Nel cuore finanziario svizzero nasce un nuovo sportello per investire in Italia
L'Italia va a cercare investitori svizzeri nel cuore finanziario di Zurigo. Con il trasferimento del proprio Desk per l'attrazione degli investimenti da Berna alla capitale economica elvetica, l'Agenzia governativa ICE punta a rafforzare un rapporto già intenso: la Svizzera è fra i principali investitori esteri nella Penisola e rappresenta uno dei partner economici più importanti per l'industria italiana.
Il nuovo FDI Desk, dedicato all’attrazione degli investimenti esteri in Italia, ha sede in Dolderstrasse 62 negli spazi della Camera di commercio italiana per la Svizzera (CCIS). Il trasferimento da Berna mira ad avvicinare l’offerta italiana al principale centro economico-finanziario svizzero e a lavorare più da vicino con il tessuto imprenditoriale locale.
“Gli investimenti diretti esteri non rappresentano semplici movimentazioni di capitale, ma sono veri e propri acceleratori di crescita, innovazione e sviluppo”
Samuele Porsia, direttore ICE Svizzera
“Gli investimenti diretti esteri non rappresentano semplici movimentazioni di capitale, ma sono veri e propri acceleratori di crescita, innovazione e sviluppo”, ricorda Samuele Porsia, direttore dell’Ufficio ICE in Svizzera, l’Agenzia pubblica che sostiene l’internazionalizzazione delle imprese italiane e l’attrazione di investimenti esteri.
Una relazione che va oltre gli scambi commerciali
Prima ancora degli investimenti, il rapporto fra Italia e Svizzera poggia su un interscambio commerciale consolidato e in crescita. “Per prossimità geografica e integrazione delle filiere, la Svizzera è il quarto mercato di destinazione dell’export italiano e il quinto partner commerciale dell’Italia nel 2025”, sottolinea Samuele Porsia. “Ormai abbiamo superato il tetto dei trenta miliardi di export”, osserva, indicando una relazione economica che continua a crescere e che costituisce la base su cui costruire nuovi investimenti, insediamenti produttivi e partnership industriali.
Su questa base di scambi si innesta ora l’obiettivo del nuovo Desk: favorire non solo vendite ed esportazioni, ma anche insediamenti produttivi, capitali e partnership industriali.
Il Desk si trasferisce a Zurigo in una fase di forte dinamismo dei rapporti economici bilaterali. Nel 2024 gli investimenti diretti netti in entrata in Italia dalla Svizzera sono saliti a 8,493 miliardi di euro, contro 2,312 miliardi nel 2023. Nello stesso anno i flussi netti dall’Italia verso la Svizzera sono stati pari a 287 milioni. Per il 2025, i dati provvisori indicano 2,486 miliardi in entrata in Italia e 342 milioni in uscita verso la Svizzera.
Alla fine del 2024, lo stock di investimenti diretti di società svizzere in Italia era pari a 34,205 miliardi di euro, contro 14,702 miliardi di investimenti italiani in Svizzera.
Il peso delle imprese controllate
La relazione si misura anche nella presenza delle imprese. Nel 2023, ultimo anno disponibile nella tavola bilaterale Istat–ICE, le società a controllo svizzero con sede in Italia erano 1’634, con 161’677 addetti e 53’342 miliardi di euro di fatturato. Sul versante opposto, le imprese a controllo italiano in Svizzera erano 684, con 19’597 addetti e 13,728 miliardi di euro di fatturato.
Il Desk: un interlocutore per l’investitore
La funzione del Desk è soprattutto operativa. Alle imprese svizzere interessate a investire o a espandersi in Italia fornisce informazioni su incentivi, quadro normativo, opportunità settoriali e localizzazioni. ICE può inoltre accompagnare progetti greenfield, aperture di filiali, iniziative con start-up e ricerca di spazi o terreni per attività produttive. “In sintesi, li accompagniamo mano nella mano fino all’Italia”, spiega Porsia.
La Camera di commercio può poi integrare questo percorso con servizi specialistici, per esempio sul piano amministrativo e regolamentare.
Il servizio della CCIS risponde anche a una cautela diffusa tra le imprese elvetiche. “Più che difficoltà, sono già spaventate in partenza dalla complessità amministrativa italiana”, osserva Fabrizio Macrì, segretario generale della CCSI. “Guardano all’Italia un po’ come a un posto interessante ma complesso. Il potenziale italiano, aggiunge, resta però elevato per dimensione del mercato e forza della manifattura”.
Il primo traguardo è concreto: “Nel nostro piccolo saremmo contenti già di poter accompagnare una decina di investitori e, tra questi, avere due o tre casi di successo”, dice Porsia. Per riuscirci, il Desk dovrà farsi conoscere sul territorio svizzero e coinvolgere anche gli imprenditori italiani di seconda e terza generazione che potrebbero reinvestire in Italia.
