Italia divisa tra Hoepli, riforma della giustizia e Michelangelo
Settimana intensa per l'Italia vista dai giornali svizzeri. Mentre il Paese si spacca sul referendum per la riforma della giustizia, il Parlamento elvetico riabilita i combattenti antifascisti che lottarono nella Resistenza italiana. Sul fronte culturale, Milano piange la liquidazione della storica libreria Hoepli e il mondo dell'arte trattiene il fiato per la presunta scoperta di opere inedite di Michelangelo.
La fine di un’era, la storica libreria Hoepli di Milano in liquidazione
Apriamo questa rassegna stampa con una notizia che riguarda da vicino anche la Svizzera. Come scrive la Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno, la storica casa editrice e libreria milanese Hoepli, fondata dallo svizzero Ulrich Hoepli nel 1870, è entrata in liquidazione. La notizia, che segue settimane di incertezze e voci di crisi, è stata confermata da un comunicato ufficiale che parla di “scioglimento volontario della società e sua liquidazione” come “unica soluzione giuridicamente adeguata” per proteggere il patrimonio aziendale.
La chiusura della libreria Hoepli, scrive la NZZ, rappresenta un duro colpo per la vita culturale di Milano e dell’Italia intera. Più che un semplice negozio di libri, Hoepli è un’istituzione, un punto di riferimento che si estende su cinque piani dietro il Duomo, in una via intitolata al suo fondatore. La sua storia, racconta il foglio zurighese, è intrecciata con quella dell’Italia stessa. Quando Ulrich Hoepli arrivò a Milano nel 1870, il Paese era in pieno Risorgimento. Hoepli colse l’opportunità, pubblicando i famosi “Manuali”, guide pratiche per le professioni emergenti, e contribuendo così alla formazione della nuova nazione. “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”, e Hoepli, come sottolinea lo scrittore Andrea Kerbaker, ha dato un contributo fondamentale a questo processo.
Oltre ai manuali, la casa editrice ha pubblicato classici commentati, tra cui una celebre edizione della “Divina Commedia”. Con il tempo, la libreria è diventata un luogo di culto per chi ama igli amanti dei libri, con il motto “se non lo trovi da Hoepli, non esiste”.
La crisi di Hoepli, sottolinea la NZZ, è dovuta a una combinazione di fattori. Da un lato, la digitalizzazione e la concorrenza di grandi gruppi editoriali come Mondadori e Feltrinelli hanno messo in difficoltà i piccoli editori. Dall’altro, un’aspra disputa familiare sulla proprietà e il futuro dell’azienda ha aggravato la situazione, con procedimenti legali in corso sia in Svizzera che in Italia. Da una parte i fratelli Barbara, Giovanni e Matteo Hoepli, detentori della maggioranza delle quote, dall’altra il cugino Giovanni Nava.
Nonostante la liquidazione, sottolinea il quotidiano elvetico, la speranza non è del tutto perduta. Si stanno raccogliendo firme per salvare i posti di lavoro, la casa editrice e la libreria, con l’appoggio anche del sindaco di Milano, Beppe Sala. La fine di Hoepli, conclude la NZZ, sarebbe una perdita incalcolabile per la cultura italiana, un pezzo di storia che rischia di scomparire per sempre.
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Riforma della giustizia, l’Italia si spacca al referendum
A meno di dieci giorni dal voto, il Tages AnzeigerCollegamento esterno analizza la profonda spaccatura che sta attraversando l’Italia in vista del referendum sulla riforma della giustizia, voluto dalla premier Giorgia Meloni. Una riforma che, secondo il Governo, mira a modernizzare il sistema giudiziario, ma che, per chi la critica, rappresenta una seria minaccia alla separazione dei poteri.
Il cuore della riforma, spiega il quotidiano zurighese a lettrici e lettori svizzeri, è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Attualmente, entrambe le figure appartengono alla stessa magistratura e possono passare da un ruolo all’altro. La riforma prevede inoltre una modifica della composizione del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), l’organo di autogoverno dei magistrati, e l’istituzione di un nuovo tribunale disciplinare.
Secondo chi sostiene la riforma, scrive il Tages Anzeiger, questa separazione garantirebbe una maggiore imparzialità dei giudici, che non avrebbero più legami di carriera con l’accusa. L’Associazione nazionale magistrati e le opposizioni, invece, ritengono che si tratti di un tentativo di indebolire l’indipendenza della magistratura e di aumentare l’influenza della politica sul sistema giudiziario.
Il clima politico è rovente. Il Governo, e in particolare la premier Meloni, non risparmia critiche alla magistratura, accusata di emettere sentenze “politiche” e di ostacolare l’azione dell’esecutivo. Dall’altra parte, il campo contrario alla riforma paventa un ritorno al passato, a un’epoca in cui la giustizia era asservita al potere politico. La professoressa di diritto costituzionale Giovanna De Minico, citata dal Tages Anzeiger, avverte che “con la riforma, un giudice emetterà sentenze come il Governo gli chiederà di fare”.
La battaglia, sottolinea il giornale, si gioca anche su altri fronti, come la modifica della legge elettorale e l’abolizione del reato di abuso d’ufficio, che secondo voci critiche fanno parte di un disegno più ampio per ridurre i controlli sul potere esecutivo.
L’esito del referendum è incerto. Gli ultimi sondaggi danno il “sì” e il “no” testa a testa. Una vittoria del “sì” sarebbe un trionfo per Giorgia Meloni, mentre una sconfitta rappresenterebbe la sua prima grande battuta d’arresto da quando è a capo del Governo. In ogni caso, come conclude il Tages Anzeiger, la riforma non risolve i veri problemi della giustizia italiana: la lentezza dei processi e l’arretratezza digitale.
