Alla Biennale di Venezia l’arte non è più neutrale
La stampa svizzera di questa settimana offre un quadro variegato delle dinamiche italiane, spaziando dalle tensioni geopolitiche che attraversano la Biennale di Venezia, al fascino della cronaca nera per il pubblico italiano. L'attenzione si sofferma anche sulle lezioni tratte dai costi delle Olimpiadi di Milano-Cortina e sulle difficoltà del tessuto industriale italiano, schiacciato dal peso della crisi energetica.
Venezia o “l’impossibile neutralità culturale”
L’apertura della 61esima edizione della Biennale di Venezia trova ampio spazio in questi giorni sui media elvetici. Oltre alla recensione dei diversi padiglioni, in particolare quello svizzero, a cui abbiamo dedicato anche noi un servizio, dopo le manifestazioni del collettivo Pussy Riot per la presenza in Laguna della Russia e le proteste inscenate contro la partecipazione di Israele, alcuni articoli si interrogano sull’”impossibile neutralità culturale”, come scrive Heidi NewsCollegamento esterno.
Il portale racconta di una Biennale attraversata da tensioni fin dalla vigilia, dove le proteste non sono più elemento marginale ma parte integrante dell’evento. Gli slogan delle attiviste delle Pussy Riot – “La Russia uccide, la Biennale espone”, Heidi News – riassumono una frattura che attraversa il mondo dell’arte e che si riflette direttamente negli spazi espositivi.
La contestazione si traduce anche in prese di posizione molto nette. “Trovo strano che l’Europa continui ad affermare che l’Ucraina è uno scudo per tutto il continente, pur continuando ad aprire le sue porte alla propaganda russa. È straziante per me”, prosegue Heidi News riportando le parole della fondatrice delle Pussy Riot, Nadya Tolokonnikova. Una critica che chiama in causa non solo la Biennale, ma più in generale il rapporto tra cultura e politica in tempi di guerra.
Dall’altra parte, la direzione della manifestazione rivendica la propria autonomia e una visione universalista dell’arte: “Se la Biennale cominciasse a selezionare non delle opere, ma delle appartenenze; non delle visioni, ma dei passaporti, cesserebbe di essere ciò che è sempre stata: il luogo d’incontro del mondo”, afferma il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco.
“La Biennale di Venezia o il funerale del mondo che fu”, titola dal canto suo Le TempsCollegamento esterno. “Qualcosa sembra essersi rotto nella festa dell’arte a Venezia”, scrive l’autrice del corsivo, sottolineando come “il nuovo disordine mondiale si impone in questo grande appuntamento dell’arte contemporanea”. “Nonostante l’eccitazione consueta dei giorni di apertura, un’atmosfera funebre aleggia sui Giardini, nei viali dell’Arsenale, nei diversi luoghi della città”, prosegue Le Temps. Quello spazio ovattato e neutrale che era Venezia, appare oggi come un luogo in cui le fratture del mondo – in primis le guerre in Europa e in Medio Oriente – diventano visibili, trasformando l’arte in terreno di confronto e, inevitabilmente, di conflitto.
Ogni settimana proponiamo un riassunto dei temi che riguardano l’Italia di cui si è occupata la stampa della Svizzera tedesca e francese. Se vi interessa riceverla comodamente nella vostra casella di posta elettronica, potete abbonarvi alla nostra newsletter gratuita “La selezione della settimana”.
L’irresistibile fascino della cronaca nera sulla popolazione italiana
Come si spiega la fascinazione degli italiani e delle italiane per i fatti di cronaca nera? È la domanda che si pone la Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRFCollegamento esterno, prendendo come esempio il caso dell’omicidio di Garlasco, avvenuto quasi vent’anni fa ma ancora oggi al centro dell’attenzione. Il servizio sottolinea innanzitutto la differenza tra Italia e Svizzera nel modo di trattare l’informazione. “Il pubblico italiano e i media italiani funzionano diversamente da quelli svizzeri”, scrive la SRF, ricordando come anche eventi recenti – come l’incendio di Crans-Montana – abbiano ricevuto in Italia una copertura molto più intensa, con frequenti collegamenti in diretta e aggiornamenti quotidiani.
Il caso Garlasco ne è un esempio emblematico. “L’Italia segue la riapertura del caso millimetro per millimetro”, scrive la SRF, con servizi che documentano ogni sviluppo, anche minimo, come in una narrazione a puntate. Questa dinamica contribuisce a mantenere alta l’attenzione del pubblico nel tempo.
Secondo l’articolo, una delle chiavi di lettura è proprio quella del consumo mediatico: “Il ‘cold case’ di Garlasco è consumabile. Lo si segue come un giallo”, sottolinea la SRF. La cronaca nera assume così i tratti di un racconto seriale, capace di tenere il pubblico con il fiato sospeso.
Accanto a questa dimensione, ne emerge però anche una più critica. Citando lo scrittore Roberto Saviano, il servizio suggerisce che questa attenzione possa servire a distogliere lo sguardo da temi più strutturali e drammatici, come tragedie legate alla migrazione, ad esempio quella recente di Cutro, che ricevono invece una copertura molto più limitata. Ne emerge il quadro di un sistema mediatico fortemente orientato verso storie emotive e personalizzate, a scapito di questioni collettive di maggiore portata.
