La televisione svizzera per l’Italia

Sapori, potere e crimini, l’Italia che non smette di sorprendere

Giorgia Meloni.
EPA/FABIO FRUSTACI

I quotidiani svizzeri guardano all'Italia con occhi curiosi. Tra un reportage sul mito della pasta di Gragnano e il referendum sulla riforma della giustizia di Meloni, tra la morte di Umberto Bossi e la storia di Rossella Casini, uccisa dalla 'Ndrangheta per aver amato troppo, emerge un ritratto di un Paese che sa sempre stupire. 

Il referendum sulla giustizia nel mirino di Meloni 

La rassegna stampa di questa settimana non poteva non iniziare con il referendum sulla giustizia previsto per il 22 e 23 marzo. La WochenzeitungCollegamento esterno (WOZ), spiega al pubblico svizzero che l’Italia si prepara a un cruciale referendum. Il Governo di estrema destra guidato da Giorgia Meloni ha approvato in autunno una riforma della giustizia che, a detta dell’esecutivo, dovrebbe restituire credibilità alla magistratura e fiducia agli investitori. Tuttavia, visto che si tratta di una modifica costituzionale senza maggioranza dei due terzi in Parlamento, l’ultima parola spetta all’elettorato. 

La Wochenzeitung evidenzia come il dibattito in tutt’Italia sia estremamente polarizzato: la riforma è sostenuta dalla coalizione di Governo e dall’avvocatura penalista, ma osteggiata dall’opposizione di centrosinistra, dall’Associazione nazionale magistrati (ANM), dai sindacati e da molte organizzazioni della società civile. Il fulcro della riforma è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Attualmente, entrambi appartengono allo stesso ordine professionale e si autogovernano attraverso il Consiglio superiore della magistratura (CSM). 

Il Governo Meloni, sottolinea la WOZ, intende abolire questa unicità, costringendo i magistrati a scegliere immediatamente la propria carriera, senza possibilità di passaggio. Di conseguenza, il CSM verrebbe diviso in due organi distinti, i cui membri sarebbero scelti tramite sorteggio. La destra italiana, ricorda il settimanale svizzero, chiede questa separazione da oltre trent’anni, dai tempi dell’ingresso in politica di Silvio Berlusconi, il quale ingaggiò una dura battaglia contro i giudici a causa dei suoi numerosi processi. 

I critici temono che la riforma sia solo il primo passo per indebolire la separazione dei poteri. La Wochenzeitung riporta che Meloni ha trasformato il referendum in un voto di principio sul ruolo della giustizia, attaccando frequentemente decisioni giudiziarie a lei sgradite, come quelle riguardanti i centri di rimpatrio in Albania o le ONG che soccorrono le persone migranti. Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della giustizia, ha persino dichiarato che l’obiettivo è “togliere di mezzo la magistratura”. Con i sondaggi che ora indicano un possibile vantaggio del “no” (fino al 52%), una sconfitta al referendum rappresenterebbe un duro colpo per Meloni in vista delle elezioni del 2027. 

Ogni settimana proponiamo un riassunto dei temi che riguardano l’Italia di cui si è occupata la stampa della Svizzera tedesca e francese. Se vi interessa riceverla comodamente nella vostra casella di posta elettronica, potete abbonarvi alla nostra newsletter gratuita “La selezione della settimana”.

Umberto Bossi
Umberto Bossi in una foto del 2025. Copyright 2026 The Associated Press. All Rights Reserved.

L’addio a Umberto Bossi, il fondatore della Lega

La scomparsa di Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord, ha trovato ampio risalto sui media svizzeri. Come scrive il portale watson.chCollegamento esterno, il politico italiano si è spento all’età di 84 anni in un ospedale di Varese, dove era in terapia intensiva. Conosciuto per le sue “uscite provocatorie”, Bossi è stato una figura centrale della politica italiana per quasi trent’anni. Il sito svizzero ricorda come, partendo da un piccolo movimento regionale negli anni Ottanta, sia riuscito a trasformare il suo partito in un attore di primo piano, portando avanti a lungo una dura battaglia contro la “Roma corrotta” e chiedendo, agli albori, la secessione del Nord ricco dal Sud più povero. 

Anche la Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno dedica spazio alla notizia, sottolineando come la carriera di Bossi sia stata strettamente intrecciata con l’ascesa di Silvio Berlusconi. Il quotidiano zurighese ricorda che il “Senatur” sedette a lungo in Parlamento e fu due volte ministro sotto i governi del fondatore di Forza Italia, pur non mancando di scontrarsi con lui. Le reazioni istituzionali, riportate da entrambe le testate, testimoniano il peso storico della sua figura: la premier Giorgia Meloni ne ha elogiato il contributo alla costruzione della destra italiana, mentre il presidente Sergio Mattarella lo ha definito un “democratico sincero”. 

Il Corriere del TicinoCollegamento esterno ricorda come Bossi sia stato, in qualche modo, anche un innovatore della politica ticinese. A lui, infatti, si ispirò Giuliano Bignasca per fondare la Lega dei Ticinesi.  

Tuttavia, come sottolinea la NZZ, la parabola di Bossi ha conosciuto anche momenti oscuri. Dopo il successo ottenuto nel Nord Italia cavalcando il malcontento verso il centralismo e lanciando invettive contro il Meridione, la sua leadership subì un duro colpo. Nel 2012 fu costretto a dimettersi dalla guida del partito a causa di uno scandalo finanziario legato all’appropriazione indebita di fondi leghisti. 

