escursionismo è la principale attività sportiva degli svizzeri e delle svizzere e questo primato trova conferma anche nell’ultimo rapportoCollegamento esterno pubblicato martedì dall’Ufficio federale dello sport (UFSPO), che dall’inizio del millennio svolge ogni sei anni un ampio sondaggio per valutare il rapporto della popolazione con lo sport.

Sulle 14’121 persone intervistate, il 49% ha dichiarato di praticare l’escursionismo. Rispetto al precedente rilevamento del 2020, il dato ha registrato un calo del 7,9%, ma questo sport rimane di gran lunga il più gettonato. Ad esempio il ciclismo, che giunge in seconda posizione, è praticato da una persona su tre.

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La diminuzione delle persone attive è in parte compensata dalla crescita della frequenza. “Se nel 2020 l’escursionismo era praticato 15 giorni all’anno, oggi la media si attesta a 20 giorni all’anno”, si legge nel rapporto.

>>> Il servizio del TG sul rapporto dell’UFSPO pubblicato martedì:

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Uno sport per vecchi?

Dallo studio dell’UFSPO emerge anche un altro dato interessante. L’escursionismo ha spesso un po’ un’immagine di “sport per vecchi”. Non è del tutto un cliché. L’età media di chi pratica questa attività è di 52 anni, a fronte dei 42 per il jogging, dei 41 per la muscolazione o dei 35 per il calcio.

Inoltre, “l’escursionismo continua a guadagnare popolarità con l’avanzare dell’età e la sua pratica inizia a diminuire solo a partire dai 74 anni”, mentre per jogging e allenamento della forza più l’età avanza e più il calo delle persone praticanti è accentuato.

Tuttavia, anche considerando solo la categoria d’età tra 15 e 29 anni, camminare rimane tra le attività più popolari: è praticata dal 36% delle donne e dal 27% degli uomini.

Contrariamente all’evoluzione registrata tra il 2000 e il 2020, negli ultimi sei anni non si è assistito a un ulteriore aumento del numero di persone che praticano regolarmente un’attività sportiva.

Il 52% della popolazione pratica sport molto attivamente, diverse volte alla settimana per almeno tre ore complessive. Il 17% almeno una volta a settimana, per due o più ore, mentre il 9% almeno una volta a settimana, ma per meno di due ore. Il 9% fa invece movimento in modo irregolare e/o raramente. Infine, il 17% si definisce inattivo.

Nel confronto a livello europeo, la Svizzera figura tra i Paesi più sportivi. Solo in Svezia e in Finlandia i dati sono più elevati.

Per quanto concerne l’Italia, il 3% dichiara di praticare attività sportive ogni giorno o quasi, il 31% almeno una volta alla settimana e il 10% meno di una volta. Il 51% afferma invece di non fare mai sport.

Il boom del periodo interbellico

Come si spiega questa passione della popolazione svizzera per l’escursionismo? Secondo Philippe VonnardCollegamento esterno, storico e specialista dello sviluppo dello sport e del turismo in Svizzera, bisogna risalire al periodo tra le due guerre mondiali. “È una storia strettamente legata al turismo”, spiega Vonnard alla trasmissione radiofonica ForumCollegamento esterno della RTS.

Le basi vengono gettate nella seconda metà del XIX secolo, con lo sviluppo del turismo nelle Alpi e la fondazione del Club alpino svizzero nel 1863. Poi, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, l’escursionismo assume una posizione centrale nei movimenti giovanili nascenti, ad esempio quello dei Wandervogel (“uccelli migratori”), fondato in Germania e molto diffuso anche nelle scuole della Svizzera tedesca.

due giovani donne
Un’immagine del 1939. Photopress-Archiv / Str

“La vera istituzionalizzazione dell’escursionismo in Svizzera risale però soprattutto del periodo interbellico”, osserva Vonnard.

Turismo, ma non solo

Questo per una congiunzione di fattori. Con gli strascichi della Prima guerra mondiale e la crisi degli anni Trenta, il settore turistico svizzero, che fino al 1914 attira soprattutto una clientela molto benestante, deve cercare nuovi sbocchi. “Bisognava trovare un nuovo pubblico, cercare di raggiungere la popolazione svizzera nel suo insieme. L’escursionismo era un buono strumento, perché buona parte della popolazione non aveva i mezzi per permettersi i palace”, spiega lo storico dell’Università di Friburgo.

