La televisione svizzera per l’Italia

Silvia Salis, la possibile alternativa a Giorgia Meloni

donna a una finestra
Keystone-ATS

Dalla possibile ascesa di Silvia Salis nelle file del centro-sinistra, allo scandalo nel reparto di cardiochirurgia di Zurigo che coinvolge il medico italiano Francesco Maisano, fino alle tensioni diplomatiche tra Svizzera e Italia dopo la tragedia di Crans Montana. Questa settimana, i media elvetici evocano però anche un ricordo che unisce i due Paesi: la solidarietà per il terremoto del Friuli del 1976.

Silvia Salis sotto i riflettori della stampa elvetica

Manca poco più di un anno alle prossime elezioni politiche italiane e alcuni media svizzeri s’interessano in questi giorni a colei che potrebbe rappresentare un’alternativa credibile a Giorgia Meloni, la sindaca di Genova Silvia Salis. La sua visibilità è cresciuta anche grazie a iniziative simboliche, come l’organizzazione in aprile di un grande concerto techno gratuito nel centro cittadino. Un gesto che “sembra banale solo in apparenza”, ma che in realtà rappresenta una presa di posizione chiara se si pensa che una delle prime decisioni del Governo di Giorgia Meloni è stata un decreto anti-rave party, ricorda la Radiotelevisione svizzera di lingua francese RTSCollegamento esterno.

La sindaca si distingue anche per la capacità di reinterpretare il linguaggio identitario della destra. In risposta allo slogan di Meloni del 2019, propone una visione inclusiva della società, difendendo diritti civili come il riconoscimento dei figli di coppie omogenitoriali. Questo approccio contribuisce a costruire la sua immagine di possibile “anti-Meloni”.

A contribuire al fascino mediatico è anche il suo percorso personale: atleta di alto livello, abituata alla disciplina e alla competizione, ha trasposto questo approccio nella politica locale, riuscendo a conquistare Genova e proponendo idee come un “ministero del futuro” orientato alla pianificazione di lungo termine. Allo stesso tempo, non esita a prendere posizioni controverse, come il sostegno alla Flottiglia per Gaza.

Resta però aperto il dibattito sulla solidità del suo profilo. Alcuni osservatori parlano di costruzione mediatica: “si ha l’impressione che sia un prodotto mediatico”, scrivono gli analisti citati da RTS, evidenziando la rapidità della sua ascesa. Secondo Le TempsCollegamento esterno, l’entusiasmo mediatico riflette soprattutto le fragilità dell’opposizione: “La frenetica costruzione mediatica di una rivale su misura sembra rivelare più le nevrosi dell’opposizione che l’agenda della sindaca”, scrive il quotidiano ginevrino. “Il Partito democratico e la coalizione del campo largo – prosegue il giornale – soffrono di un vuoto ideologico e di una grave carenza di figure in grado di competere con la narrativa marziale e ben collaudata della capa del Governo”. Silvia Salis, però, sembra “impermeabile” alle etichette che da tutte le parti cercano di assegnarle e continua a fare ciò che le riesce meglio: “Accumulare energia e lanciare il martello il più lontano possibile, laddove i suoi avversari non se lo aspettano”, conclude Le Temps.

Ogni settimana proponiamo un riassunto dei temi che riguardano l’Italia di cui si è occupata la stampa della Svizzera tedesca e francese. Se vi interessa riceverla comodamente nella vostra casella di posta elettronica, potete abbonarvi alla nostra newsletter gratuita “La selezione della settimana”.

medico
Il dottor Francesco Maisano nel 2015 in occasione della sua nomina a Zurigo. Ospedale universitario di Zurigo

Lo scandalo all’Ospedale universitario di Zurigo porta anche a Milano

Un rapporto pubblicato questa settimana ha fatto l’effetto di una bomba in Svizzera: tra il 2016 e il 2020 nella clinica di cardiochirurgia dell’Ospedale universitario di Zurigo (USZ) sono state constatate gravi mancanze, che avrebbero causato una sovramortalità compresa tra i 68 e i 74 casi. Al centro dello scandalo vi è l’ex capo clinica, il professore italiano Francesco Maisano, assunto nel 2014 “nonostante la mancanza di qualifiche accademiche adeguate, l’assenza di esperienza nella gestione di una clinica di cardiochirurgia e senza una verifica completa dei suoi numerosi interessi e attività collaterali”, si legge nel comunicatoCollegamento esterno dell’USZ. Queste carenze “hanno portato a un’organizzazione insufficiente del reparto”. Oggi Maisano è primario di cardiochirurgia al San Raffaele di Milano e il BlickCollegamento esterno si chiede come mai questo caso abbia finora avuto scarsa eco nella Penisola.

Al San Raffaele – scrive il giornale – “pochi sembrano conoscere il caso svizzero”. Maisano “è considerato una star della medicina e ha operato anche personaggi noti, tra cui […] Flavio Briatore”. Il medico non ha espresso nessun pentimento per quanto successo e la sua reputazione non sembra averne finora risentito. “Al contrario – rileva il Blick – continua a essere considerato un innovatore di primo piano, molto richiesto e quasi intoccabile”. Ma Maisano non è solo una figura di spicco, ma anche un uomo molto ricco. Il medico avrebbe tratto ampi benefici dal successo commerciale del Cardioband, un impianto cardiaco poco invasivo considerato rivoluzionario e che Maisano ha spesso utilizzato, ma rivelatosi potenzialmente letale.

