Svizzera e Italia rafforzano la cooperazione sull’inchiesta di Crans-Montana
A seguito di un incontro a Berna, le Procure del Canton Vallese e di Roma hanno deciso di intensificare la collaborazione nell'inchiesta sull'incendio di Capodanno a Crans-Montana.
Le Procure del Canton Vallese e di Roma intensificheranno la collaborazione nell’inchiesta sull’incendio avvenuto a Capodanno a Crans-Montana, tragedia costata la vita a 41 persone, tra cui sei cittadine e cittadini italiani. La decisione è maturata giovedì a Berna durante un incontro tra le due autorità penali.
Secondo un comunicato Collegamento esternodell’Ufficio federale di giustizia (UFG), che ha organizzato e ospitato l’incontro, il rafforzamento dei contatti mira a migliorare il coordinamento nell’assistenza giudiziaria. L’UFG precisa che gli inquirenti italiani potranno partecipare già nei prossimi giorni alle attività previste dalla rogatoria, a partire dalla selezione del materiale probatorio raccolto finora.
Accesso agli atti, ma nessuna squadra investigativa congiunta
La portavoce dell’UFG Ingrid Ryser ha spiegato che questa cooperazione più stretta garantirà agli investigatori italiani un accesso più agevole agli atti dell’inchiesta. Nonostante ciò, non sarà istituita una squadra investigativa comune: competenze e responsabilità rimangono invariate. La Procura vallesana continuerà a dirigere il procedimento in Svizzera e deciderà se, e in quali fasi, coinvolgere la controparte italiana; lo stesso varrà, in senso inverso, per la Procura di Roma.
I dettagli, comunque, devono ancora essere definiti, ha affermato Ryser, facendo sapere che i pubblici ministeri si riuniranno nei prossimi giorni.
Resta da capire se questo passo risponde alle richieste avanzate dall’Italia. Ryser, interpellata sull’eventuale ritorno dell’ambasciatore italiano a Berna – richiamato a Roma a fine gennaio – ha ricordato che la decisione spetta al Governo italiano. L’Esecutivo guidato da Giorgia Meloni aveva subordinato il rientro di Gian Lorenzo CornadoCollegamento esterno proprio alla creazione di una squadra investigativa congiunta, e non è ancora chiaro se riterrà soddisfacente l’attuale soluzione.
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A Berna il primo incontro operativo
Quello di giovedì è stato il primo incontro tra le Autorità penali del Vallese e di Roma nell’ambito dell’inchiesta sui fatti di Crans-Montana. Le due Procure hanno concordato una “cooperazione rafforzata” nell’esecuzione della rogatoria internazionale, in particolare per la selezione dei documenti utili all’autorità giudiziaria italiana, come ha spiegato il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi.
Il servizio del TG 12.30 della RSI del 19 febbraio 2026:
L’incontro delle due delegazioni, guidate, quella italiana da Lo Voi e quella elvetica dalla procuratrice generale del Vallese Béatrice Pilloud, è statp ospitato dall’UFG, aveva carattere tecnico e non ha coinvolto membri del Governo federale, né di quello italiano.
Pilloud: “Sotto pressione, ma concentrata sulla missione”
In un’intervista pubblicata dal Walliser Bote, la procuratrice generale Béatrice Pilloud ha risposto alle crescenti critiche sul suo operato. Ha spiegato di lavorare senza sosta da 50 giorni e di essere oggetto di attacchi mediatici che toccano anche la sua famiglia, citando la presenza di giornalisti davanti alla sua abitazione.
Tra le accuse più recenti figura la presunta vicinanza al sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, dato che entrambi fanno parte della stessa confraternita vitivinicola. Pilloud ha affermato di non sapere, che anche il sindaco ne facesse parte, e ha ricordato che l’associazione conta centinaia di membri.
Ha inoltre difeso la sua scelta di comunicare con prudenza, sottolineando che il procedimento “si svolge nella sala delle udienze, non nei media”, e ha messo in guardia sul fatto che decisioni prese sotto la pressione mediatica rischierebbero di essere “disastrose”.
La rogatoria italiana e il contesto diplomatico
La Procura vallesana aveva già concesso l’assistenza giudiziaria all’Italia a fine gennaio, in risposta alla rogatoria inviata da Roma il 13 dello stesso mese. L’Italia ha chiesto di accedere all’intera attività istruttoria svizzera: interrogatori, atti relativi agli indagati e ai testimoni, documenti comunali e materiali sul rispetto delle norme di sicurezza.
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La collaborazione giudiziaria s’inserisce in un clima diplomatico complesso. Il 24 gennaio l’ambasciatore Cornado è stato richiamato a Roma dopo la scarcerazione, dietro cauzione, del proprietario del bar Le Constellation, Jacques Moretti. Di fronte alle critiche italiane, il Consiglio federale ha ricordato l’indipendenza della magistratura svizzera, ribadendo però il proprio sostegno a un’inchiesta approfondita.
Aperto un solo accesso al Constellation la sera di Capodanno
Intanto sono emersi nuovi dettagli sull’incendio al Constellation. Durante un’audizione a porte chiuse a Sion, un impiegato in servizio la notte di Capodanno ha raccontato di aver sentito Jessica Moretti, gerente del locale, chiedere che fosse lasciata aperta solo l’entrata principale, chiudendo dunque gli altri accessi. Il giovane, addetto al controllo dei documenti, afferma di aver assistito alla conversazione tra Moretti, una cameriera e un’altra persona poco dopo il suo arrivo al bar.
Secondo l’avvocato che rappresenta molte famiglie delle vittime, questa testimonianza è significativa perché, ha dichiarato ai microfoni della Radiotelevisione della Svizzera Romanda RTS, contraddice quanto dichiarato finora dagli imputati, soprattutto in merito alle porte effettivamente aperte durante la serata. A suo avviso, conferma che la sicurezza non era stata trattata come una priorità, tanto più che dietro la porta di servizio chiusa sono state trovate numerose persone senza vita.
Gli avvocati della coppia Moretti invitano però alla cautela, sottolineando che altre dichiarazioni contenute nella procedura non coincidono con questa versione degli eventi. L’inchiesta penale continua e dovrà fare piena luce anche su questo punto centrale, ancora oggetto di ricostruzioni divergenti.
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