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Gazprom sospende le forniture di gas a Polonia e Bulgaria

In Polonia oltre il 50% del gas proviene dalla Russia mentre in Bulgaria (nella foto una stazione di benzina della Gazprom a Sofia) la proporzione sale addirittura al 90%. Keystone / Vassil Donev

Come annunciato la vigilia, il gigante russo dell'energia ha interrotto mercoledì le forniture di gas ai due Paesi europei. Per il momento la misura dovrebbe avere effetti limitati.

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 aprile 2022 - 14:12
tvsvizzera.it/mar

Gazprom ha comunicato alle sue controparti bulgare e polacche che i flussi resteranno sospesi fino a quando non saranno effettuati pagamenti in rubli, come deciso dal Cremlino. Il gruppo energetico ha pure indicato che in caso di prelievo non autorizzato di gas russo destinato a Paesi terzi (Polonia e Bulgaria sono anche Stati di transito del gas) le forniture di transito verranno ridotte di un ammontare analogo.

Varsavia e Sofia hanno reagito sottolineando che la sospensione rappresenta una violazione dei contratti, mentre da Bruxelles la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen ha denunciato "un nuovo tentativo della Russia di utilizzare il gas come uno strumento di ricatto".

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"La Bulgaria non negozierà sotto pressione e a testa bassa", ha dichiarato il ministro dell'energia bulgaro Alexander Nikolov. "È chiaro che in questo momento il gas naturale viene usato come arma politica e commerciale nel contesto della guerra". Nikolov ha poi precisato che il suo Paese si è assicurato il gas attraverso fonti alternative e che al momento non sono richieste limitazioni al consumo.

Il premier polacco Mateusz Morawiecki ha da parte sua sottolineato che "i cittadini non subiranno nessun danno a causa del ricatto di Gazprom". La Polonia dispone di notevoli scorte, che riempiono l'80% dei depositi. La ministra per il clima e l'ambiente Anna Moskwa ha rivelato che la capienza di questi depositi è di tre miliardi di metri cubi e per ora non sono necessari ulteriori rifornimenti.

Nel servizio l'intervista ad Anna Creti,  docente del Centro di geopolitica dell’energia e delle materie prime dell’Université Paris-Dauphine. 

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