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La mitica Laura, sceriffo del web

(Ansa)

Hypercorsivo di Massimo Donelli

Che cosa farà, dopo?

Quando mai troverà un altro scranno da cui poter spargere come una papessa, urbi et orbiLink esterno, parole politicamente corrette, subito veicolate da solerti addetti stampa e scorrettamente spernacchiate dalle opposizioni, all'interno delle quali risveglia gli istinti più bassi?

Curata tanto da sembrare una dama d'altri tempi, lo sguardo camaleontico capace di passare velocemente dal cipiglio (quando s'impanca) al caritatevole (quando incontra i diseredati), Laura Boldrini, 54 anni, beffarda invenzione vendolianaLink esterno al tavolo delle trattative per il governo mai natoLink esterno di Pierluigi BersaniLink esterno, non si accontenta di essere una miracolata.

No.

Da sé e dagli altri, la presidentessa della Camera dei deputatiLink esterno pretende di più.

Vuole tenere vivi i suoi trascorsi da aspirante missionaria della pace ai quattro angoli del mondoLink esterno.

Vuole cambiare il dizionario della lingua italiana facendone un manifesto della parità fra i sessiLink esterno.

Vuole censurare le eredità marmoree del fascismoLink esterno.

Vuole, perfino, fare lo sceriffo del web! (Non ci credete? Leggete quiLink esterno).

E si comporta di conseguenza.

Con un incedere tra il regale e l'altero, infatti, entra ed esce da MontecitorioLink esterno tutta bella compiaciuta di sé avendo l'aria di chi è stato chiamato dal destino a reggere le sorti dell'umanità.

Un compiacimento plasticamente rappresentato dal suo personale sito internetLink esterno, dove c'è una photogalleryLink esterno che Hillary ClintonLink esterno se la sogna. E una autobiografiaLink esterno letta la quale è spontaneo chiedersi: ma che cosa aspettano a darle il NobelLink esterno?

Mamma, politica, scrittrice, Laura, nata in una famiglia-bene di Jesi e fidanzatissimaLink esterno, si crede come il suo maquillage: impeccabile.

E appare lontanissima, in ogni caso, dalle due uniche donne che l'hanno preceduta nel ruolo.

Una, Nilde IottiLink esterno, aveva quella severità naturale che tiene a distanza gli adulti e spaventa un po' i bambini.

L'altra, Irene PivettiLink esterno, partita, tra le risatine, in tailleur color pastello e Link esternocachecol d'ordinanza, è finita in pantapelle neri moooolto fetishLink esterno.

Nilde è morta, Irene si è autoaffondata, Laura vuole durare nel tempo.

E, statene certi, non si fermerà.

Tanto per cominciare, ne hanno titillato l'ego candidandola (sui giornali) al Quirinale. Mission impossible? In un Paese così strampalato non si sa mai… (alzi la mano chi pensava che Sergio MattarellaLink esterno finisse in cima al Colle).

Un posto nei ranghi delle Nazioni UniteLink esterno, poi, è praticamente garantito: in quel costoso e inutile carrozzone, infatti, lei si è data da fare alla grande, collezionando molte relazioni.

Quanto al diario delle memorie da consegnare alla Storia, c'è da scommetterci anche la camicia.

Ma il dopo resta, comunque, un'incognita.

E, almeno sul piano mediatico, non sarà mai come l'oggi.

Adesso Laura può, senza danni all'acconciatura, battagliare con tutti, perfino con il presidente del Consiglio. E, il giorno dopo, leggere soddisfatta il proprio nome nei titoli della rassegna stampa.

Volete qualche esempio?

Eccoli…

Visto?

Una rissa al giorno leva l'oblio di torno.

L'ultima, proprio di questi giorni, è quella ingaggiata sugli stipendi dei dipendenti della Camera.

Lei li ha tagliatiLink esterno, loro hanno fatto ricorsoLink esterno.

Beffandola.

Infatti hanno vintoLink esterno grazie alla..."bontà" di tre deputati del PdLink esterno, con tanti saluti alla spending reviewLink esterno.

Storia chiusa?

Figuriamoci!

Laura mica si arrende.

Anche lei ha fatto ricorsoLink esterno.

Ed è certa di spuntarla.

Non resta che aspettare.

Nell'attesa, statene certi, la presidentissima dirà la sua (politicamente corretta, ci mancherebbe…) sullo scibile umano.

Come ha fatto quasi ogni giorno da quando, il 16 marzo 2013, è stata eletta, intervenendo su omofobiaLink esterno, migranti, caso AldrovandiLink esterno, pubblicità sessistaLink esterno, violenza sulle donneLink esterno, miss ItaliaLink esterno, gioco d'azzardoLink esterno, Mafia capitaleLink esterno, canone RaiLink esterno, Alexis TsiprasLink esterno

E ci fermiamo per carità di patria.

Ora, una volta che non sarà più presidente della Camera, come farà, santa donna?

Con chi si azzufferà?

A che titolo interverrà, per dire, sul velo islamico in classe o sui centri di accoglienza?

Ve lo ripetiamo: tranquilli.

Intanto la ragazza ci sa fare.

E, poi, vedrete che la fortuna le darà, come sempre, una mano.

Una bella manona, nel frattempo, gliel'ha già data: ha lo scranno garantito fino al 2018, giacchè Renzi a tutto pensa meno che a mollare anzitempo la cadrega per (dis)grazia – di Bersani – ricevuta.

Da qui ad allora, chissà quante riuscirà a dirne e a farne la mitica Laura.

Capace, pensate un po', di superare a pieni voti perfino la prova bikiniLink esterno, capito?

Sipario! Applausi! (No, il bis no, per carità!!!)

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