Santi, boss e cani a bordo, l’Italia che non si annoia
Dall'esposizione delle spoglie di San Francesco alla morte del boss mafioso Nitto Santapaola. Passando per la novità di Ita Airways sui cani a bordo e i vini di Calabria e Basilicata. Ecco come i media svizzeri raccontano l'Italia, tra cronaca nera, fede e costume.
Assisi, le spoglie di San Francesco esposte ai fedeli
Apriamo questa nostra rassegna con il patrono d’Italia. Centinaia di migliaia di pellegrini sono attesi ad Assisi per vedere le spoglie di San Francesco, esposte per la prima volta al pubblico in un’urna di plexiglas. La Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno racconta l’evento con un lungo reportage dalla città umbra, interrogandosi sull’autenticità delle ossa. “Non esiste una prova scientifica rigorosa, ma una dichiarazione papale”, spiega al quotidiano Marco Moroni, custode del Sacro Convento. Le analisi, riporta il giornale, hanno confermato che si tratta dei resti di un uomo di piccola statura, vissuto in quell’epoca, con un fisico logoro, compatibile con gli ultimi anni di vita del Santo.
La storia delle spoglie di San Francesco è stata travagliata, come scrive la NZZ. Dopo la sua morte nel 1226, il corpo fu nascosto per quasi 600 anni per proteggerlo dai tentativi di furto dei perugini. Fu ritrovato solo nel 1818 e analizzato scientificamente per la prima volta nel 1978. L’articolo descrive la profonda emozione dei fedeli di fronte all’urna, un’esperienza che, secondo un pellegrino intervistato, “non si può descrivere”.
Il culto di San Francesco, sottolinea il quotidiano svizzero citando il giornalista e scrittore Aldo Cazzullo, non è mai diminuito. “Francesco è stato il primo italiano”, afferma Cazzullo alla Neue Zürcher Zeitung, ricordando come il Santo abbia scritto la prima poesia in lingua italiana, inventato il presepe e ispirato artisti e pensatori di ogni epoca. Il suo nome rimane uno dei più popolari in Italia.
La NZZ non manca di notare come la figura di San Francesco sia stata spesso strumentalizzata, da Mussolini fino alla premier Giorgia Meloni. Ma per il custode del convento, “Francesco appartiene a tutti”. L’esposizione, conclude il foglio zurighese, non vuole essere uno spettacolo, ma un momento intenso di fede, un’occasione per i pellegrini di “appoggiare il proprio cuore al suo”.
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Mafia, muore in carcere il boss Nitto Santapaola
Cambiamo tema. All’età di 87 anni Benedetto Santapaola, conosciuto come Nitto, uno dei boss più sanguinari di Cosa Nostra, è morto in un carcere a Milano. La Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno lo definisce “uno che le cose le regolava a modo suo: in modo sanguinario e brutale”. Il quotidiano di Zurigo ripercorre la sua ascesa criminale, a partire da un episodio di giustizia sommaria a metà degli anni Settanta, quando Santapaola e suo fratello torturarono e uccisero quattro giovani ladri che avevano rubato la borsetta della madre. Un’azione che, come sottolinea la Neue Zürcher Zeitung, divenne il suo marchio di fabbrica.
Alleato stretto del numero uno della mafia siciliana, Totò Riina, Santapaola fu corresponsabile delle stragi di mafia che insanguinarono l’Italia negli anni Ottanta e Novanta. Come ricorda il quotidiano svizzero, fu tra i mandanti degli omicidi dei giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel 1992. Per uccidere Falcone, la mafia utilizzò 500 chilogrammi di esplosivo sull’autostrada vicino a Capaci. Borsellino fu invece ucciso da un’autobomba a Palermo. La NZZ menziona anche il “massacro della Circonvallazione”, in cui Santapaola fece uccidere il boss rivale Alfio Ferlito.
Soprannominato “il Cacciatore” per la sua spietatezza, Santapaola sognava in realtà di diventare un imprenditore di successo. Quando questo sogno fallì, scrive il quotidiano, si diede alle estorsioni e omicidi. Ne fece le spese, tra gli altri, il giornalista Giuseppe Fava, che aveva denunciato i legami tra mafia, economia e politica a Catania e che fu assassinato nel 1984 per ordine del boss.
