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Palazzo federale fotografato di sera.

Speciale elezioni

Care lettrici e cari lettori,

oggi in Svizzera si parla quasi esclusivamente delle elezioni federali. E cos’è successo? La destra, con il vento in poppa, ha sfiorato  la maggioranza assoluta nelle elezioni del Consiglio nazionale: i partiti in essa rappresentati hanno infatti conquistato 95 seggi su 200 alla camera del popolo, stando all'ultima proiezione

Per conoscere invece i risultati definitivi del Consiglio degli Stati si dovrà attendere i diversi ballottaggi cantonali del 19 novembre prossimo. Ma in questo caso si vota con il sistema maggioritario e difficilmente uno schieramento riesce a ottenere la maggioranza assoluta.

Palazzo federale.
Keystone / Anthony Anex

I risultati delle elezioni: la destra con il vento in poppa mentre cadono Verdi e Verdi liberali.

Un Paese abituato alla stabilità e poco avvezzo alle novità, ha vissuto una giornata elettorale con piccoli ma significativi cambiamenti. Il Centro (nato dalla  fusione fra Partito popolare democratico e Partito borghese democratico) potrebbe superare per la prima volta nella storia i liberali radicali (PLR). L’UDC per contro centra il suo secondo miglior risultato di sempre mentre crollano rispetto a quattro anni fa Verdi e Verdi liberali.

Secondo l’ultima proiezione, con il 28,9% l’UDC Unione democratica di centro, destra conservatrice, è il vincitore delle elezioni. Disporrà di 61 seggi in Consiglio nazionale, 8 in più di quattro anni fa. Il secondo partito, i socialisti, passano da 39 a 41 rappresentanti (17,5%). Si tratta però del secondo peggior risultato di sempre. Terza forza del Paese dovrebbe essere il Centro. Con il 14,6%, guadagna 30 seggi, due in più rispetto a quattro anni fa e supera i liberali radicali che si fermano a 29 seggi (pure loro fermi al 14,6%).

Infine, la caduta dei Verdi e dei Verdi liberali. I primi scendono al 9,2%, arretrando di 4 punti (21 seggi, sette in meno di quattro anni fa). Si tratta comunque del terzo miglior risultato di sempre (nel 2019 i Verdi ottennero un risultato straordinario). I Verdi liberali perdono 0,6 punti e scendono al 7,2% (da 16 a 11 seggi), ma anche loro hanno realizzato il secondo miglior risultato nella loro giovane storia.

Il presidente UDC Marco Chiesa e il presidente PLR Thierry Burkart.
© Keystone / Peter Klaunzer

Dall’assunzione di responsabilità dell’UDC alle preoccupazioni dei Verdi per questo spostamento a destra.

L’Unione democratica di centro è la vincitrice di questa tornata elettorale. Soddisfatto il presidente nazionale, il ticinese Marco Chiesa, che si dice però anche consapevole della grande responsabilità nei confronti della popolazione che chiede risposte su temi quali l’immigrazione o l’approvvigionamento energetico sicuro. Per Chiesa il successo del partito è dovuto alla capacità della sua formazione di ascoltare la popolazione.

Una brutta giornata in generale per la sinistra, specie per il calo dei Verdi. È quanto affermato dal copresidente del Partito socialista, Cédric Wermuth che ha aggiunto che la sinistra continuerà a battersi sotto il “Cupolone” per il clima, l’uguaglianza e il potere d’acquisto, ma ha anche ammesso “che non sarà facile”.

Il presidente del Centro, Gerhard Pfister, ha spiegato questo risultato lusinghiero del suo partito con l’avvenuta fusione col Partito borghese democratico e col cambiamento di nome – abbandono del referente cristiano – ciò che potrebbe aver indotto diversi elettori, anche delle città, “a votare per noi”. Per Thierry Burkart, una giornata grigia: né contento, né troppo triste insomma ma il presidente del Partito liberale radicale spera ancora nei ballottaggi in alcuni Cantoni per il Consiglio degli Stati. Insomma, le cose potrebbero ancora cambiare, almeno a livello di seggi.

Non ci sono scuse, le elezioni sono una batosta per noi. È quanto dichiarato dal presidente dei Verdi, Balthasar Glättli. Non possiamo far finta di nulla, ha aggiunto il consigliere nazionale zurighese, che ha espresso preoccupazione per lo spostamento a destra della Svizzera. Tutti gli altri partiti devono ora unirsi per trovare una politica che ci permetta di andare avanti verso il futuro e non si preoccupi solo di cercare capri espiatori.

La foto ufficiale del Consiglio federale 2023.
Keystone / Matthieu Gafsou

Il Consiglio federale non cambierà formula: il Centro non intende attaccare il secondo seggio dei liberali radicali in governo.

I risultati di oggi potrebbero avere delle ripercussioni sull’elezione del Consiglio federale il 13 dicembre prossimo. Il seggio del liberale radicale Ignazio Cassis è minacciato dal Centro che potrebbe volere il secondo seggio in governo. I Verdi, che si immaginavano di contendere un posto in governo al PLR o a cugini socialisti, dopo il brutto tonfo odierno dovranno mettere i loro segni nel proverbiale cassetto.

In serata Centro e PLR hanno però comunicato che non intendono modificare l’attuale “formula magica” per la composizione del Consiglio federale. Il presidente del Centro, Gerhard Pfister, ha definito “poco plausibile” un eventuale attacco del suo partito a un seggio del PLR. Anche i Verdi liberali si sono espressi a favore del mantenimento dell’attuale distribuzione dei seggi in governo.

Per il presidente del PLR Thierry Burkart, una nuova distribuzione dei seggi è una discussione che non si può fare adesso: “Non è in linea con la tradizione svizzera che i consiglieri federali in carica non vengano riconfermati”. Anche il presidente dell’UDC Marco Chiesa si è espresso a favore dello status quo. “La stabilità è un valore importante per il nostro Paese, che porta anche un certo benessere“.

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