Svolta nel sistema fiscale, si passa alla tassazione individuale
Con una decisione storica, il popolo svizzero ha approvato la Legge federale sull'imposizione individualeCollegamento esterno, segnando una svolta radicale nel sistema fiscale del Paese. La riforma, che mira a eliminare la cosiddetta "penalizzazione del matrimonio", introduce un modello di tassazione basato sull'individuo, indipendente dallo stato civile.
Approvata dal 54,3% della popolazione svizzera ma respinta da ben 13 Cantoni su 23, la nuova Legge sull’imposizione individuale ha superato lo scrutinio delle urne senza necessitare della doppia maggioranza, trattandosi di un referendum e non di un’iniziativa popolare.
Dal punto di vista geografico, hanno votato contro i Cantoni della Svizzera centrale e orientale, ad eccezione di Zurigo, mentre quelli occidentali si sono espressi a favore. Non si tratta, tuttavia, del classico Röstigraben: la vera frattura è emersa tra centri urbani e periferia. Le zone rurali e quelle periferiche hanno respinto la proposta, ergendosi a baluardo di un “no” che però non è bastato a far naufragare la riforma. Questo scollamento è visibile anche a livello locale, dove all’interno dei singoli Cantoni si sono registrati risultati estremamente divergenti, con le città e le loro cinture periferiche talvolta in aperto contrasto.
Il servizio del TG 20.00 della RSI dell’8 marzo 2026:
Un esito che, pur inizialmente sembrato incerto, apre la strada a un cambiamento atteso da decenni, ponendo fine a un sistema che, a seconda della ripartizione dei redditi, poteva svantaggiare le coppie sposate rispetto a quelle non sposate. D’ora in poi, ogni persona sarà tassata individualmente, un principio destinato ad applicarsi a tutti i livelli statali: Confederazione, Cantoni e Comuni.
Cosa cambia con la nuova legge
Il cuore della riforma è il passaggio dall’imposizione congiunta all’imposizione individuale per tutti, indipendentemente dallo stato civile. Ogni persona compilerebbe la propria dichiarazione dei redditi. Le misure principali includono:
- Attribuzione individuale dei redditi e dei patrimoni secondo i rapporti di diritto civile.
- Aumento della deduzione per i figli per l’imposta federale diretta, che passerebbe da 6’800 a 12’000 franchi per figlio, per attenuare l’impatto sulle famiglie.
- Adeguamento della tariffa fiscale, con una riduzione delle aliquote per i redditi bassi e medi e un leggero aumento per quelli più alti, per rendere la riforma più omogenea tra le classi di reddito.
Le ragioni del “sì” e del “no”
Le argomentazioni a favore e contro la riforma riflettono due visioni opposte della società e della famiglia. I sostenitori della legge, principalmente le forze di sinistra e liberali, la considerano una riforma cruciale per l’uguaglianza e la modernizzazione del sistema fiscale. L’argomento principale è l’eliminazione della “penalizzazione del matrimonio”, garantendo che tutte le coppie, sposate o meno, siano trattate allo stesso modo dal fisco. Inoltre, l’imposizione individuale incentiverebbe il secondo coniuge, solitamente la donna, ad aumentare il proprio tasso di occupazione, con benefici per la sua carriera, la sua previdenza professionale e per l’economia in generale, contribuendo a contrastare la carenza di manodopera qualificata. Si stima che la riforma potrebbe creare tra i 10’000 e i 44’000 nuovi posti di lavoro a tempo pieno.
Sul fronte opposto, i partiti conservatori e le associazioni familiari vedono nella riforma un attacco al modello di famiglia tradizionale. Essi sostengono che la legge penalizzerebbe le coppie monoreddito, dove uno dei due coniugi si dedica al lavoro di cura non retribuito, un’attività che, a loro avviso, meriterebbe di essere valorizzata e non penalizzata fiscalmente. Un altro argomento centrale di chi si oppone è l’aumento della burocrazia: si stima che la riforma comporterebbe un aumento di circa 1,7 milioni di dichiarazioni dei redditi, con un conseguente aggravio di costi e lavoro per le amministrazioni fiscali.
Le prime reazioni
L’approvazione dell’imposizione individuale ha scatenato un’ondata di reazioni nel panorama politico ed economico svizzero, con toni che vanno dal trionfalismo alla preoccupazione.
