Rimborsi autostradali in Italia: le intenzioni sono lodevoli, ma l’applicazione solleva dubbi
Dai rimborsi autostradali che convincono più sulla carta che nella pratica, allo sviluppo accelerato dell’eolico nel Sud Italia, passando per un bilancio sulla condizione femminile a 80 anni dal primo voto delle donne fino a uno scandalo immobiliare: la nostra carrellata settimanale della stampa svizzera su temi che riguardano l’Italia.
Rimborsi in caso di ritardi sulle autostrade italiane: il principio convince, la pratica meno
La stampa svizzera s’interessa questa settimana alla nuova normativa introdotta in Italia a inizio giugno, che prevede rimborsi dei pedaggi in caso di ritardi dovuti a cantieri sulle autostrade. “Gli automobilisti dovrebbero ricevere un indennizzo se il viaggio si prolunga sensibilmente a causa dei lavori”, con rimborsi parziali o, nei casi più gravi, integrali, precisa la Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno (NZZ). Il meccanismo si basa sulla durata del ritardo: più è lunga l’attesa, maggiore è la quota restituita, fino al 100% per ritardi particolarmente prolungati. La misura rappresenta, nelle intenzioni del governo italiano, un miglioramento dei diritti degli utenti, che il ministro dei Trasporti Matteo Salvini definisce un “punto di svolta”.
Il principio convince, la pratica un po’ meno. Il Tages-AnzeigerCollegamento esterno ricorda infatti che “se il tempo di percorrenza normale viene superato in modo significativo, i gestori autostradali devono rimborsare parzialmente o completamente il pedaggio”, ma mette subito l’accento sugli ostacoli, soprattutto per chi arriva dall’estero. Il rimborso passa attraverso un’unica applicazione che riunisce i concessionari italiani e, nella maggior parte dei casi, richiede passaggi amministrativi tutt’altro che immediati, incluso il codice fiscale.
Sulla stessa linea si colloca l’articolo pubblicato dai giornali del gruppo CH MediaCollegamento esterno, che osserva come il sistema sia tutt’altro che immediato per i turisti. “Non è facile ottenere effettivamente un rimborso dopo il disagio subito”, anche perché l’accesso passa obbligatoriamente attraverso strumenti digitali e requisiti amministrativi poco familiari a che proviene dall’estero. Eppure la norma si applica anche agli automobilisti stranieri e prevede già rimborsi per ritardi relativamente brevi: ad esempio, una decina di minuti su tratte di circa 100 chilometri.
Le reazioni sono contrastanti. Da un lato, il Governo sottolinea il valore simbolico e pratico della riforma; dall’altro, associazioni dei consumatori e organizzazioni automobilistiche esprimono scetticismo. “È evidente che per anni non ci saranno vere sanzioni per chi offre un cattivo servizio”, avverte un’associazione di tutela citata da CH Media. Inoltre, si teme che i concessionari possano compensare i costi dei rimborsi con aumenti delle tariffe.
Rimane così una sensazione ambivalente. Come sintetizza la NZZ, “in teoria sembra eccellente, ma la pratica mostrerà che il rimborso non è del tutto semplice”. In un Paese già tra i più costosi d’Europa per i pedaggi, la novità segna un passo nella direzione giusta. Ma la sua riuscita dipenderà, più che dai principi, dalla capacità di trasformarli in un sistema davvero accessibile.
Ogni settimana proponiamo un riassunto dei temi che riguardano l’Italia di cui si è occupata la stampa della Svizzera tedesca e francese. Se vi interessa riceverla comodamente nella vostra casella di posta elettronica, potete abbonarvi alla nostra newsletter gratuita “La selezione della settimana”.
Sull’eolico, “la Svizzera dovrebbe prendere esempio dall’Italia”
Il BlickCollegamento esterno dedica un reportage allo sviluppo dell’energia eolica in Italia, facendo un raffronto tra la forte espansione che vi è stata nella Penisola e i freni con cui il settore è confrontato in Svizzera.
Non a caso le aziende energetiche elvetiche guardano all’Italia con interesse. In Puglia, il gruppo bernese BKW ha realizzato un parco con 29 turbine, in tempi relativamente brevi. “Abbiamo portato a termine il progetto nei tempi e nei costi previsti, cosa tutt’altro che scontata”, afferma il direttore generale Robert Itschner. Un investimento da 250 milioni di franchi che consente di alimentare circa 140’000 economie domestiche.
Il contrasto con la realtà svizzera è netto. “Investiremmo volentieri di più nella Confederazione, ma spesso non possiamo”, osserva Itschner. Progetti di dimensioni molto più ridotte, come uno nel Giura bernese, restano bloccati per anni nonostante il via libera delle autorità e della popolazione. Tra ricorsi e opposizioni, i tempi si allungano al punto da mettere in discussione la realizzazione stessa degli impianti.
