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I veleni siciliani e i silenzi di Mattarella



Mattarella abbraccia Manfredi Borsellino in occasione della commemorazione del 23/o anniversario dell'assassinio del giudice Paolo Borsellino, al Palazzo di Giustizia di Palermo

Mattarella abbraccia Manfredi Borsellino in occasione della commemorazione del 23/o anniversario dell'assassinio del giudice Paolo Borsellino, al Palazzo di Giustizia di Palermo

(Ansa)

Hypercorsivo di Massimo Donelli

Che pena, amici miei.

E che rabbia…

Ogni qualvolta la Sicilia guadagna la ribalta mediatica nazionale ci si chiede come sia possibile tollerare quanto accade, anzi, si ripete da anni e anni, in uno dei luoghi più belli del mondo.

No, no: non parliamo della mafia.

Non siamo né aspiriamo a essere "professionisti dell'antimafia", come diceva, acido e lucido, il compianto Leonardo SciasciaLink esterno in un articoloLink esterno del 10 gennaio 1987 sul Corriere della seraLink esterno.

Parliamo, invece, della politica, della cosiddetta società civile, della vita quotidiana che si svolge a Palermo e nel resto dell'isola.

Sperperi di denaroLink esterno.

Traffici di poltroneLink esterno.

Intrecci sociali velenosiLink esterno.

L'InfernoLink esterno di DanteLink esterno, al confronto, fa quasi tenerezza.

Sì, perché poco importa, alla fine, se ha ragione l'EspressoLink esterno o è vero quanto dice la Procura della Repubblica. Resta il fatto che quando il settimanale ha rivelato l'agghiacciante dialogoLink esterno (intercettato) tra Rosario CrocettaLink esterno, governatore della Sicilia, e il suo medico personale, il professor Matteo TutinoLink esterno, desideroso di far fare a LuciaLink esterno, figlia di Paolo BorsellinoLink esterno nonché assessore alla Sanità (ora non più: si è dimessa), la stessa fine del padre, i giornali si sono buttati a pesce, i politici idem e tutti hanno capito quale cloaca sia Palazzo dei NormanniLink esterno, la meravigliosa sede dell'Assemblea regionale siciliana (Ars).

Come si spiegherebbe altrimenti, infatti, che Sergio MattarellaLink esterno, Pietro GrassoLink esterno, Laura BoldriniLink esterno, Matteo RenziLink esterno (i vertici del Paese, vi prego di notare) appena lette le anticipazioni de l'Espresso abbiano immediatamente manifestato solidarietà alla Borsellino e biasimato Crocetta per il suo silenzio-assenso alle parole del dottore?

E come mai nessuno dei suddetti non diciamo ha difeso ma nemmeno ha chiesto scusa a Crocetta quando la Procura della Repubblica ha smentito, categoricamente, l'esistenza di quell'intercettazioneLink esterno?

E, ancora, come mai sabato 18 luglio, alla commemorazione per l'anniversario numero 23 della strageLink esterno in cui Borsellino è stato ucciso, Mattarella c'era e ha platealmente abbracciato il polemicoLink esternoManfredi BorsellinoLink esterno, figlio poliziotto di Paolo, mentre Crocetta, ripulito dalla smentita della Procura ma ormai, per dirla in dialetto siculo, mascariatoLink esterno, era vistosamente assente?

Qual è, allora, la verità sulla velenosa intercettazione?

Attorno a questi interrogativi ballano il non detto e il non dicibile.

Almeno in Italia, Paese che indugia spesso nei silenzi imbarazzati.

Noi di Radio Monteceneri, invece, al silenzio preferiamo sempre la verità, anche quando è scomoda.

Cominciamo, perciò, dal non detto.

Il non detto è, intanto, che tutti, a partire da RenziLink esterno, vogliono liberarsi di Crocetta, capace di cambiare un assessore ogni 20 giorni nei mille o giù di lì che ha trascorso a Palazzo dei Normanni. Sarà anche un brav'uomo, Rosario, per caritàLink esterno. Ma come minimo è un pasticcione e certamente un giocoliere del potere, visto che ha nominato, appunto, la bellezza di 34 assessori mutando sistematicamente il perimetro politico della sua giunta.

Il non detto, poi, è che, con la sinistra al comando, i conti della regione, già drammatici, sono diventati, letteralmente, da incubo: siamo quasi a 8 miliardi di euro di bucoLink esterno, praticamente una Grecia nella pancia dell'Italia.