“Francesco Maisano continua a lasciare il segno sul futuro della cardiochirurgia”, titola dal canto suo medinside.chCollegamento esterno. “Mentre Zurigo si fa dolorosamente i conti con l’era Maisano, l’ex primario sembra proseguire la sua carriera internazionale senza particolari preoccupazioni”, scrive la rivista online, sottolineando come il caso metta in luce i rapporti ambigui tra progresso e rischio in medicina. Sotto la sua guida, il reparto di cardiochirurgia del San Raffaele di Milano ha compiuto un importante balzo in avanti nel ranking delle migliori cliniche specialistiche stilato da Newsweek e Statista e Maisano continua a godere di una reputazione scientifica solida, sostenuta da numerose pubblicazioni e incarichi internazionali. Tuttavia, vi è un grande punto di domanda: la strategia fortemente orientata all’innovazione promossa dal medico italiano non ha comportato rischi troppo elevati per i e le pazienti? Citato nell’articolo di medinside.ch, il cardiochirurgo René Prêtre ha riassunto così il periodo a Zurigo di Maisano: “Probabilmente abbiamo messo troppi pazienti al servizio dell’innovazione, invece di mettere l’innovazione al servizio dei pazienti”.

Gian Lorenzo Cornado
L’ambasciatore d’Italia Gian Lorenzo Cornado il 3 gennaio a Crans-Montana. Copyright 2026 The Associated Press. All Rights Reserved.

Crans-Montana, un duro colpo per l’immagine della Svizzera

Il portale nau.chCollegamento esterno si interroga su quale sarà l’impatto della gestione della tragedia di Crans-Montana sui turisti e le turiste svizzere che intendono trascorrere le vacanze in Italia quest’estate. “È immaginabile che non saranno così bene accolti”, afferma Bernhard Bauhofer, esperto di gestione della reputazione. In queste settimane, si è diffusa la percezione di un trattamento poco equo da parte delle autorità elvetiche. “Si può avere l’impressione che i presunti responsabili del catastrofico incendio siano trattati con molta indulgenza, mentre su altri aspetti, ad esempio le fatture dei costi ospedalieri, le autorità svizzere agiscano in modo molto rigoroso”, osserva Bauhofer. Non da ultimo, “la Svizzera, in quanto Paese neutrale, non è più di per sé così apprezzata”, prosegue l’esperto. Lo stereotipo secondo cui in Svizzera si accumulano ricchezze e tutti vivono bene, mentre altri paesi in Europa e nei dintorni versano in condizioni di povertà è ben radicato.

Questa settimana, però, gli incontri tra il presidente della Confederazione Guy Parmelin e Sergio Mattarella e Giorgia Meloni fanno sperare in un ritorno a relazioni meno tese tra i due Paesi. Parmelin si è infatti detto possibilista sul fatto che la Svizzera assuma i costi ospedalieri degli italiani e delle italiane ricoverati negli ospedali svizzeri.

Intervistato dalla Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno, l’ambasciatore d’Italia a Berna Gian Lorenzo Cornado si è detto ottimista sul fatto che si trovi presto una soluzione. Il diplomatico ha inoltre risposto alle critiche che gli sono state mosse negli ultimi mesi, non da ultimo quella del ministro degli esteri svizzero Ignazio Cassis che l’ha in sostanza rimproverato di gettare benzina sul fuoco piuttosto che cercare di fungere da ponte tra i due Paesi.

Cornado ha però respinto però questa lettura, difendendo il proprio operato e il tono diretto adottato nelle ultime settimane: “Sono una persona schietta. È il mio stile. Dico sempre quello che penso. Ma soprattutto dico ciò che il mio Governo mi chiede di dire”, ha affermato l’ambasciatore.

macerie in un paese
Keystone-ATS

La solidarietà svizzera dopo il terremoto in Friuli

Le relazioni tra Svizzera e Italia non sono però fatte solo di tensioni, come dimostra anche un’altra ricorrenza che cade in questi giorni. A cinquant’anni dal terremoto del Friuli del 1976, la stampa svizzera torna infatti sulla devastazione causata dal sisma, al quale la Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno ha dedicato un album fotografico. Il St. Galler TagblattCollegamento esterno si è invece soffermato sulla straordinaria ondata di solidarietà che ne seguì, in particolare dalla Svizzera orientale.

L’impegno fu concreto e duraturo: autorità, istituzioni religiose e cittadinanza contribuirono con circa un milione di franchi per la ricostruzione, mentre numerosi volontari e volontarie si mobilitarono direttamente sul terreno. Questo sostegno, proseguito fino agli anni Ottanta, permise la ricostruzione di interi centri abitati e di edifici storici danneggiati. “Il sostegno dalla Svizzera orientale contribuì al fatto che molte località e monumenti storici potessero essere ricostruiti”, sottolinea il quotidiano.

Da questa esperienza nacque anche un legame duraturo tra le due regioni. Il comitato italo‑svizzero Pro Friuli, fondato a San Gallo negli anni successivi al sisma, continua ancora oggi a promuovere scambi culturali e iniziative comuni. Viaggi, incontri e progetti hanno consolidato nel tempo una rete di relazioni che va oltre l’emergenza iniziale, trasformando la solidarietà in cooperazione stabile.

Il ricordo del terremoto è anche occasione per riflettere sull’impatto più ampio della tragedia. La ricostruzione del Friuli è oggi considerata un modello internazionale e ha influenzato lo sviluppo della protezione civile in Italia. “Il Friuli è diventato una regione esemplare nella gestione del terremoto”, osserva il St. Galler Tagblatt, evidenziando come dalla catastrofe sia nata una nuova consapevolezza in materia di prevenzione e gestione dei rischi.

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