Tra i sostenitori, il Partito liberale radicale (PLR) celebra “una domenica storica per la Svizzera”, evidenziando come il voto sia coinciso con la Giornata internazionale dei diritti della donna. Il partito definisce il risultato “un progresso storico in materia di uguaglianza dei diritti per il nostro Paese” e, attraverso le parole della co-presidente Susanne Vincenz-Stauffacher, “una vittoria enorme per la classe media, per le donne e per il PLR”.
L’entusiasmo è condiviso dal mondo economico. L’Unione svizzera degli imprenditori (USI) parla di “una pietra miliare per la Svizzera”, ponendo l’accento sul “migliore sfruttamento del potenziale della forza lavoro nazionale”. Secondo l’associazione, la riforma renderà il lavoro più redditizio, contribuendo a trattenere manodopera qualificata e a rafforzare produttività e innovazione. Sulla stessa lunghezza d’onda si esprimono i Verdi liberali (PVL), con il presidente Jürg Grossen che definisce la decisione “un grande successo” e “una pietra miliare per la parità e il benessere economico”, grazie a un sistema fiscale che “diventa finalmente più equo e moderno”.
Anche i Verdi manifestano la loro soddisfazione. La consigliera nazionale Sophie Michaud Gigon afferma che il risultato “segna la fine di un modello fiscale superato e ingiusto, che considerava le donne come una semplice appendice del marito”. Nel comunicato del suo partito, Michaud Gigon sottolinea tuttavia che l’uguaglianza non si esaurisce con la parità fiscale, invocando ora misure per una migliore conciliazione tra vita familiare e professionale, per la parità salariale e contro la violenza di genere.
Tutt’altro clima tra le fila dell’Unione democratica di centro (UDC), che attacca duramente il risultato con una formula polemica: “L’ego del PLR penalizzerà le famiglie”. I democentristi parlano di “un cambiamento radicale del sistema, con costi elevati, una forte crescita della burocrazia e nuove ingiustizie fiscali”, annunciando che seguiranno con attenzione l’attuazione della riforma, convinti che la novità andrà a scapito delle famiglie monoreddito.
Di tenore diverso anche la reazione dei Cantoni, che avevano promosso uno dei due referendum contro la riforma. Markus Dieth, presidente della Conferenza dei governi cantonali, ha espresso preoccupazione, definendo l’attuazione del progetto “impegnativa”. “La applicheremo, ma sarà una sfida”, ha dichiarato il consigliere di Stato argoviese, sottolineando la necessità di adattare aliquote e deduzioni e prevedendo possibili difficoltà anche sul piano pratico.
L’impatto finanziario e sui contribuenti
La riforma porta con sé alcune conseguenze finanziarie. Secondo le stime dell’Amministrazione federale delle contribuzioni, la legge comporterebbe minori entrate per circa 630 milioni di franchi all’anno per l’imposta federale diretta, di cui 500 a carico della Confederazione e 130 a carico dei Cantoni. Le ripercussioni finanziarie per i Cantoni e i Comuni dipenderanno da come questi adatteranno la loro legislazione fiscale.
Per i contribuenti, l’impatto dipenderà dalla ripartizione del reddito all’interno della coppia: le coppie con redditi simili pagherebbero meno imposte. Le coppie monoreddito o con redditi molto diversi pagherebbero più imposte. L’aumento della deduzione per i figli da 6’800 a 12’000 franchi per l’imposta federale diretta mira ad attenuare questo effetto. La maggior parte delle persone non sposate pagherebbe meno imposte, grazie all’adeguamento della tariffa fiscale, che prevede una riduzione delle aliquote per i redditi bassi e medi.
Ecco i risultati di tutte le votazioni:
Altri sviluppi
Risultati delle votazioni federali in Svizzera dell’8 marzo 2026
Non è ancora finita
Con l’approvazione della legge sull’imposizione individuale, la penalizzazione fiscale del matrimonio non è però ancora definitivamente archiviata: sul tema rimangono pendenti due iniziative popolari.
La prima, promossa dalle donne del PLR, chiede di ancorare il principio dell’imposizione individuale direttamente nella Costituzione federale. Sia il Consiglio federale sia il Parlamento ne raccomandano l’approvazione, ma al momento non è ancora chiaro se l’iniziativa verrà ritirata alla luce del voto odierno.
La seconda è quella lanciata dal Centro, già menzionata nel dibattito che ha preceduto la votazione. Anch’essa mira a garantire che i coniugi non siano fiscalmente svantaggiati rispetto alle persone non sposate, ma affida al Parlamento la definizione concreta delle modalità di attuazione.
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