Il boom dell’escursionismo, e più in generale delle attività sportive, è legato anche a ragioni ideologiche. Con l’ascesa dei fascismi si diffonde infatti l’idea di rigenerare fisicamente e moralmente la popolazione. “In Svizzera viene promosso il concetto della difesa spiritualeCollegamento esterno del Paese”, spiega Vonnard. “L’escursionismo s’inserisce perfettamente in questa visione, perché consente a una parte della popolazione di conoscere meglio il proprio Paese. Da qui il legame con la geografia nazionale e con i grandi miti fondativi della Svizzera, che possono essere scoperti e valorizzati camminando”.

Nel 1934 viene fondata la Federazione svizzera del turismo pedestre – oggi Sentieri SvizzeriCollegamento esterno – che si adopera per valorizzare i benefici dell’escursionismo e sviluppa una capillare rete di sentieri in tutto il Paese.

Sentieri nella Costituzione

Una rete che continua a espandersi nel corso degli anni e che oggi si snoda per oltre 65’000 chilometri, costellati da circa 50’000 cartelli segnaletici. La manutenzione, che costa in media 800 franchi all’anno per chilometro, è assicurata da circa 2’000 volontari e volontarie.

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cartelli in montagna che indica vari sentieri

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Nel Secondo dopoguerra, con la diffusione dell’automobile, la rete sentieristica si trova improvvisamente sotto pressione. Diversi tratti vengono sacrificati all’espansione delle infrastrutture stradali e coperti dall’asfalto.

La reazione, però, non si fa attendere. L’impulso, come spesso accade in Svizzera, arriva da un’iniziativa popolare, denominata “Per l’incremento di sentieri e viottoli”. Nonostante le resistenze del Governo, il Parlamento elabora un controprogetto indiretto, che nel 1979 ottiene il sostegno di quasi il 79% dell’elettorato.

Da allora la tutela della rete sentieristica è sancita dalla Costituzione federale, una “particolarità unica al mondo”, sottolinea Philippe Vonnard. Dal 1985 questo principio costituzionale trova applicazione concreta nella Legge federale sui percorsi pedonali e sui sentieriCollegamento esterno.

cartelli segnaletici
I cartelli gialli che ogni escursionista in Svizzera conosce. Keystone / Jean-Christophe Bott

Le mode passano, l’escursionismo resta

Negli ultimi decenni il panorama sportivo svizzero si è profondamente trasformato. Dagli sport tradizionali si è passati a una galassia sempre più ampia di attività: fitness, rampichino, yoga, arrampicata indoor… Eppure, l’escursionismo non ha perso il suo posto al vertice.

Una delle ragioni del suo successo è sicuramente la sua accessibilità. A differenza di molte altre discipline, pensiamo ad esempio allo sci (che ha fatto segnare un -12% tra il 2020 e il 2026), non richiede infrastrutture particolari, abbonamenti o costose attrezzature. Bastano un paio di scarponi, uno zaino e un sentiero da seguire. In un Paese dove la natura è raramente lontana da casa e dove quasi ogni vallata è collegata alla rete dei trasporti pubblici, partire per un’escursione è alla portata di tutti.

persone fanno il bagno in un laghetto alpino
Solo per le persone più coraggiose. Keystone / Gian Ehrenzeller

Ma la sua forza risiede soprattutto nella capacità di adattarsi ai tempi. Per alcuni è attività fisica, per altri un’occasione di socializzazione; c’è chi cerca la sfida sportiva delle lunghe traversate alpine e chi preferisce passeggiate di poche ore. L’escursionismo può essere praticato da soli, in famiglia o in gruppo, e accompagna spesso le persone per tutta la vita.

Non sorprende quindi che, in un’epoca dominata dagli schermi e dalla connessione permanente, il richiamo dei sentieri continui a essere forte. Secondo il rapporto dell’Ufficio federale dello sport, tra le motivazioni più citate da chi fa escursionismo figurano il contatto con la natura, il benessere fisico e mentale e la possibilità di staccare dalla quotidianità.

Forse è proprio questa combinazione di semplicità e profondità a spiegare il rapporto speciale tra la popolazione svizzera e il camminare. In un Paese che ha fatto dei sentieri un elemento del proprio patrimonio nazionale, l’escursionismo non è soltanto uno sport. È un modo di vivere e di riscoprire il territorio e forse, in fondo, di conoscere meglio sé stessi.

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