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Personale infermieristico, aumenta la mobilità internazionale

Un'infermiera e un'anziana viste di spalle.
Indispensabile. In una casa di riposo svizzera, un’ausiliaria alle cure sostiene una paziente. Keystone / Christian Beutler

Un rapporto del sindacato italiano Nursing Up riaccende il dibattito su infermieri e infermiere che lavorano oltre frontiera. Tra reclutamento internazionale e forti divari salariali, la mobilità del personale sanitario coinvolge tutti i Paesi OCSE, con effetti particolarmente evidenti tra Italia e Svizzera.

Non usa mezzi termini, Antonio De Palma. Il presidente nazionale di uno dei sindacati infermieristici italiani lo chiama “esproprio di futuro”. De Palma dirige Nursing UpCollegamento esterno che, nonostante il nome anglofono, è una storica organizzazione di categoria con sede a Roma. Di recente, Nursing Up ha ha analizzato il fenomeno della fuga di personale infermieristico dall’Italia. Sarebbero ogni anno circa 7’000 le persone che dopo essersi formate nel Paese, scelgono di trasferirsi a lavorare in un’altra nazione.  

Se la formazione costa attorno ai 30’000 euro, sono oltre 200 milioni di euro che, sostiene il sindacalista, ogni anno lasciano la Penisola. “Siamo diventati un vero e proprio vivaio gratuito per i Paesi stranieri. Mentre noi paghiamo docenti, strutture e tirocini, gli ospedali tedeschi, norvegesi e svizzeri si accomodano in prima fila per firmare contratti con ragazzi che non hanno ancora discusso la tesi. È un paradosso folle: l’Italia semina, l’Europa vendemmia”, ha scritto in un comunicatoCollegamento esterno

Aziende specializzate in “esportazione” di infermieri e infermiere 

Il rapporto del sindacato italiano si concentra su alcuni Paesi del continente particolarmente interessati dal fenomeno e su agenzie che agevolano l’esportazione di forza-lavoro infermieristica italiana. Così per la Germania cita GermitaliaCollegamento esterno, da quasi vent’anni attiva nel settore. La sua offerta include un contratto a tempo indeterminato, un corso di tedesco gratuito fino al livello B2, nonché assistenza per alloggio e trasferimento. Sul sito si possono consultare offerte di lavoro, con accento in particolare sui settori della fisioterapia, della tecnica di laboratorio e dell’ostetricia. 

Per la Norvegia, il rapporto menziona i servizi del colosso Global Working, Collegamento esternoche promette stipendi elevati, alloggio e bollette pagate, fino al rimborso del biglietto dell’aereo e anche qui, un corso di lingua gratuito. Quanto alla Svizzera, Nursing Up segnala Progetto SvizzeraCollegamento esterno, una piattaforma che fornisce un pacchetto di servizi al personale infermieristico che dall’Italia voglia trasferirsi a lavorare nelle regioni di lingua tedesca del Paese.  

La Croce rossa svizzera (CRS) è responsabile del riconoscimento nella Confederazione elvetica dei diplomi rilasciati in altri Paesi: https://www.redcross.ch/it/la-nostra-offerta/professioni-sanitarie-riconoscimento-e-registrazione/riconoscimento-dei-diplomi-esteriCollegamento esterno  

Ulteriori informazioni sui requisiti professionali per lavorare in Svizzera sono disponibili in questo sito della Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione (SEFRI):  https://www.recognition.swiss/itCollegamento esterno  

Se dalla Svizzera, invece, volete trasferirvi a lavorare all’estero, la CRS su richiesta rilascia un attestato (“Letter of Good Standing”) che certifica la presenza di una persona nel Registro nazionale delle professioni sanitarie GesReg / NAREG:  https://www.redcross.ch/it/la-nostra-offerta/professioni-sanitarie-riconoscimento-e-registrazione/lavorare-all-estero-attestato-di-registrazione-letter-of-good-standingCollegamento esterno

Alla voce “il prezzo dell’abbandono”, il sindacato italiano elenca anzitutto lo stipendio, che in Italia si aggira fra i 1’500 e i 1’700 euro, mentre nei tre Paesi presi in esame arriva anche al triplo, con alloggio spesso incluso o rimborsato. E la formazione linguistica inclusa nell’offerta.  

Un fenomeno mondiale 

Con ogni evidenza, non si tratta di un fenomeno solo italiano, e neanche solo europeo. Il Rapporto 2025 dell’OCSE “Health at a Glance” (La salute in un colpo d’occhio) sottolinea la crescente mobilità internazionale di infermieri e infermiere. Una figura sempre più cruciale nei sistemi sanitari, che tende a essere malpagata nonostante i carichi di lavoro spesso estenuanti. Giocoforza che chi può farlo, valuti l’emigrazione verso Stati in cui le condizioni finanziarie siano migliori. L’Italia risulta uno dei Paesi considerati dal Rapporto, dove infermieri e infermiere sono pagati peggio.  

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Il numero di assistenti alle cure mediche nell’ultimo decennio ha continuato a crescere ovunque, ricorda l’OCSE. Per la Confederazione, si tratta di numeri particolarmente impressionanti, con una crescita del 20% di chi possiede una qualifica professionale di alto livello. Il dato per qualifiche di ogni livello arriva addirittura al 50%, nonostante l’OCSE puntualizzi che la cifra è legata anche al fatto che nella Confederazione ci sono profili intermedi, che comportano un corso di studi più breve e meno oneroso.

Altri sviluppi

Il Rapporto OCSE dedica un capitoloCollegamento esterno alla cosiddetta “immigrazione internazionale di personale infermieristico”. Spicca il caso irlandese, dove questo tipo di forza-lavoro fra il 2021 e il 2024 arriva a rappresentare il 92% della crescita complessiva del settore ausiliario alle cure. Seguono il Regno Unito e la Nuova Zelanda, dove l’immigrazione infermieristica copre l’80% della crescita del settore. 

Una nota ridimensiona almeno in parte questi numeri: nell’ambito delle professioni mediche, ci sono dati ancora più rilevanti. Così fra i Paesi considerati dal Rapporto, il 19,6% del personale medico viene “importato”, a fronte di un complessivo 8,8% di quello infermieristicoCollegamento esterno. Resta il fatto che, a partire dal 2010, si è assistito a un aumento del 69% della mobilità di infermieri e infermiere, per un totale di circa 800’000 persone che hanno scelto di lasciare il Paese nel quale si erano formate. 

Svizzera in testa  

Insieme a Nuova Zelanda e Regno Unito, la Svizzera guida la classifica OCSE dei Paesi con più personale infermieristico che arriva dall’estero. Quanto agli Stati di provenienza, i dati relativi al 2020/2021 vedono Filippine, India, Polonia e Nigeria in cima alla “top ten”. Una classifica influenzata, almeno in parte, dalle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). 

La più recente, pubblicata nel 2023, contiene una lista di 55 nazioniCollegamento esterno in cui il sistema sanitario è particolarmente sotto pressione. In quei Paesi, secondo l’OMS, il reclutamento attivo dall’estero di personale sanitario “dovrebbe essere evitato, a meno che non sia accompagnato da misure di compensazione”. Della lista non fa parte nessuno Stato del continente Europa.  

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