Emittente statale russa accusa la TV pubblica svizzera di manipolazione
Il media statale russo RT DE è intervenuto nella campagna di voto sull’iniziativa per ridurre il canone destinato alla Società svizzera di radiotelevisione (SSR). Un’ingerenza che segue un copione ben noto.
“Manipolazione mirata della popolazione”, “indirizzamento dell’opinione invece che informazione” e la Radiotelevisione pubblica svizzera di lingua tedesca SRF che sarebbe “diventata parte dei conflitti” sociali”: il canale statale russo RT (ex Russia Today) ha attaccato frontalmente la SRF, come ha riferito il Tages-AnzeigerCollegamento esterno.
Nel suo articolo pubblicato sul portale in tedesco, RT ha utilizzato uno screenshot manipolato del sito della SRF, sul quale appare una pubblicità a favore dell’iniziativa per ridurre il canone radiotelevisivo a 200 franchi, in votazione l’8 marzo.
Altri sviluppi
L’iniziativa SSR in breve
L’emittente finanziata dal Cremlino è da anni accusata di diffondere disinformazione e propaganda filorussa in Occidente.
Nella sua presa di posizione, la SRF ha preso atto dell’articolo di RT DE, respingendo con fermezza l’accusa di voler manipolare deliberatamente la popolazione
La pubblicità visibile nello screenshot non è mai apparsa sul sito della SRF: si tratta di un falso. In base alla concessione, la SSR non inserisce pubblicità sulle sue piattaforme online; di conseguenza, non vi sono contenuti pubblicitari nemmeno sulle piattaforme SRF.
Ma perché Mosca si immischia in una votazione che si tiene in Svizzera?
“La copertura mediatica giustamente critica verso la Russia da parte della SRF è una spina nel fianco del Cremlino”, afferma Ulrich Schmid, professore di cultura e società russa all’Università di San Gallo. “Indebolire la SSR amplierebbe lo spazio mediatico per la diffusione di narrazioni propagandistiche.” RT, dunque, mirerebbe a influenzare il comportamento di voto.
Alla domanda di SRF sul motivo per cui RT si occupi della votazione, la piattaforma ha replicato affermando semplicemente che l’emittente e i suoi autori “hanno il diritto di esprimere la loro opinione sui temi e sui Paesi che desiderano”.
Diffamazioni e tentativi di influenza
Secondo il Governo elvetico, dalla decisione d’imporre sanzioni alla Russia, la Svizzera è diventata sempre più bersaglio di campagne di disinformazione. Più volte i media statali russi hanno diffamato figure della politica svizzera.
Anche la Segreteria di Stato per la politica di sicurezza (SEPOS) è a conoscenza di tentativi russi d’interferire nelle votazioni. Nel complesso, la disinformazione russa sarebbe aumentata di circa un quarto nel 2025.
Spesso non è chiaro chi firmi i contenuti. Alcuni testi sono anonimi, altri pubblicati sotto lo pseudonimo “Hans-Ueli Läppli”.
Diversi media svizzeri hanno ripreso il servizio del Tages-Anzeiger. Immediatamente, RT DE ha pubblicato un nuovo articolo in cui cambia radicalmente posizione a 180 gradi e si schiera per il “no” all’iniziativa che punta a ridurre il canone a 200 franchi.
Sylvia Sasse, che all’Università di Zurigo studia la disinformazione russa, ritiene che RT sia probabilmente rimasta sorpresa dall’ampia eco mediatica e abbia commesso un “autogol”: 2Si saranno detti che le svizzere e gli svizzeri probabilmente non faranno ciò che RT suggerisce. Per questo ora sostengono il fronte contrario all’iniziativa”.
Ottenere l’effetto opposto attraverso il sostegno, spiega Sasse, corrisponde a una “strategia che si conosce sin dai tempi della Guerra fredda. Si promuove qualcosa per danneggiare”. Per RT è tipico pubblicare diverse narrazioni e poi osservare quale versione produce l’effetto desiderato.
Rafforzare le bolle informative, alimentare la sfiducia, dividere: così Ulrich Schmid descrive le strategie di RT. L’emittente punterebbe sulla “diffusione massiva di notizie”, inondando i social media con articoli generati dall’intelligenza artificiale.
Intervistato dalla Radiotelevisione di lingua italiana RSI, Leonardo de Agostini spiega che “l’obiettivo di queste campagne, chiaramente, non è convincere tutti, bensì erodere la fiducia e creare delle fratture nelle società occidentali”.
“Raramente un singolo contenuto può spostare le masse – prosegue l’esperto dell’Istituto di studi sulla sicurezza dell’Unione Europea. Diventano efficaci come tassello all’interno di una operazione più ampia. RT è solo parte visibile di una rete molto più ampia e stratificata. L’ultimo rapporto del servizio diplomatico dell’UE parla di 38 mila canali coinvolti nel 2024 con operazioni in oltre novanta paesi del mondo. Un’ampia rete di propagandisti e proxy. Solo nel 2025 la Russia ha investito più di un miliardo di dollari”.
>>> L’intervista della RSI a Leonardo de Agostini:
“Convergenze” con le narrazioni del Cremlino
La Svizzera non sarebbe però un obiettivo prioritario della propaganda russa: nel mirino c’è soprattutto la Germania. “Lì esistono partiti agli estremi dello spettro politico, sia a sinistra sia a destra, con posizioni molto filorusse”, spiega Ulrich Schmid.
In Svizzera, l’emittente spingerebbe meno per ripulire l’immagine di Putin o giustificare la guerra in Ucraina. Tuttavia, vi sarebbero convergenze con le narrazioni del Cremlino: alimentare lo scetticismo verso l’Europa, la paura di perdere la neutralità, ma anche rivolgersi a persone scettiche verso i vaccini o agli attivisti pacifisti.
L’Unione Europea ha vietato RT dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, accusando il canale di sistematica disinformazione. In Svizzera, RT DE rimane accessibile. Per Schmid, un divieto sarebbe giustificato dal fatto che RT diffonde apertamente fake news: ad esempio, ha presentato il massacro di Buča come una messinscena ucraina.
“In Svizzera, però, la libertà d’espressione è un valore fondamentale e si sostiene che lo spazio pubblico debba tollerare anche canali come RT”, afferma Schmid. Inoltre, un divieto potrebbe rivelarsi controproducente: “Ciò che è proibito diventa più attraente e si alimenterebbe la narrativa secondo cui in Svizzera non c’è libertà di opinione.”
Traduzione con il supporto dell’IA/mar
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