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Tatti, il borgo toscano rinato (anche) grazie a un cineasta svizzero

Diverse persone su un trattore.
ZAS Film AG

Esce nelle sale cinematografiche svizzere (19 marzo 2026) il documentario di Ruedi Gerber, Tatti, paese di sognatori. Presentato in prima mondiale al Zurich Film Festival, il film racconta la storia di resilienza e rinascita di una piccola comunità della Maremma toscana, trasformando una narrazione locale in un messaggio universale. 

Nel cuore della Toscana, tra le colline della Maremma grossetana, il borgo medievale di Tatti, frazione di Massa Marittima, è diventato il palcoscenico di una silenziosa ma tenace rinascita. Questa trasformazione è al centro del film documentario Tatti, paese di sognatori, diretto dal regista svizzero Ruedi Gerber. Con un approccio che fonde la cronaca corale al racconto personale, Gerber trasforma una narrazione locale in un messaggio universale contro lo spopolamento delle aree rurali. Presentato con successo in diversi festival nazionali e internazionali come il Zurich Film Festival 2025Collegamento esterno, il 66° Festival dei Popoli di FirenzeCollegamento esterno e recentemente alle 61esime Giornate di SolettaCollegamento esterno, il film si appresta a raggiungere il grande pubblico, con l’uscita nelle sale svizzere il 19 marzo 2026 e in quelle italiane il 9 aprile 2026. 

Il documentario, una coproduzione italo-svizzera (ZAS Film e Perché No Films) della durata di 92 minuti, non è solo un ritratto affettuoso di un villaggio, ma un manifesto sulla resilienza delle comunità e sul potere del dialogo tra culture e generazioni diverse. 

L’intervista al regista Ruedi Gerber durante il Festival dei popoli a Firenze:

La storia di un declino e di una nuova speranza

Tatti ha vissuto un drammatico spopolamento nel corso del XX secolo. I dati demografici raccontano un esodo silenzioso: dai 1’045 abitanti registrati nel 1921, la popolazione è scesa a soli 209 nel 2011. Un evento che accelerò questa tendenza fu la tragedia mineraria di Ribolla del 4 maggio 1954, un’esplosione di grisù che costò la vita a 43 minatori. Sebbene la stampa inizialmente menzionasse che metà delle vittime fosse di Tatti, fonti locali indicano un numero inferiore di vittime dirette del borgo, ma l’evento segnò comunque un punto di non ritorno, spingendo molti a lasciare la vita rurale per le fabbriche del boom economico. 

“Gli anziani non avevano più la forza di reinventare il loro mondo”, si legge nella sinossi del film. “Ma l’arrivo di nuovi abitanti, tra cui lo stesso Gerber, ha acceso una scintilla di speranza”. 

Il documentario segue da vicino la vita degli ultimi agricoltori rimasti oggi, i fratelli gemelli Marco e Massimo, e il loro incontro con i “forestieri” che, in cerca di uno stile di vita più autentico, hanno scelto Tatti come nuova casa.  

Ruedi Gerber
Ruedi Gerber ZAS Film AG

È proprio la collaborazione tra abitanti storici e nuovi arrivati il motore della rinascita. Al centro della narrazione c’è la crisi personale di Marco, costretto a confrontarsi con radicali trasformazioni, in un equilibrio tra il rispetto delle proprie radici e la necessità di reinventare il futuro. L’amicizia tra il regista e i protagonisti diventa così il filo conduttore di una trasformazione che ha ridato avvenire al borgo. 

Il ruolo del regista, da osservatore a protagonista

Il tono intimo e personale del documentario deriva dal fatto che Ruedi Gerber non si è limitato a documentare la storia di Tatti, ma ne è diventato parte attiva. La sua scelta di vivere e investire nel borgo (è arrivato agli inizi degli anni Novanta per avere un posto tranquillo dove poter scrivere) ha dato un impulso decisivo alla rinascita della comunità. Gerber ha fondato nel 2009 il “Podere SequercianiCollegamento esterno“, un’azienda agricola (oggi anche agriturismo) dedicata alla produzione biodinamica di vino, olio, miele e grani antichi, e ha ripreso “Il Barrino”, un ristorante che è rapidamente diventato il cuore pulsante della vita sociale del paese. Queste iniziative, insieme a quelle di altri nuovi residenti, hanno dimostrato come il dialogo tra “vecchi” e “nuovi” abitanti possa generare un modello di sviluppo sostenibile, basato sulla cooperazione e sul recupero di terreni e tradizioni. 

Tatti diventa un esempio pratico di vita sostenibile: colture recuperate, agricoltura rispettosa, cooperazione quotidiana. Il documentario mostra come una comunità possa vivere meglio riscoprendo ritmi lenti, lavoro comune e antiche tecniche agricole. 

Tra antropologia e cinema

La sensibilità con cui Gerber affronta il tema non è casuale. Nato a Berna nel 1956, ha studiato antropologia a Zurigo prima di frequentare la Tisch School of the Arts della New York University. La sua carriera di regista è costellata di opere che esplorano la condizione umana con profondità e partecipazione, come il premiato “Breath Made Visible” (2009), dedicato alla leggenda della danza Anna Halprin (lo potete vedere quiCollegamento esterno). Questo background culturale gli permette di cogliere le dinamiche profonde della comunità di Tatti, trasformando una storia locale in una riflessione universale.  

L’accoglienza calorosa del pubblico

L’impatto del film sulla comunità è stato evidente durante la sua presentazione al Festival dei Popoli di Firenze. Quasi duecento abitanti di Tatti hanno raggiunto il capoluogo toscano con tre pullman per assistere alla proiezione. La loro partecipazione emotiva, tra commenti e reazioni a quanto vedevano sullo schermo, ha rappresentato un momento di forte intensità, a testimonianza del legame profondo che unisce il regista al suo “paese di sognatori” e di come il cinema possa diventare uno specchio e uno strumento di coesione per una comunità intera. 

Contenuto esterno

Per il pubblico italiano, il film rappresenta un’occasione per riscoprire il valore dei borghi delle aree interne e riflettere sulle possibili strategie di rigenerazione territoriale. Per la Svizzera, è motivo di interesse vedere uno dei suoi registi impegnarsi in un progetto che unisce paesi, culture e generazioni. 

Definito dallo stesso Gerber una “lettera d’amore” al paese, Tatti, paese di sognatori è un film di speranza che mostra come un borgo a rischio abbandono possa non solo sopravvivere, ma reinventarsi. Una riflessione sul valore della comunità, della memoria e della collaborazione tra generazioni e culture di fronte alle sfide dello spopolamento rurale. L’opera di Gerber insegna che l’accoglienza – nessuno è straniero, dicono gli abitanti – crea legami capaci di trasformare un luogo in declino in un laboratorio sociale vivo e solidale. 

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