Arrestato nel 1993, Santapaola ha trascorso gli ultimi 31 anni della sua vita in regime di 41bis, il carcere duro. “Si è portato nella tomba i suoi segreti”, conclude la NZZ, citando il rammarico degli oppositori della mafia per le tante verità rimaste nascoste.
Cani di grossa taglia in aereo, la novità di Ita Airways
Ita Airways si appresta a diventare la prima compagnia aerea in Europa a permettere a bordo cani di grossa taglia, fino a 30 chilogrammi di peso. A darne notizia è il portale svizzero WatsonCollegamento esterno, che parla di un “progetto pilota” nel settore. In questa categoria di peso, spiega il sito, rientrano razze come il pastore tedesco, il dalmata o il bull terrier. Finora, la maggior parte delle compagnie aeree ha imposto un limite di peso di otto chilogrammi per gli animali in cabina, mentre Ita ne ammetteva già fino a dieci.
L’iniziativa, come riporta Watson, è per ora limitata ai voli nazionali italiani e ha già ricevuto il via libera dall’Enac, l’ente nazionale per l’aviazione civile. I cani dovranno indossare la museruola, essere tenuti al guinzaglio e viaggeranno ai piedi del padrone, vicino al finestrino, su un apposito tappeto assorbente. Il posto per l’animale avrà un costo aggiuntivo.
La compagnia aerea, partecipata da Lufthansa, giustifica la novità con il desiderio di molti passeggeri di non separarsi dai propri animali domestici durante i viaggi. “Vogliamo che ogni viaggio possa iniziare e finire insieme, senza separazioni”, ha dichiarato il direttore generale di Ita, citato da Watson.
Attualmente, i cani di grossa taglia sono costretti a viaggiare nella stiva, un’esperienza che può essere traumatica. La nuova politica di Ita potrebbe quindi spingere molti proprietari a scegliere l’aereo invece dell’auto. Tuttavia, come fa notare il portale svizzero, la presenza di cani di grossa taglia a bordo potrebbe non essere gradita a tutti. La compagnia ha già fatto sapere che i passeggeri con allergie o paura dei cani potranno cambiare posto. Come conclude Watson, non è ancora stata fissata una data precisa per il primo volo con i nuovi passeggeri a quattro zampe.
Vini, alla scoperta di Calabria e Basilicata
Chiudiamo, come spesso ci capita, con una nota enogastronomica. Calabria e Basilicata, spesso lontane dai riflettori del turismo e dell’enologia, nascondono un ricco patrimonio vitivinicolo che merita di essere scoperto. Ne parla il settimanale CooperazioneCollegamento esterno, che definisce le due regioni un “duo misconosciuto ma di talento”.
Nonostante siano considerate dei “pesi piuma” rispetto a colossi come Puglia e Sicilia, con vigneti molto meno estesi, queste terre offrono un potenziale enorme. “Suoli, risorse idriche e irraggiamento solare formano un quadro ideale per la viticoltura”, spiega alla rivista il critico enologico italiano Luca Maroni, ricordando come gli antichi Greci avessero battezzato queste zone “Enotria”, la terra dei vini.
Come sottolinea Cooperazione, i vigneti di Calabria e Basilicata sono tra i più antichi d’Italia e ospitano vitigni provenienti dal Medio Oriente, arrivati con la colonizzazione greca. In Basilicata, il re indiscusso è l’Aglianico del Vulture, un rosso che cresce sulle pendici del vulcano spento Vulture. L’esperto Alexis Rautureau, citato dal settimanale, lo descrive come un “vino ammaliante, dallo splendore nero e rustico”. In Calabria, invece, l’imperatore dei vitigni è il Gaglioppo, base del celebre Cirò, un vino tannico con aromi di frutti rossi. Si narra che un suo antenato, il Krimisa, venisse offerto ai vincitori delle Olimpiadi antiche.
Dopo essere stata a lungo relegata a una produzione di massa, la viticoltura calabrese, come riferisce Cooperazione, sta ora puntando sulla qualità e sul legame con il territorio, con il Cirò a fare da portabandiera. Grazie anche all’emigrazione, i vini calabresi sono oggi apprezzati in tutto il mondo. Anche l’Aglianico del Vulture ha conquistato i mercati internazionali. Secondo Luca Maroni, intervistato da Cooperazione, i vini di queste due regioni riescono a coniugare “concentrazione e potenza con morbidezza e freschezza”, un equilibrio raro a queste latitudini, che fa ben sperare per il futuro.
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