“Il Governo svizzero potrebbe prendere esempio dall’Italia”, afferma il dirigente della BKW, sottolineando come, pur tra mille difficoltà, nel contesto italiano le procedure risultano più rapide e consentono di portare avanti i progetti con maggiore continuità. Il fatto che la popolazione possa dire la sua e opporsi a certi progetti è importante, “ma se vengono bloccati per anni perdiamo la capacità di agire”, prosegue Itschner. Eppure, ricorda, la Svizzera ha bisogno di accelerare: “Servono circa 760 grandi turbine, oggi ce ne sono appena una cinquantina”.
Sul piano tecnico ed energetico, l’eolico è visto come complemento indispensabile al solare, soprattutto nei mesi invernali. Ma la sfida è anche culturale. “Ci si deve abituare a vedere una turbina dietro casa”, osserva Itschner, aggiungendo che la tecnologia è oggi molto più discreta.
“Senza rossetto”: il lungo cammino delle donne italiane
Il 2 giugno di 80 anni fa, le donne italiane esercitavano per la prima volta nella storia il loro diritto di voto. Un’occasione che la Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno coglie al volo per proporre un articolo dal titolo: “Senza rossetto, ma con la voce; come le donne italiane hanno scritto la storia”.
Il quotidiano zurighese ricorda come quel giorno del 1946 segnò una svolta decisiva: non solo l’introduzione del suffragio femminile, ma anche la scelta tra monarchia e repubblica e l’elezione dell’assemblea costituente. “Quel giorno, ottant’anni fa, fu molte cose insieme: una data, una festa, un nuovo inizio”, osserva lo storico Umberto Gentiloni.
Un nuovo inizio che passò anche da un dettaglio rivelatore: l’invito alle elettrici a recarsi alle urne senza trucco, per evitare di lasciare segni sulle schede elettorali. “Senza rossetto” divenne il simbolo di quella giornata ma anche il segno di “quanto fragile fosse la condizione femminile dell’epoca”. Le donne “erano formalmente uguali agli uomini nei diritti politici, ma ancora subordinate nella società e nella famiglia”. Per decenni le strutture sociali sono rimaste immutate, anche se le donne esercitavano un potere informale. Un “criptomatriarcato”, secondo la definizione dello scrittore e giornalista Luigi Barzini.
Negli anni Settanta e Ottanta arrivarono riforme importanti, dal divorzio all’aborto, dall’abolizione del delitto d’onore alla parità nel diritto di famiglia. Oggi le donne occupano posizioni di primo piano nella politica, nell’economia e nella società. “È dunque il momento di festeggiare?”, si chiede la NZZ. “Non del tutto”, scrive il giornale, evocando un quadro complesso e un dibattito ancora molto vivo, come dimostra il proliferare di libri e di dibattiti dedicati al tema della “rivoluzione incompiuta delle donne”. Persistono inoltre molte disuguaglianze: “Il tasso di occupazione femminile resta basso, molte donne lasciano il lavoro dopo la maternità e gran parte del lavoro domestico ricade ancora su di loro”, sottolinea il giornale. Una constatazione – aggiungiamo noi – che vale probabilmente per molti Paesi dell’Europa occidentale.
Un sogno trasformatosi in un incubo
Decine di migliaia di franchi svaniti nel nulla invece della tanto agognata casa in riva al mare in Italia: è la disavventura toccata a non meno di 130 persone nel mondo, tra cui molti svizzeri e svizzere, che avevano versato un acconto al gruppo italiano Arras.
Il BlickCollegamento esterno ritorna su una vicenda che nella Confederazione ha già fatto scorrere parecchio inchiostro, non da ultimo perché la società italiana aveva aperto un ufficio vendite in Svizzera, a Neuchâtel, e tra le persone che hanno perso denaro vi è un volto piuttosto noto, Jean-Christophe Babin, amministratore delegato di Bulgari.
A riaccendere l’attenzione sulla vicenda è ora il fatto che l’ex direttore del gruppo, Enrico Arras, abbia avviato una nuova attività immobiliare in Florida.
Le cifre sono consistenti: oltre 130 presunte vittime reclamano complessivamente più di 16 milioni di euro. Tra loro, ad esempio, anche una famiglia zurighese che aveva versato 78’000 euro per una casa in Sardegna “la cui prima pietra non è mai stata posata”. Una lunga lista che comprende acquirenti privati, ma anche aziende e fornitori rimasti a mani vuote.
Sul fronte giudiziario, la situazione resta incerta. Il tribunale di Milano ha ordinato la liquidazione della società, ma il procedimento penale “stenta a partire” e non ha ancora una data d’inizio. Una lentezza che alimenta la frustrazione dei clienti: “Il tribunale penale italiano avrebbe dovuto fermare queste attività da tempo”, denuncia uno di loro al Blick.
Dagli Stati Uniti, Enrico Arras respinge tutte le accuse e conferma di voler lanciare un’altra attività immobiliare a Miami. Una situazione che lascia senza parole una delle vittime, che “non capisce come possa ricominciare dopo essersi lasciato alle spalle in Italia un cumulo di rovine”, scrive il Blick.
Rimane soprattutto una domanda senza risposta: dove sono finiti i soldi versati dagli acquirenti. “Nessuno sembra saperlo davvero”, osserva il giornale. Un’incertezza che pesa sulle possibilità di rimborso, già ridotte dal fatto che i clienti figurano tra i creditori non prioritari.
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