Le Olimpiadi di Milano-Cortina e le lezioni per la Svizzera
Nei Grigioni, i recenti Giochi Olimpici di Milano-Cortina sono ancora al centro dell’attualità. “Alla fine, chi paga il conto?”, si chiede l’Engadiner PostCollegamento esterno, riferendosi al bilancio presentato qualche giorno fa dalle autorità cantonali e alla fattura di poco più di 2,5 milioni di franchi inviata all’Italia. Il quotidiano retico sottolinea come il dispositivo di trasporto e sicurezza, pensato prima di tutto per quegli spettatori che si recavano a Livigno, sia costato complessivamente “circa due milioni di franchi in meno rispetto alle stime iniziali”. Un risultato dovuto anche a un’affluenza inferiore alle attese e a correttivi introdotti durante l’evento. Il sistema ha funzionato, con un forte ricorso al trasporto pubblico, ma il mancato utilizzo dei parcheggi ha inciso sulle entrate: “Sono stati incassati solo 80’000 franchi”, scrive l’Engadiner Post.
Resta però aperta la questione della ripartizione dei costi. Coira è pronta a coprire una parte limitata, mentre chiede a Roma di assumersi “i costi legati all’evento per un totale di 2,58 milioni di franchi”. Il problema è che questo contributo non è mai stato formalizzato. Una scelta giudicata criticamente anche sul piano politico: fare affidamento su impegni solo verbali è stato “quasi irresponsabile”, sottolinea il giornale engadinese.
Da qui parte la riflessione della SüdostschweizCollegamento esterno, che legge il caso grigionese come un banco di prova in vista di una possibile candidatura svizzera per i Giochi del 2038. L’esperienza mostra infatti quanto la pianificazione di un grande evento dipenda da previsioni incerte: “Il Canton Grigioni ha pianificato sulla base di indicazioni provenienti dall’Italia”, osserva il quotidiano, rivelatesi in parte troppo ottimistiche.
Il divario tra attese e realtà è particolarmente evidente nei ricavi dei parcheggi, ma riflette un problema più generale. “I grandi eventi vivono di grandi aspettative”, scrive la Südostschweiz, ricordando come i mega-progetti siano spesso esposti a stime eccessivamente favorevoli. In questo contesto, i rischi operativi finiscono per ricadere sugli attori locali.
Per il futuro, la lezione è chiara: prima di pensare a un’Olimpiade in Svizzera, occorre definire con precisione chi produce le previsioni, chi le verifica in modo indipendente e chi si assume le conseguenze in caso di errori. In altre parole, conclude il giornale, eventuali Giochi non possono basarsi su stime troppo ottimistiche: “Le Olimpiadi non devono essere costruite su stime basate sulla speranza”, scrive la Südostschweiz.
L’Italia soffre sotto il peso dei prezzi dell’energia
L’alto costo del gas naturale sta mettendo in difficoltà l’Italia, dove gran parte dell’energia elettrica viene prodotta proprio a partire dal gas. “L’Italia geme sotto i prezzi elevati dell’energia”, sottolinea la Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRFCollegamento esterno in un reportage che indaga le conseguenze della crisi energetica sul tessuto industriale del Paese. Il servizio parte da Vicenza, dove Maurizio Basso, dirigente di un’azienda che produce componenti meccanici per sedili di auto di lusso, denuncia costi dell’elettricità raddoppiati rispetto a cinque anni fa.
Il problema di fondo, come spiega la SRF, è legato al mix energetico italiano: “Se il prezzo del gas sale, sale anche quello dell’elettricità”. Questo si traduce in un enorme svantaggio competitivo, soprattutto rispetto alla Cina, dove l’elettricità costa un terzo grazie all’energia nucleare e alle politiche governative di protezione dell’industria.
Di fronte a questa situazione, la politica italiana è sotto accusa. “La politica italiana avrebbe dovuto cambiare da tempo il mix elettrico: verso una maggiore energia eolica o solare”, fa notare l’emittente svizzera. Tuttavia, nonostante il clima favorevole, l’Italia produce ancora troppo poco solare, frenata da una burocrazia eccessiva che ostacola le autorizzazioni.
Mentre il Governo ipotizza un ritorno al nucleare con mini-reattori, una prospettiva realizzabile non prima di dieci o quindici anni, emergono soluzioni alternative a breve termine. La SRF racconta l’esperienza dell’ingegnere elettrotecnico Jonjan Hoxha e della sua azienda Astreo, che propongono di combattere il “consumo elettrico parassitario”. Attraverso l’installazione di sensori sulle singole macchine, è possibile individuare sprechi dovuti a macchinari difettosi o in stand-by.
Il potenziale di risparmio è notevole, considerando che il tessuto industriale italiano, fatto di piccole e medie imprese, fatica a rinnovare costantemente i propri macchinari. Nel frattempo, con le catene di approvvigionamento interrotte dallo Stretto di Hormuz bloccato e prezzi dell’energia che difficilmente caleranno in tempi brevi, la conclusione dell’emittente è chiara: “Risparmiare elettricità o cambiare il mix energetico: l’Italia non ha molte alternative”.
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