Riciclare non basta, i consumatori hanno un potere che possono sfruttare
La raccolta differenziata resta fondamentale, ma occorre anche ripensare i consumi e i modelli di produzione. Ne abbiamo parlato con Caritas Ticino, capofila svizzera nel progetto interregionale "Riduciti".
Il tema del riciclo e del riutilizzo degli scarti e dei rifiuti è al centro di un progetto interregionaleCollegamento esterno tra Italia e Svizzera di cui sono capofila rispettivamente la Provincia di Varese e Caritas Ticino.
L’iniziativa “Riduciti” si compone di diverse sfaccettature, tra cui anche lo studio di nuove tecnologie allo scopo di sfruttare gli scarti tessili come isolamento termico negli edifici (ne abbiamo parlato qui).
Ma non si può puntare tutto sulle nuove scoperte in materia, con il vicedirettore di Caritas Ticino Marco Fantoni abbiamo parlato di cosa viene fatto oggi e come migliorare.
Tvsvizzera.it: Quali sono le buone pratiche già attuate per ridurre la produzione di rifiuti? Perché non sono sufficienti?
Marco Fantoni: Sicuramente sia nell’informazione da parte degli enti pubblici, sia nelle scuole, in questi ultimi 40 anni si sono proposti e sviluppati comportamenti responsabili e virtuosi.
Tuttavia, sono stati improntati principalmente sulla separazione dei rifiuti, dunque su quanto noi non utilizziamo più per diversi motivi, non da ultimo la sovraproduzione.
Non si è puntato invece a sufficienza sulla riduzione della produzione dei rifiuti. È un aspetto culturale che va assolutamente ripreso prima possibile.
Altri sviluppi
Riciclo ma non solo: il progetto transfrontaliero che punta a ridurre gli scarti
Il riutilizzo, quindi, non basta. Come si impara a scegliere materiali più ecosostenibili e comprare meno?
No, il riutilizzo non basta. Continuiamo a produrre troppo in nome di una crescita che pare debba essere infinita, ma crea molti scarti. Il consumatore ha pure le proprie responsabilità in questo.
Da una parte dobbiamo, ad esempio, vedere cosa abbiamo nel frigorifero prima di fare la spesa, dobbiamo, nel limite del possibile, scegliere prodotti sostenibili e soprattutto imballaggi che non vadano ad ingolfare i sacchi dei rifiuti solidi urbani.
Non è semplice acquistare buona parte dei prodotti sotto forma di sfuso, ma si può puntare su acquisti mirati; nei prodotti alimentari, ad esempio, ci si può orientare sul prodotto locale, magari non bello da vedere ma buono da mangiare, e si potrebbe evitare di portare la grande distribuzione a vendere frutta destagionalizzata. In fondo, noi consumatori un potere di decisione l’abbiamo.
Le amministrazioni pubbliche offrono le condizioni affinché il riciclo sia efficace?
Le amministrazioni pubbliche, di regola, offrono la possibilità di raccogliere separatamente quasi tutto quello che non va a finire nel sacco dei rifiuti solidi urbani; dagli ingombranti all’umido. Poi ci sono organizzazioni no-profit, come Caritas Ticino, che si occupano di recuperare, mobili, abiti, oggettistica varia, materiale elettrico ed elettronico contribuendo, in collaborazione con l’ente pubblico, alla cura e salvaguardia del territorio oltre a svolgere servizi a favore di persone alla ricerca di un posto di lavoro.
Continuiamo a produrre troppo in nome di una crescita che pare debba essere infinita.
Del resto, Caritas Ticino da oltre 40 anni opera nell’economia circolare, dove ogni anno raccoglie, recupera, ricicla e riusa centinaia di tonnellate di mobili usati, circa 600 tonnellate di abiti usati, circa 3’000 tonnellate di apparecchi elettrici elettronici, oltre a produrre una novantina di tonnellate di ortaggi biologici e eradicare circa 750’000 litri di piante neofite invasive su una superficie di quasi 1 milione di metri quadrati.
Tuttavia, il riciclo potrebbe essere molto più efficace, dato che in Ticino la presenza del termovalorizzatore potrebbe porre i due temi in antitesi. Pur non volendo demonizzare il termovalorizzatore, anche qui il lavoro è culturale. Le scuole vanno in visita all’impianto di Giubiasco, ma le nuove generazioni dovrebbero essere orientate ad un modello circolare e non unicamente di smaltimento. Questo impianto non incentiva né la prevenzione, né il riciclo.
Cosa manca oggi affinché si possa agire in maniera più coesa tra istituzioni, cittadinanza, imprese e gruppi di interesse vari?
Esiste una sensibilità crescente nella cura dell’ambiente e del territorio in cui si vive e le collaborazioni possono essere considerate, in linea di massima, positive tra la società civile e le istituzioni.
Le nuove generazioni dovrebbero essere orientate ad un modello circolare e non unicamente di smaltimento.
Ci vorrebbe una maggior coscienza in ambito produttivo e sensibilità nei confronti dell’economia circolare dove, chi produce – anche sulla spinta di nuove leggi a livello europeo, probabilmente in arrivo anche in Svizzera – possa contribuire allo sviluppo di prodotti che già dalla nascita si pensino sostenibili e dunque riutilizzabili in altre forme fino alla loro morte. È un aspetto culturale che necessita di volontà politica e, di conseguenza, di leggi e applicazioni. Ci sono segnali interessanti in tal senso.
A cosa sperate che porti, nel concreto, questo progetto?
Il miglior rifiuto è quello che non viene prodotto, di conseguenza anche gli obiettivi si indirizzano su questa linea. La Provincia di Varese, capofila italiana e Caritas Ticino, capofila elvetica lavorano in questa direzione, in particolare in ambito informativo e formativo. Prossimamente, in entrambe le regioni saranno organizzati dei momenti formativi destinati alle scuole e ai professionisti del settore della prevenzione dei rifiuti, come i tecnici degli enti pubblici, così come a chi partecipa alle misure d’inserimento socio-professionale di Caritas Ticino e non solo.
Si tratta di lavorare su questi aspetti con coloro che operano quotidianamente nei comuni affinché possano avvicinare questi sviluppi alla cittadinanza; dunque ai consumatori, che con le loro scelte possano spingere anche i produttori a ridurre la sovraproduzione. Potrebbe essere una contraddizione, ma riteniamo che sia uno degli aspetti importanti del nostro progetto.
Quali sono i vantaggi del fatto che è interregionale?
Sicuramente un confronto transfrontaliero anche su questo tema aiuta a conoscere cosa già è in atto nei rispettivi territori e le buone pratiche che possono essere replicate laddove opportuno farlo.
Ci sono pratiche presenti in Ticino, come ad esempio Circular Lugano, Collegamento esternoche permette di evitare l’acquisto di oggetti e utensili ma di noleggiarli a costi contenuti; oppure nella Provincia di Varese dove sono presenti in maggior misura i Gruppi di acquisto solidale (GAS) e i negozi dello sfuso.
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Se volete segnalare errori fattuali, inviateci un’e-mail all’indirizzo tvsvizzera@swissinfo.ch.