La televisione svizzera per l’Italia

Un’Italia che vacilla, tra urne e mercati

Giorgia Meloni
Valentina Stefanelli/LaPresse via AP

La stampa svizzera osserva questa settimana un’Italia in pieno fermento: dalla battuta d’arresto di Giorgia Meloni al referendum sulla giustizia, fino al ritorno dello Stato in Telecom grazie all’offerta di Poste Italiane. I media elvetici si soffermano anche sui nuovi tagli annunciati da UBS in Italia e sull’addio a Gino Paoli, il cantautore che ha fatto dell’essenzialità la sua cifra stilistica. 

Una sconfitta per Giorgia Meloni

Iniziamo con la Aargauer ZeitungCollegamento esterno che, in un articolo a firma di Dominik Straub, descrive il recente referendum sulla riforma della giustizia come la sconfitta più cocente della carriera politica di Giorgia Meloni. Per il giornale, è, il segnale che la “luna di miele” tra la presidente del Consiglio e una parte significativa dell’elettorato è definitivamente finita. La riforma, che proponeva la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, è stata bocciata con il 54% di voti contrari e un’affluenza insolitamente alta, che ha sfiorato il 60%. Meloni ha ammesso la disfatta in un videomessaggio, dichiarando di rispettare la decisione popolare. 

Si è trattato del primo vero test nazionale per Meloni dal suo insediamento tre anni e mezzo fa, scrive il quotidiano argoviese che sottolinea pure come la mobilitazione sia stata particolarmente forte tra i giovani dai 18 ai 25 anni. Questo risultato, continua la Aargauer Zeitung, rappresenta un campanello d’allarme per la coalizione di destra, che non è riuscita a trovare soluzioni a problemi sentiti come l’inflazione, il caro energia e la crisi della sanità, aggravati anche dalle preoccupazioni per la vicinanza della premier a Donald Trump. 

Sulla stessa linea si pone la Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno, che in un’analisi del suo corrispondente a Roma Luzi Bernet evidenzia come la leader populista abbia mostrato in questa occasione una sorprendente mancanza di sensibilità verso il proprio elettorato. Il quotidiano zurighese fa notare che, sebbene il tema della giustizia – lenta e burocratica – fosse cruciale e una riforma fosse ampiamente attesa dagli imprenditori, il Governo ha agito in modo politicamente maldestro. Invece di cercare un consenso ampio, Meloni ha inizialmente delegato la campagna a figure subalterne che hanno provocato i magistrati, per poi intervenire in ritardo cercando di far passare la riforma come una questione puramente tecnica.  

La NZZ ricorda che il popolo italiano è profondamente legato alla propria Costituzione e che, storicamente, le riforme costituzionali approvate a colpi di maggioranza sono sempre state respinte alle urne. Questa sconfitta, conclude il quotidiano zurighese, rischia ora di compromettere anche la futura “madre di tutte le riforme”, ovvero il rafforzamento dei poteri del capo del Governo a scapito del presidente della Repubblica, minando l’aura di invincibilità che aveva finora circondato Giorgia Meloni. 

Ogni settimana proponiamo un riassunto dei temi che riguardano l’Italia di cui si è occupata la stampa della Svizzera tedesca e francese. Se vi interessa riceverla comodamente nella vostra casella di posta elettronica, potete abbonarvi alla nostra newsletter gratuita “La selezione della settimana”.

Il logo di TIM.
Keystone

Il ritorno dello Stato, le Poste Italiane puntano Telecom

Restiamo su Giorgia Meloni, e vedremo il perché. A ventinove anni dalla privatizzazione di Telecom Italia (TIM), lo Stato italiano si prepara a fare il suo clamoroso ritorno nel settore delle telecomunicazioni. Come riporta la Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno in un articolo di Ulrike Sauer, Poste Italiane hanno lanciato un’offerta di 10,8 miliardi di euro per l’acquisizione totale di TIM. L’obiettivo di questa mossa è la creazione di un “campione nazionale” sotto l’egida del colosso postale statale, capace di unire telecomunicazioni, logistica, servizi finanziari e infrastrutture digitali.  

Se l’operazione andasse in porto, TIM verrebbe delistata dalla borsa e lo Stato assumerebbe il controllo di un conglomerato con un fatturato complessivo di 26,9 miliardi di euro e oltre 150’000 dipendenti. La notizia ha suscitato reazioni contrastanti sui mercati: la NZZ fa notare che, mentre le azioni di TIM hanno registrato un balzo del 6%, l’azionariato di Poste Italiane ha accolto la proposta con freddezza, causando un calo del titolo del 5,6%. 

Il quotidiano svizzero sottolinea come l’amministratore delegato di Poste, Matteo Del Fante, abbia giustificato l’operazione in chiave di sicurezza nazionale, affermando che il nuovo gruppo garantirà l’indipendenza tecnologica dell’Italia e porrà fine all’instabilità azionaria che ha tormentato TIM per decenni. Dalla sua privatizzazione nel 1997, definita all’epoca la “madre di tutte le privatizzazioni”, l’azienda ha infatti vissuto un inesorabile declino, zavorrata da continui cambi di proprietà, strategie incoerenti e debiti astronomici derivanti da spericolate scalate finanziarie. Solo negli ultimi quattro anni il CEO Pietro Labriola era riuscito a stabilizzare la situazione vendendo la rete telefonica al fondo americano KKR.  

