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L’Italia cambia legge elettorale: il Parlamento approva la riforma Meloni

Giorgia Meloni
Keystone

La riforma elettorale di Giorgia Meloni supera l'ultimo ostacolo parlamentare. Nella rassegna della stampa svizzera trovano spazio anche un'inchiesta sui legami tra mafia e società elvetiche, un ritratto dell'imprenditore Brunello Cucinelli e le difficoltà della fondazione Beloved dopo la tragedia di Crans-Montana.

La legge elettorale di Meloni contestata a sinistra

Apriamo la rassegna con la riforma elettorale voluta da Giorgia Meloni, approvata definitivamente dalla Camera con 227 sì e 164 no, dopo il via libera del Senato a metà settembre. Der RheintalerCollegamento esterno e la Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno ricordano che il voto finale, a scrutinio segreto, era un passaggio politicamente delicato: in luglio alcuni franchi tiratori della maggioranza avevano fatto fallire un primo tentativo. Meloni aveva legato l’esito della votazione alla sopravvivenza del Governo, lasciando intendere che una nuova bocciatura avrebbe potuto portare a dimissioni ed elezioni anticipate.

Il cuore della legge è il premio di maggioranza. Come spiega la Luzerner ZeitungCollegamento esterno, una coalizione o un partito che raggiunga almeno il 42% dei voti ottiene 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato. Se invece la soglia non viene raggiunta, oppure se emergono maggioranze diverse nelle due Camere, si torna alla ripartizione proporzionale. Per il Governo si tratta dello “Stabilicum”, pensato per assicurare governi più duraturi. Per gli oppositori è invece il “Melonellum”, una riforma costruita su misura per consolidare il potere della destra. Liste e coalizioni, scrive il quotidiano lucernese, dovranno inoltre indicare prima del voto il candidato premier: opposizione e costituzionalisti vi vedono una lesione delle prerogative del Quirinale e annunciano ricorsi.

La NZZ osserva che il sistema potrebbe debuttare alle politiche del 2027, salvo l’intervento della Corte costituzionale. Resta però aperta la partita elettorale: il centrosinistra, pur frammentato, è vicino o leggermente avanti nei sondaggi, mentre la coalizione di Meloni risente del calo di Lega e Forza Italia. Der Rheintaler segnala inoltre l’incognita Roberto Vannacci e del suo Futuro Nazionale, accreditato attorno all’8% e potenzialmente decisiva per gli equilibri della destra.

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Per Le TempsCollegamento esterno, il testo riporta al centro un dilemma che accompagna l’Italia fin dal dopoguerra: come conciliare rappresentanza e governabilità. Il quotidiano ginevrino ricorda il precedente della contestata “legge truffa” del 1953 e le numerose riforme succedutesi negli ultimi decenni. Meloni, scrive Le Temps, sostiene che chi vince debba poter governare e rispondere del proprio operato davanti agli elettori mentre Giuseppe Conte replica che il premio di maggioranza rischia di blindare il potere della destra. Infine, Ely Schlein, citrata dalla Luzerner Zeitung, accusa la destra che la nuova legge potrebbe influenzare persino la futura successione al Quirinale dopo Sergio Mattarella.

Zurigo
� Keystone / Claudio Thoma

Mafia e il riciclaggio di denaro in Svizzera

Mafia, spunta l’ennesima pista svizzera. La Freiburger NachrichtenCollegamento esterno, scrive su un caso che ruota attorno a una società bresciana attiva nel settore dei mangimi e dei prodotti veterinari e alla figura di Pasquale Lamberti, imprenditore milanese scomparso e presumibilmente ucciso dalla ’Ndrangheta. Nell’ottobre del 2020 l’azienda di Lamberti inviò una fattura da 457’950 euro a una società con sede nel secondo distretto di Zurigo. Due mesi più tardi seguì una seconda fattura da 280’000 euro destinata a un’altra società con indirizzo presso Paradeplatz. Secondo gli inquirenti, si trattava di fatture false: nessuna merce sarebbe stata ordinata, consegnata o pagata.

Gli investigatori ritengono che la mafia avesse acquisito il controllo sia dell’azienda riconducibile a Lamberti sia delle due società zurighesi. Nella rete svizzera compaiono inoltre una coppia residente in Argovia, avvocati e notai attivi tra Zurigo e Bellinzona. Uno degli imputati principali, già condannato in passato per omicidio volontario e traffico di stupefacenti, dal 2021 figurava come socio e dirigente di una delle imprese coinvolte. Gli inquirenti non escludono ulteriori operazioni sospette né un possibile utilizzo della documentazione per finalità di evasione fiscale.

Secondo il quotidiano friburghese, non si tratta di un caso isolato. Le fatture false alimentano un mercato che vale miliardi e nel quale le società schermo svolgono un ruolo centrale, producendo documenti utilizzati per frodi ai danni delle assicurazioni sociali, lavoro nero nell’edilizia e riciclaggio di denaro proveniente da truffe telefoniche o finanziarie. A rendere possibile il sistema, continua il quotidiano, contribuiscono fiduciari, avvocati e consulenti, oltre a una rete di prestanome remunerati. Nel processo milanese sulla cosiddetta “super-mafia”, un ex capo locale della ’Ndrangheta ha descritto così il meccanismo: chi necessita di denaro contante paga una fattura falsa e riceve indietro gran parte della somma, decurtata di una commissione compresa tra il 2 e il 4%; chi emette il documento trattiene invece l’Iva, mentre il cliente può dedurre fiscalmente una spesa inesistente.

