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Ruspe all'ex Macello: per la prima volta parlano gli autogestiti

La manifestazione che si è tenuta il 5 giugno, a una settimana dalla demolizione, si è svolta pacificamente. Keystone / Samuel Golay

La demolizione del centro autogestito del Molino a Lugano fa discutere da tre settimane ormai. Ora, per la prima volta, parlano i protagonisti dell'ex Macello.

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 giugno 2021 - 13:30
tvsvizzera.it/MaMi

La dinamica di come sono andate esattamente le cose la sera del 29 maggio, in cui le autorità hanno deciso di radere al suolo lo stabile che ospitava l'autogestione a Lugano, non sono ancora del tutto chiare. Il Municipio ha dapprima detto di aver agito secondo procedura, per prevenire un pericolo imminente, quello del possibile crollo del tetto. Le aziende edili intervenute sembrano però essere state interpellate dalla polizia ben prima dell'eventuale situazione di pericolo, con l'esplicito scopo di demolire. A fare luce sulla questione sarà l'inchiesta aperta a tal proposito dal Ministero pubblico.

La convenzione che permetteva l'uso dello stabile

L’utilizzo dell’ex Macello era regolato da oltre 20 anni da una convenzione che concedeva il comodato gratuito a tempo indeterminato all’autogestione. Permettendo anche a due persone di dormire all’interno, come infatti avveniva. Le fatture di acqua luce e gas, va detto, risultano regolarmente pagate dai fruitori dello stabile. Risulta inoltre che il Cantone, versasse, dal 2016, 50'000 franchi all’anno alla Città di Lugano per avere sul proprio territorio l’autogestione.

Il voto in Consiglio comunale

Nel maggio del 2019, il Legislativo cittadino, dopo animate discussioni, ha votato a favore di un credito di 450'000 franchi da destinare all’organizzazione di un concorso di architettura volto al recupero e alla valorizzazione del sito su cui sorgeva l'ex Macello di Lugano. Dopo l’approvazione del Consiglio comunale, il Municipio aveva asserito che avrebbe comunicato la disdetta agli "occupanti". Ci sarebbero stati comunque ancora alcuni anni, a detta dell'Esecutivo, per concordare anche assieme al Cantone una soluzione alternativa per ospitare l’autogestione.

Per la prima volta parlano gli autogestiti

I frequentatori del Molino, negli anni, si sono sempre negati alle sollecitazioni della stampa e, anche per questo, sono spesso stati criticati per non perseguire a sufficienza il dialogo. Nel reportage di Anna Bernasconi, si sentono per la prima volta le testimonianze di chi ha vissuto in prima persona quei giorni. Cioè alcune delle persone che finora non hanno mai parlato, che vivevano la realtà dell'autogestione e che erano presente alle manifestazione del 29 maggio, cui è seguito lo sgombero.

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