Perché gli investitori svizzeri guardano all’Italia
Non esiste una ripartizione ufficiale degli investimenti bilaterali per settore, ma la presenza svizzera in Italia è particolarmente forte nelle scienze della vita, nell’alimentare, nell’automazione, nei servizi finanziari e nella chimica per le costruzioni. Tra i principali gruppi presenti figurano Roche, Novartis, Nestlé, ABB, Zurich e Sika.
Macrì segnala inoltre un canale ancora poco esplorato: “L’equity svizzero è interessato alla manifattura italiana”. Il sistema produttivo nazionale, rileva, è “molto dinamico e molto propenso all’internazionalizzazione, ma è formato soprattutto da imprese medio-piccole che possono avere bisogno di capitale, visione internazionale e strategia per crescere”.
“L’equity svizzero è interessato alla manifattura italiana”
Fabrizio Macrì, segretario generale Camera di commercio italiana per la Svizzera
Il richiamo dell’Italia non si esaurisce negli incentivi fiscali. Per Macrì, il primo elemento da valorizzare è il mercato: “L’opportunità di poter vendere in Italia spesso è legata all’investimento. Se tu investi in Italia, secondo me puoi accedere molto più facilmente a opportunità di mercato”. Un Paese di circa sessanta milioni di abitanti, con una solida base industriale, offre quindi alle aziende svizzere non solo una sede operativa, ma una via per consolidare vendite e presenza commerciale.
A questa leva commerciale si aggiunge quella industriale e logistica. Secondo Porsia, “l’Italia adesso cerca di proporsi anche come hub produttivo e logistico per le aziende svizzere”. Per un Paese senza accesso al mare, i collegamenti verso i porti di Trieste e Genova, il costo del lavoro competitivo e qualificato e l’accesso ai mercati dell’Unione Europea e del Mediterraneo trasformano l’Italia in una possibile piattaforma per produrre e riesportare. “Gli operatori svizzeri sono molto sensibili a tutto ciò che riguarda trasporto, logistica, costo del lavoro”, sottolinea.
Perché le imprese italiane investono in Svizzera
Per le imprese italiane, la Svizzera è anzitutto un mercato ricco, ad alta capacità di spesa e con margini spesso più elevati di quelli realizzabili nell’Unione europea. “Questo è un mercato estremamente ricco che ti dà dei margini più difficili da realizzare sicuramente in mercati dell’Unione Europea”, osserva Macrì. L’investimento o l’insediamento seguono quindi, prima di tutto, una precisa opportunità commerciale.
“La Svizzera è un mercato estremamente ricco che ti dà dei margini più difficili da realizzare sicuramente in mercati dell’UE”
Fabrizio Macrì, segretario generale Camera di commercio italiana per la Svizzera
Per i beni strumentali, il vantaggio è anche l’accesso alle grandi multinazionali presenti nel Paese e, attraverso di esse, al mercato mondiale. Nei settori ad alta e medio-alta tecnologia, Macrì segnala invece “la ricerca di collaborazioni, joint venture, partnership industriali e progetti di ricerca, anche con il Politecnico di Zurigo e quello di Losanna”. La Svizzera agisce così non solo come sbocco commerciale, ma come piattaforma per alleanze industriali, tecnologiche e scientifiche.
L’attrattiva non elimina gli ostacoli. I costi di fornitori, affitti e servizi sono più alti per un’impresa abituata al mercato italiano, soprattutto oltre Gottardo; inoltre, la concorrenza è intensa. “Questo è un mercato estremamente competitivo e concorrenziale”, avverte Macrì. Per entrare con successo servono una proposta di valore forte e risorse adeguate per sostenerla.
Stabilità delle regole e rapporti bilaterali
Le recenti tensioni politiche e diplomatiche tra Svizzera e Italia non sembrano aver prodotto, finora, ricadute misurabili sui rapporti imprenditoriali. “Non ho visto nessun tipo di ripercussione dal punto di vista commerciale economico”, afferma Porsia. Per gli investimenti resta però decisiva la prevedibilità delle regole: “La certezza normativa è la cosa più importante” come anche la stabilità politica.
Macrì indica nella Svizzera un riferimento anche per la semplificazione: “La semplicità nei rapporti con la pubblica amministrazione per le imprese è una condizione essenziale per rendere un Paese più accessibile a chi investe”.
La sfida è tradurre rapporti commerciali già profondi in nuovi progetti capaci di generare impianti, ricerca, filiere e occupazione qualificata. Il Desk di Zurigo nasce come punto d’incontro fra la domanda svizzera di investimento e l’offerta italiana di industria, innovazione e territori. La sua efficacia si misurerà nella qualità dei progetti che riuscirà a far maturare.
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