L’articolo sostiene che queste reti transfrontaliere operino da decenni sfruttando le lacune di un sistema svizzero considerato troppo frammentato per contrastare organizzazioni criminali altamente strutturate. Spesso, aggiunge il giornale, autorità e uffici rinunciano a sporgere denuncia perché le procedure risultano costose e raramente portano a risultati concreti. Nel frattempo, una delle società coinvolte è fallita lasciando un debito previdenziale di 32’000 franchi. La coppia argoviese, dal canto suo, continua l’attività professionale. Per tutte le persone coinvolte, conclude il quotidiano friburghese, vale naturalmente la presunzione d’innocenza.

Bruno Cucinelli
Courtesy Everett Collection

Brunello Cucinelli, il filosofo del cashmere

La NZZ am SonntagCollegamento esterno dedica un ritratto all’imprenditore italiano della moda Brunello Cucinelli. Un uomo che, scrive il domenicale, avrebbe potuto fare il filosofo. Ha invece costruito un impero del cashmere, restaurato un borgo medievale e creato un vino che porta il suo nome. Il filo conduttore della sua vita è la bellezza. Da bambino, figlio di contadini umbri, arava i campi con due mucche. Quando chiese al padre perché i solchi dovessero essere perfettamente paralleli, ricevette una risposta semplice: “Perché è più bello”.

Il re del cashmere, noto per capi di lusso venduti in tutto il mondo e raramente sotto i mille franchi, nel 1985 acquistò a Solomeo, vicino a Perugia, un castello trecentesco, un palazzo seicentesco e alcune abitazioni abbandonate. Da allora ha dedicato quasi trent’anni alla rinascita del borgo, dove oggi vive con la moglie, le figlie e i nipoti. La trasformazione ha coinvolto anche il paesaggio circostante: circa 200’000 alberi e arbusti, oliveti, frutteti, campi di cereali e girasoli ridisegnano una valle che Cucinelli ha voluto riportare all’armonia di un tempo. Dal 2011 ne fanno parte anche vigneti disposti in cerchi concentrici, funzionali alla ventilazione ma concepiti anche come un’opera d’arte a cielo aperto.

Il progetto non è una semplice estensione del marchio. Cucinelli fondò l’azienda oltre 45 anni fa con due macchine da maglieria, un piccolo laboratorio e l’aiuto di una zia, puntando su capi di alta qualità destinati a durare nel tempo. Oggi la Brunello Cucinelli SpA conta oltre 3’000 dipendenti, è quotata in Borsa dal 2012 e nel 2025 ha registrato un fatturato di circa 1,4 miliardi di euro.

Nel cuore della tenuta sorge anche una cantina quasi invisibile nel paesaggio, costruita nel declivio della collina. Qui nasce il Castello di Solomeo, un rosso ottenuto principalmente da Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot, con una piccola quota di Sangiovese. Affiancato dall’enologo Riccardo Cotarella, Cucinelli ha perseguito la stessa filosofia applicata alla moda: selezione rigorosa, cura artigianale e attenzione ai dettagli. Dal 2023 vengono prodotte appena 9’000 bottiglie all’anno, vendute a circa 440 euro e destinate a clienti affezionati e collezionisti. Il messaggio, conclude il giornale, è sempre lo stesso: lasciare una traccia di bellezza, che si tratti di un maglione, di un villaggio o di una bottiglia di vino.

L'entrata del Constellation.
Arnaud Journois

Crans-Montana: la Fondazione Beloved fra aiuti e difficoltà

La Fondazione Beloved, creata dal Canton Vallese dopo l’incendio di Crans-Montana, coprirà, entro limiti ancora da definire, le spese mediche, psicologiche e fisioterapiche non rimborsate dal sistema sanitario, oltre a eventuali perdite di reddito. Lo ha assicurato la presidente della Fondazione Doris Leuthard durante un incontro giovedì a Milano con undici famiglie italiane. Il fondo, sostenuto da donazioni pubbliche e private, ha raccolto finora 24 milioni di franchi.

Come racconta la Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno, la missione milanese evidenzia anche la dimensione politica dell’incarico affidato all’ex presidente della Confederazione. Grazie alla propria esperienza diplomatica e alla conoscenza di quattro lingue, Leuthard è chiamata a ricostruire un rapporto di fiducia con le famiglie coinvolte e, indirettamente, a tutelare la reputazione della Svizzera. Con i suoi più stretti collaboratori, Leuthard sta verificando bisogni, ricoveri e possibili interventi complementari rispetto a quelli garantiti dallo Stato italiano. Resta però aperta una questione centrale: chi sosterrà i costi ospedalieri. Guy Parmelin ne aveva discusso con Giorgia Meloni, ma una decisione formale del Consiglio federale non è ancora arrivata.

Nata alla fine di febbraio con una dotazione iniziale di 17 milioni di franchi, di cui dieci versati dal Vallese, Beloved intende aiutare superstiti, familiari e soccorritori quando altri enti non intervengono o lo fanno con ritardo. L’avvio però è stato più lento del previsto, sottolinea ul foglio zurighese. Diventata operativa solo a luglio, a settembre aveva approvato una dozzina di richieste su novanta per un totale di circa 300’000 franchi. Leuthard difende la necessità dei controlli per evitare doppioni e promette criteri vincolanti entro due mesi.

Il quotidiano zurighese descrive però anche una governance segnata da tensioni interne. L’ex ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado, particolarmente critico nei confronti delle autorità svizzere dopo la tragedia, è entrato nel consiglio di fondazione su richiesta delle famiglie italiane. Nel frattempo, quattro dei nove membri del consiglio si sono dimessi, tra dubbi sulla rappresentanza romanda e sul rigore dei controlli, mentre due seggi restano vacanti. Tra polemiche e ritardi, conclude la NZZ, Beloved sta comunque preparando il sostegno psicologico in vista delle audizioni penali di novembre, corsi online per i giovani feriti e la commemorazione del primo anniversario della tragedia.

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