Il Parlamento svizzero riabilita i combattenti antifascisti in Italia
Anche la Basler ZeitungCollegamento esterno racconta una storia di confine. Una vicenda a lungo dimenticata e che ora riceve il giusto riconoscimento: la riabilitazione da parte del Consiglio nazionale svizzero dei cittadini e delle cittadine che combatterono contro il fascismo in Italia durante la Seconda guerra mondiale. Una decisione che arriva dopo decenni di oblio e che rende giustizia a coloro che, contravvenendo alla legge che vieta il servizio militare per potenze straniere, scelsero di lottare per la libertà.
La vicenda, scrive il quotidiano basilese, si concentra in particolare nella regione dell’Ossola, al confine con la Svizzera, dove nell’autunno del 1944 i partigiani proclamarono una repubblica indipendente, la Repubblica dell’Ossola. L’esperienza durò poco più di un mese, prima che le truppe tedesche e fasciste la soffocassero nel sangue. Molti partigiani, tra cui diversi ticinesi, e migliaia di civili trovarono rifugio in Svizzera.
Il percorso per la riabilitazione è stato lungo e tortuoso, sottolinea la Basler Zeitung. Nel 2009, il Parlamento aveva già riabilitato i combattenti svizzeri nella guerra civile spagnola, ma non quelli della Resistenza francese e italiana, per mancanza di informazioni e ricerche storiche. Grazie al lavoro di storici come Andrej Abplanalp e Raphael Rues, autori del libro “Kampfzone Ossola”, e a un’iniziativa parlamentare della consigliera nazionale Stefania Prezioso Batou, la questione è tornata d’attualità.
Inizialmente, scrive il quotidiano basilese, la proposta di riabilitazione riguardava solo i combattenti nella Resistenza francese. Tuttavia, grazie all’intervento di Rues in commissione parlamentare, la proposta è stata estesa anche a coloro che hanno combattuto nella Resistenza italiana. La commissione ha riconosciuto il valore dell’impegno per la libertà e la democrazia di questi cittadini e cittadine, e ha approvato la riabilitazione con 16 voti contro 9.
Nonostante l’opposizione di una minoranza, che riteneva inopportuno annullare sentenze emesse legalmente, il Consiglio nazionale ha approvato la legge con 129 voti a favore e 60 contrari. Il ministro della giustizia, Beat Jans, ha sottolineato l’importanza di una “valutazione retrospettiva attraverso la lente della nostra attuale visione democratica e storica”.
Anche se la maggior parte di questi eroi non è più in vita, questa riabilitazione ha un grande valore simbolico per i loro familiari e discendenti, ricorda il foglio basilese. Un atto dovuto, che riconosce il coraggio di chi ha rischiato la vita per un ideale di libertà.
Un nuovo Michelangelo? L’annuncio che scuote il mondo dell’arte
Il settimanale BilanCollegamento esterno riporta una notizia che ha del clamoroso: la scoperta di una serie di opere inedite di Michelangelo, nascoste in una “camera segreta” nella chiesa di San Pietro in Vincoli a Roma, e l’attribuzione di un busto di Sant’Agnese, conservato nella basilica omonima, al grande artista. A lanciare la bomba è Valentina Salerno, attrice, regista e studiosa di Michelangelo, che dopo dieci anni di ricerche afferma di aver trovato le prove di questo tesoro nascosto.
Secondo la Salerno, Michelangelo, prima di morire nel 1564, avrebbe nascosto numerose opere per evitare che cadessero nelle mani di un nipote che detestava. L’artista, noto per il suo perfezionismo, avrebbe fatto passare queste opere per “distrutte come imperfette”, come scriveva il suo amico Giorgio Vasari. I suoi allievi avrebbero poi nascosto le opere in una camera segreta, dividendosi le chiavi per accedervi. Una storia affascinante, che ricorda le trame dei romanzi di Dan Brown, ma che, come sottolinea il Bilan, attende conferme.
Valentina Salerno porta a sostegno della sua tesi tre documenti inediti, di cui uno proveniente dal Vaticano. Inoltre, attribuisce a Michelangelo un busto di “Cristo Salvatore” nella chiesa di Sant’Agnese fuori le mura, che sarebbe in realtà un ritratto del giovane amante dell’artista, Tommaso dei Cavalieri. Un’opera finora trascurata, che ora potrebbe essere rivalutata.
Bilan invita però alla cautela. Non è la prima volta che vengono annunciate scoperte di opere di Michelangelo, che poi si rivelano infondate. Ogni anno, o quasi, spunta un “nuovo” Michelangelo, ma raramente l’attribuzione regge al vaglio di occhi esperti. L’articolo cita diversi esempi di opere attribuite al maestro e poi declassate, come un “modello” per il David o un “Eros” di marmo. Il fenomeno non riguarda solo Michelangelo, ma anche altri grandi artisti come Leonardo da Vinci e Caravaggio.
L’unica eccezione recente, ricorda il settimanale, riguarda alcuni disegni, di minore importanza ma autentici. A febbraio, un piccolo disegno di un “Piede” è stato venduto all’asta per 27,2 milioni di dollari. Una cifra che fa sognare sul valore potenziale del tesoro nascosto a San Pietro in Vincoli. Per ora, però, si tratta solo di un’ipotesi affascinante, in attesa di prove concrete. Il mondo dell’arte, come conclude il Bilan, attende con il fiato sospeso il prossimo “Codice Michelangelo”.
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