Oggi, continua la NZZ, il partito è guidato da Matteo Salvini, che nel 2013 ne ha cambiato il nome in “Lega” per raccogliere consensi in tutta Italia. Mentre la formazione fa ora parte della coalizione di Governo a Roma, il quotidiano svizzero nota che nei sondaggi attuali è scesa sotto il dieci%.  

In segno di lutto per la scomparsa del suo fondatore storico, la Lega ha annullato tutti gli eventi previsti per l’imminente referendum sulla riforma della giustizia. 

Roberto Saviano
Roberto Saviano ripreso a Lugano durante il festival Endorfine. Keystone / Ti-Press / Francesca Agosta

L’amore ai tempi della ‘Ndrangheta

La pagina culturale del Tages AnzeigerCollegamento esterno dedica un ampio approfondimento al nuovo romanzo di Roberto Saviano, intitolato “Meine Liebe stirbt nicht” (Il mio amore non muore), che racconta la tragica e vera storia di Rossella Casini. Come scrive il quotidiano zurighese, la protagonista è una studentessa fiorentina di 24 anni che, negli anni Settanta, si innamora di Francesco Frisina, senza sapere che egli è il figlio di un boss della ‘Ndrangheta calabrese. 

Il Tages Anzeiger sottolinea come Saviano, noto in tutto il mondo per le sue inchieste sulla criminalità organizzata a partire dal bestseller Gomorra, si concentri questa volta sulla forza eversiva dell’amore. “Insieme al desiderio di essere felici, l’amore è il più grande nemico della mafia”, spiega l’autore al giornale. Rossella, pur scoprendo la verità sulla famiglia del fidanzato e trovandosi invischiata in una sanguinosa faida tra i clan Condello e Gallico, non riesce a lasciarlo. Tenta ingenuamente di farsi portatrice di pace, chiedendo persino al boss Condello di liberare Francesco dai suoi legami mafiosi in nome del loro amore. 

Questo coraggio le costerà la vita. Il quotidiano zurighese ricorda che Rossella Casini fu assassinata dalla ‘Ndrangheta nel 1981, il suo corpo fatto a pezzi e gettato in mare. Per cinque anni Saviano ha studiato le carte processuali e parlato con i testimoni, trasformando i nudi fatti in una narrazione densa di emozioni. Secondo Saviano, la storia di Rossella è fondamentale per dimostrare che “la mafia non è onnipotente e ci si può opporre”, poiché “la mafia si nutre della nostra paura”. 

In occasione dell’uscita del libro, continua il Tagi, Saviano lancia un duro attacco al Governo di Giorgia Meloni, accusandolo di totale inazione contro la criminalità organizzata. “Da parte del Governo, nessuno combatte contro la criminalità organizzata”, dichiara lo scrittore, che vive sotto scorta dal 2006 ed è considerato una bestia nera dall’attuale esecutivo italiano. Nonostante i tentativi di silenziarlo, conclude il Tages Anzeiger, Saviano continua a scrivere per restituire a Rossella Casini “un posto nel nostro mondo”. 

Il cartello all'entrata della città di Gragnano.
Città di Gragnano

Gragnano, acqua, vento e magia nella capitale della pasta

Semola di grano duro, acqua, aria e un pizzico di magia: questa è la ricetta che fa di Gragnano la capitale indiscussa della pasta, come racconta un reportage della Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno. Situata nel Sud Italia, a metà strada tra Napoli e Salerno, questa cittadina di circa 30’000 abitanti ospita il cuore della produzione di uno dei prodotti italiani più amati. La NZZ descrive come l’aspetto estetico iniziale della città, dominato da edifici moderni e traffico intenso, lasci presto spazio a una bellezza nascosta, percepibile attraverso i sensi, in particolare grazie al profumo di impasto fresco che avvolge le strade. 

Oggi Gragnano conta ancora una ventina di pastifici, che variano da piccole botteghe artigianali a colossi del settore. Tra questi, la Neue Zürcher Zeitung cita “Di Martino”, con le sue confezioni griffate “Dolce & Gabbana”, e soprattutto “Garofalo”, il maggiore produttore locale, molto apprezzato anche in Svizzera. Per ottenere la certificazione “Pasta di Gragnano IGP”, i produttori sono obbligati a realizzare i loro prodotti esclusivamente all’interno dei confini comunali, mantenendo vivo un legame indissolubile con il territorio. 

Ma perché proprio Gragnano? La NZZ ripercorre la storia di Michele Garofalo, che nel 1789 ottenne dal re di Napoli il permesso di produrre pasta. Il segreto del successo risiede nelle condizioni naturali uniche del luogo: l’acqua pura e fresca proveniente dai monti Lattari, essenziale per l’impasto e i mulini, e la costante brezza marina, ideale per un’essiccazione lenta. A questo si aggiunge l’uso delle tradizionali trafile in bronzo, che rendono la superficie della pasta porosa. Massimo Menna, amministratore delegato di Garofalo, paragona la produzione della pasta a quella del whisky: non bastano le materie prime, serve l’esperienza secolare e il legame tra le persone e i doni della natura. 

L’articolo della testata svizzera si sofferma anche su un recente momento di tensione per i produttori: la minaccia dei dazi statunitensi fino al 100% per presunto dumping. Fortunatamente, l’allarme è rientrato con una drastica riduzione delle tariffe (scese al 7% per Garofalo). Secondo la NZZ, questa controversia non ha minimamente scalfito il mito della pasta, che continua a rappresentare un simbolo di convivialità, celebrato anche da un grande murale a Gragnano dedicato a Sofia Loren: “Tutto quello che vedete, lo devo agli spaghetti”. 

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