Il non detto, infine, è che con Crocetta il sistema clientelare-assistenziale è rimasto lo stesso: dalla discutibile nomina a primario del suo medico personaleLink esterno al moltiplicarsi di finti corsi di formazione con gente pagata per non fare nullaLink esterno, il quadro, anzi, è, se possibile, perfino peggiorato.

Ma lui non vuole mollare: lo ha detto chiaro e tondoLink esterno domenica 19 luglio, quando ha capito l'aria che tira in casa PdLink esterno, dove, dopo l'abbraccio di Mattarella e le parole pesanti di Manfredi Borsellino in difesa della sorella, sono cominciate le manovre per far cadere il governatore e andare al voto anticipato.

Bene, sistemato il non detto, ora passiamo al non dicibile.

Il non dicibile è che dal presidente della Repubblica al presidente del Consiglio, passando per il presidente del Senato e quello della Camera, nessuno tiene più a freno la lingua: basta un lancio Ansa per scatenare la corsa a chi commenta per primo. Che, in questo caso, le massime cariche dello Stato abbiano fatto a gomitate per una intercettazione telefonica è ancor più grave. E che l'esistenza di questa intercettazione sia stata in poche ore smentita dalla Procura la dice lunga sul vulnusLink esterno procurato alla credibilità istituzionale.

Il non dicibile, poi, è che Mattarella e Grasso, da palermitani e non proprio sprovveduti, dovrebbero contare fino a un milione prima di fare telefonate, parlare, postare su Facebook o buttarsi su Twitter. Specie quando si tratta della loro città. Dove, è risaputo, risulta sempre difficile stabilire una linea di confine tra nero e bianco, tra autentico e falso. Non ci sono mai tagli netti a Palermo. Prevalgono, semmai, le zone grigie, le mezze verità, le mezze bugie. Che cosa sia davvero questa storia dell'intercettazione di Crocetta, per dire, non lo sappiamo e forse non lo sapremo mai. Ma che, alla luce della perentoria smentita della Procura della Repubblica, si sia rivelata una buccia di banana per la prima e la seconda carica dello Stato (e per la terza e per il premier) non ci sono dubbi. A meno che, ovviamente, un giorno salti fuori che la Procura ha detto il falso: ma vi pare possibile?

Il non dicibile, ancora, è che quasi ogni sera, da settembre a maggio, una brava giornalista siciliana, Stefania PetyxLink esterno, nei suoi reportage per Striscia la notiziaLink esterno, racconta di una città, Palermo, e di un'isola, la Sicilia, in mano a politici predoni e cittadini menefreghisti.

Al posto di Mattarella e Grasso, che sono, ripeto, palermitani, io, di fronte a un tale, ripetuto, desolante storytellingLink esterno, mi sentirei male.

Di più: morirei di vergogna.

E cercherei di darmi da fare per cambiare il corso delle cose mettendo in campo tutti i poteri a mia disposizione.

Loro, invece, zitti.

Domanda: forse pensano che un lancio Ansa de l'Espresso abbia più valore di una sequenza di servizi ben documentati di Striscia?

Il non dicibile, inoltre, è che Mattarella lancia monitiLink esterno assai mosci quasi ogni giorno. Non sapete che cosa sono i moniti? Presto detto: inutili pipponi verbali rigorosamente all'insegna dell'ovvio. Che i giornali e i telegiornali diffondono in automatico, sapendo che nessuno crede a una sola delle inutili parole, vacuamente democristiane, provenienti dal colle più alto di Roma, ossia il Quirinale.Link esterno

Il non dicibile, infine, è che Mattarella (stra)parla di tutto, dai migranti all'Ucraina, passando per la Grecia, cui, appunto, la Sicilia assomiglia tantissimo…

Ma mai – mai – una parola chiara, forte, ben detta per la sua terra e i suoi conterranei.

Una parola che vada nella direzione di scuotere davvero l'albero e richiamare tutti, dai partecipanti ai finti corsi di formazione ai consiglieri regionali spreconi, al senso di responsabilità.

Vero che in Sicilia impera il proverbio "A megghiu parola è chidda ca ‘un si dici" (letteralmente "La miglior parola è quella che non si dice")

Però, presidente, faccia uno sforzo e si dia una mossa, dai: perchè non ci regala cinque minuti da Francesco CossigaLink esterno e le spara fuori, chiare e forti, come Dio comanda?

Follow @massimodonelliLink esterno

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