Perquisizioni in Ticino e un arresto nell’inchiesta antimafia di Milano
Su richiesta delle autorità italiane, l’Ufficio federale di polizia è intervenuto in Ticino, dove una persona è stata fermata in vista dell’estradizione. L’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Milano riguarda una presunta rete di riciclaggio, frodi fiscali e traffico di droga.
Le ricadute della vasta inchiesta antimafia coordinata dalla Procura di Milano si sono fatte sentire anche in Ticino. Su incarico del Ministero pubblico della Confederazione (MPC), e nell’ambito della domanda italiana di assistenza giudiziaria, l’Ufficio federale di polizia (Fedpol) ha eseguito numerose perquisizioni nel cantone, in collaborazione con la Polizia cantonale. Una persona è stata arrestata su incarico dell’Ufficio federale di giustizia ed è ora in carcerazione in vista dell’estradizione.
Il MPC ha confermato a Keystone-ATS di avere ricevuto una domanda di assistenza giudiziaria italiana. L’intervento elvetico rientra in una più ampia operazione che ha interessato anche la Spagna, oltre a diverse province italiane. La Guardia di finanza ha comunicato che erano in corso arresti anche in Spagna e in territorio elvetico. Il MPC non ha fornito ulteriori dettagli.
Le attività in Svizzera e in Spagna si sono svolte con il sostegno dell’unità I-CAN di Interpol, dedicata alla cooperazione contro la ’ndrangheta (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta), e in contatto con gli esperti per la sicurezza della Direzione centrale della polizia criminale italiana di stanza a Berna e Madrid. Nel corso degli interventi sono stati posti sotto sequestro denaro contante, conti correnti, criptovalute, automobili, imbarcazioni, gioielli e orologi di lusso.
La nuova operazione riporta l’attenzione sulle vulnerabilità che la criminalità organizzata può sfruttare oltre confine. Non è il primo intervento internazionale con ricadute sul territorio svizzero: solo alcuni mesi fa, una retata condotta soprattutto in Spagna con sviluppi in Svizzera aveva già fatto emergere il caso di Roveredo, nei Grigioni:
Altri sviluppi
Roveredo, specchio di una Svizzera vulnerabile all’infiltrazione mafiosa
Al centro dell’inchiesta italiana c’è quella che la Guardia di finanza definisce una “banca occulta”. L’ordinanza di applicazione di misure cautelari, emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano nell’ambito dell’attività delegata dalla Direzione distrettuale antimafia e coordinata dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, riguarda 30 indagati: 16 sono destinatari della custodia cautelare in carcere e 14 degli arresti domiciliari. È stato inoltre disposto un sequestro preventivo d’urgenza per oltre 21 milioni di euro, pari a circa 19,5 milioni di franchi.
Secondo la Guardia di finanza, l’indagine del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Milano, svolta con il supporto del Gruppo di Monza, avrebbe permesso di individuare un’associazione per delinquere aggravata dall’agevolazione e dal metodo mafioso. Alla rete vengono contestati, a vario titolo e nella fase delle indagini preliminari, riciclaggio internazionale, frodi fiscali, reati fallimentari, traffico di stupefacenti e violazioni in materia di armi.
Fatture false e riciclaggio
Gli investigatori stimano in oltre 110 milioni di euro il valore delle fatture false e in circa 68 milioni quello del presunto riciclaggio. Il quotidiano milanese Il Giorno precisa che l’ipotesi riguarda un riciclaggio internazionale realizzato attraverso criptovalute. Secondo LaPresse, citata dal Corriere del Ticino, la struttura finanziaria avrebbe operato da Pero, nell’area milanese, dietro la copertura di una società di autonoleggio. Avrebbe messo in relazione evasori fiscali, trafficanti di droga e persone ritenute vicine a organizzazioni mafiose, trasferendo denaro anche attraverso conti bancari e criptovalute.
Il Giorno, che riferisce di quasi novanta capi d’imputazione ricostruiti nell’ordinanza, descrive un meccanismo articolato in quattro fasi: raccolta del denaro contante, emissione di fatture false, restituzione del contante e successivo riciclaggio. Un ruolo centrale sarebbe stato svolto dalle cosiddette “cartiere”: società intestate a prestanome, con sedi in Lombardia e Campania, utilizzate per emettere fatture per operazioni inesistenti a favore di imprese compiacenti attive nell’edilizia, nella logistica e nei servizi. Il denaro versato tramite bonifico sarebbe poi stato restituito in contanti, al netto di una commissione compresa tra il 2 e il 5 per cento.
Mafia unita
I media italiani riferiscono inoltre della presenza, fra gli indagati, di presunti esponenti della ’ndrangheta, della camorra e della cosiddetta “Quarta mafia” foggiana. Secondo quanto riferito dall’ANSA, fra i destinatari delle misure vi sarebbe anche un autista dell’ufficio del giudice per le indagini preliminari di Milano, posto agli arresti domiciliari e indagato per accesso abusivo a un sistema informatico. Il Giorno aggiunge che l’uomo si occupava dei beni sotto sequestro e risulterebbe già coinvolto in un’altra indagine. Il quotidiano milanese riferisce anche di un ispettore della Guardia di finanza, destinatario degli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione.
L’operazione è condotta dai comandi provinciali della Guardia di finanza di Milano e Monza Brianza, con il supporto del Servizio centrale d’investigazione sulla criminalità organizzata, del Nucleo speciale repressione frodi tecnologiche e delle unità Anti-terrorismo pronto impiego. Oltre 350 finanzieri sono impegnati nelle perquisizioni in varie province italiane.
Vedi più articoli di TVSvizzera.it nei risultati di Google. Per saperne di più
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Se volete segnalare errori fattuali, inviateci un’e-mail all’indirizzo tvsvizzera@swissinfo.ch.