La Neue Zürcher Zeitung evidenzia che questa operazione si inserisce perfettamente nella cosiddetta “Melonomics”, la dottrina economica del Governo di Giorgia Meloni. Negli ultimi anni, l’esecutivo è intervenuto massicciamente nell’economia, utilizzando aziende pubbliche come Poste Italiane e Cassa Depositi e Prestiti come veicoli per riportare sotto il controllo nazionale asset considerati strategici e proteggere le infrastrutture critiche da possibili acquisizioni straniere. 

Il logo di UBS
UBS è attiva direttamente in italia dal 1996. Keystone / Ennio Leanza

Effetto Credit Suisse, l’UBS taglia in Italia

Sempre in ambito economico, l’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS continua a produrre pesanti contraccolpi sul fronte dell’occupazione, con ripercussioni significative anche in Italia. Come scrive il Tages-AnzeigerCollegamento esterno, la divisione Asset Management di UBS prevede di tagliare circa il 20% del proprio personale nella Penisola. Nello specifico, la misura comporterà la soppressione di 9 dei 42 posti di lavoro attualmente esistenti. Il quotidiano zurighese fa notare che i tagli colpiranno principalmente settori chiave come la gestione del rischio locale, l’ufficio legale e il comparto degli ETF (Exchange Traded Funds), in linea con la transizione della banca verso un modello operativo europeo maggiormente centralizzato.  

La notizia ha generato un allarme tra i sindacati italiani, che sono stati preavvisati dalla banca. Questa nuova riduzione del personale si aggiunge infatti a una precedente e massiccia ondata di licenziamenti: solo un anno fa, osserva il Tages Anzeiger, UBS aveva annunciato il taglio di ben 180 posizioni in Italia, pari a un terzo dell’intera forza lavoro nel Paese. Quelle riduzioni avevano colpito soprattutto UBS Europe, con 162 posti soppressi, e l’unità locale di gestione patrimoniale UBS Fiduciaria (18 posti), risparmiando invece quasi del tutto l’investment banking. 

Il quotidiano evidenzia che la scure dei licenziamenti si abbatterà anche sulla Svizzera. Tra gli ex dipendenti di Credit Suisse serpeggia una forte preoccupazione, con stime che ipotizzano l’uscita del 20-30% dei quadri dirigenziali ex CS entro la fine dell’anno. 

A quasi tre anni dall’acquisizione, la base dei costi della maggiore banca svizzera risulta ancora troppo elevata. Il CEO Sergio Ermotti, ricorda il foglio zurighese, ha innalzato l’obiettivo di risparmio a 13,5 miliardi di dollari entro il 2026, definendo la riduzione del personale un “processo doloroso” da attuare con “sensibilità”. Nel frattempo, i mercati sembrano penalizzare queste incertezze: il titolo UBS ha perso oltre il 21% del suo valore dall’inizio dell’anno. 

Gino Paoli
Gino Paoli in una foto d’archivio del 2012. AP Photo/Antonio Calanni

Addio a Gino Paoli e alla sua poesia dell’essenziale

Concludiamo questa rassegna con il ricordo di una delle figure più iconiche e rivoluzionario del panorama musicale italiano. Gino Paoli, celebre cantautore e autore di brani intramontabili, è morto il 24 marzo a Genova all’età di 91 anni. Come riporta il quotidiano svizzero-tedesco BlickCollegamento esterno, Paoli è diventato famoso all’inizio degli anni Sessanta, affermandosi come la voce di punta di una generazione di musicisti italiani profondamente ispirati dalla chanson francese di Jacques Brel e Georges Brassens. La testata zurighese ricorda i suoi più grandi successi, tra cui “Il cielo in una stanza” del 1960 – portata al successo da Mina e poi inserita da Martin Scorsese nella colonna sonora del film “Quei bravi ragazzi” – e “Sapore di sale”, brano ispirato dalla sua intensa relazione con l’attrice Stefania Sandrelli.  

Il Blick non manca di menzionare la vita tormentata dell’artista, segnata da lotte contro l’alcolismo, dalla lunga amicizia e collaborazione con Ornella Vanoni (morta recentemente) e da un breve ma significativo impegno politico come parlamentare del Partito Comunista Italiano tra il 1987 e il 1992. 

Un ritratto ancora più intimo e analitico viene tracciato dalla Radiotelevisione svizzera di lingua italiana. Come sottolinea la RSICollegamento esterno, Gino Paoli non è stato solo un cantante, ma un vero e proprio innovatore che ha cambiato radicalmente la forma della canzone d’autore italiana. La sua grandezza, fa notare la RSI, risiedeva nella “poetica della sottrazione”: Paoli toglieva, asciugava, riduceva, portando nella musica l’idea radicale di dire solo ciò che serve, senza enfasi o retorica. Le sue canzoni affrontavano l’amore senza sentimentalismi e la malinconia senza autocommiserazione, con una precisione chirurgica che lo avvicinava più alla prosa di Cesare Pavese o Italo Calvino che alla tradizione melodrammatica italiana.  

Insieme a Tenco, Lauzi, De André e Bindi, ha spostato l’asse della musica dalla melodia al contenuto. La RSI ricorda anche l’episodio del tentato suicidio nel 1963, quando Paoli si sparò al cuore sopravvivendo con il proiettile nel pericardio per il resto della vita, un evento che affrontò senza mai farne un mito. La sua vera eredità, conclude l’emittente svizzera, è un catalogo di canzoni essenziali che continueranno a vivere proprio perché prive di qualsiasi elemento superfluo o puramente decorativo. 

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