La televisione svizzera per l’Italia

Meloni-Trump, è scontro aperto: finisce l’idillio tra i due populismi

Trump e Meloni con altri capi di governo quasi pronti per la foto di rito.
EPA/YONHAP

Dallo scontro tra Meloni e Trump alla crisi del calcio, passando per tensioni diplomatiche e la riforma della legge elettorale: ecco come la stampa svizzera racconta l’Italia questa settimana. 

Meloni contro Trump: il giallo sulla foto e le frizioni transatlantiche

Apriamo la rassegna stampa con il tema della settimana: la disputa pubblica tra Donald Trump e Giorgia Meloni. Citiamo eccezionalmente una testata tedesca, la Süddeutsche ZeitungCollegamento esterno, che racconta come lo scontro sia esploso dopo una telefonata del presidente americano con un giornalista italiano, propagandosi rapidamente sui social e nei canali diplomatici. Il nodo è apparentemente banale: Trump ha raccontato che Meloni lo avrebbe “implorato” per ottenere una foto sul divano del summit di Évian, sostenendo di aver ceduto “per pietà”. 

Il quotidiano tedesco ricostruisce però come lo scontro non nasca dal nulla, ma rappresenti l’apice di una tensione che dura da mesi e che ha radici strutturali. Meloni si era a lungo presentata come “ponte” tra l’Europa e l’America di Trump, una posizione che le consentiva di valorizzare le affinità ideologiche – la lotta all’immigrazione, il sovranismo, l’ostilità al “woke” – senza rinunciare alla collocazione atlantica dell’Italia. Ma quella costruzione, scrive la Süddeutsche Zeitung, si è rivelata sempre più fragile. In aprile, Meloni aveva criticato pubblicamente le parole di Trump sul Papa; al G7 di Évian, le fotografie avevano suggerito un disgelo che ora appare illusorio. 

Sullo sfondo pesano divergenze concrete di politica estera che il quotidiano analizza con precisione: la riluttanza italiana a lasciarsi coinvolgere nel conflitto con l’Iran, il rifiuto di autorizzare una sosta aerea americana a Sigonella e la questione dello Stretto di Hormuz hanno irritato profondamente la Casa Bianca. Trump, scrive il giornale, non perdona agli alleati l’assenza nei momenti che considera decisivi. E Meloni si trova a pagare il conto di ogni suo passo indietro. 

Le conseguenze interne complicano ulteriormente il quadro. La testata tedesca osserva che Trump è impopolare in Italia, che la guerra in Iran ha fatto salire i prezzi dell’energia e che il referendum italiano sulla giustizia, perso da Meloni a marzo, aveva già segnalato come la vicinanza a Trump stesse diventando un peso, quanto meno sul piano elettorale. Fratelli d’Italia è sotto pressione sia da sinistra, dove l’opposizione si sente in ascesa, sia da destra, dove l’ex generale Roberto Vannacci ha fondato un partito che nei sondaggi supera già la Lega. 

La domanda che rimane aperta, conclude la Süddeutsche Zeitung, è se questa escalation segni la fine di una “particolare amicizia politica” o se la realpolitik transatlantica, con i suoi interessi consolidati, consentirà una rapida ricomposizione del conflitto.

Ogni settimana proponiamo un riassunto dei temi che riguardano l’Italia di cui si è occupata la stampa della Svizzera tedesca e francese. Se vi interessa riceverla comodamente nella vostra casella di posta elettronica, potete abbonarvi alla nostra newsletter gratuita “La selezione della settimana”.

L'ambasciatore Gian Luigi Cornado.
L’ambasciatore Gian Luigi Cornado. Keystone / Alessandro Della Valle

L’ambasciatore che ha diviso Svizzera e Italia va in pensione

La Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno torna sulla tragedia di Crans-Montana in occasione del pensionamento dell’ambasciatore italiano a Berna Gian Lorenzo Cornado. Secondo il quotidiano zurighese la gestione di Cornado della tragedia è stata “poco diplomatica” e ha suscitato tensioni con le autorità svizzere. La NZZ sintetizza la vicenda con due immagini: il primo gennaio Cornado al Centro congressi tra i parenti disperati, che esce più volte dalla sala per aggiornare i giornalisti; il 23 giugno lo stesso ambasciatore, quasi in solitudine, mentre depone un mazzo di fiori al memoriale, per il suo ultimo atto ufficiale prima del pensionamento. 

Secondo la testata elvetica, la dinamica è stata segnata dall’immediatezza con cui Cornado ha eseguito le direttive di Roma. All’alba del primo gennaio, informato della possibile presenza di connazionali tra le vittime, ha allestito un’unità di crisi su mandato del ministro degli esteri Tajani, coordinando aiuti concreti: elicotteri, trasferimenti di persone ustionate in ospedali specialistici di Milano e la costituzione dell’Italia come parte civile nel procedimento penale. 

Quel ruolo assertivo, osserva la NZZ, gli ha però attirato critiche. Cornado ha espresso pubblicamente dubbi sull’operato delle autorità locali, chiedendo che maggiore responsabilità sia attribuita ai gestori della discoteca. In gennaio Roma lo ha temporaneamente richiamato in segno di protesta per la scarcerazione di Jacques Moretti, scelta che la NZZ definisce “inusuale” e politicamente significativa. Il rientro a Berna, in aprile, è avvenuto dopo trattative sul rimborso delle cure ospedaliere: il presidente della Confederazione Guy Parmelin, sollecitato anche da Giorgia Meloni, aveva a quel punto annunciato che la Svizzera avrebbe assunto quei costi. 

Il foglio zurighese ricorda un dettaglio biografico rivelatore: da bambino, cresciuto a Bruxelles dove il padre era funzionario europeo, Cornado attraversava la Svizzera ogni estate in automobile e ne rimase affascinato. Intorno ai dieci anni, in vacanza con la famiglia in Lombardia, insistette per fare escursioni oltre confine. Si impressero nella sua memoria la pulizia delle strade, i balconi fioriti, la cordialità della gente e cose che si vedevano raramente nell’Italia di fine anni Sessanta: i televisori a colori, le grandi limousine.  

Venire a Berna come ambasciatore fu, allora, la realizzazione di un sogno d’infanzia. Pur andando in pensione, Cornado non si allontanerà dalla Svizzera: è stato eletto nel consiglio di fondazione di Beloved, l’ente del Canton Vallese per assistere le vittime di Crans-Montana, conclude la Neue Zürcher Zeitung.

Giorgia Meloni.
Se il Governo Meloni portasse a termine la legislatura, le prossime elezioni politiche in Italia dovrebbero tenersi nel settembre 2027. EPA/GIUSEPPE LAMI

Meloni cambia le regole del gioco per le prossime elezioni politiche

Giorgia Meloni vuole riformare la legge elettorale italiana a poco più di un anno dalle elezioni legislative (se il governo reggerà). Lo ricorda la Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRFCollegamento esterno. Una mossa che il politologo Roberto D’Alimonte, docente alla Luiss di Roma e massimo esperto di sistemi elettorali, bolla senza mezzi termini: “Non si fa”. Perché una riforma del genere, per essere legittima, dovrebbe ottenere il consenso non solo della coalizione di governo, ma almeno di una parte dell’opposizione. Cosa che finora non è avvenuta. 

Il rischio, spiega D’Alimonte a SRF, è quello di innescare un circolo vizioso già visto in Italia: ogni volta che cambia la maggioranza, cambia anche la legge elettorale. La storia repubblicana italiana è così un catalogo di sistemi dai nomi fantasiosi – “Mattarellum”, “Porcellum”, “Rosatellum”, “Italicum” – che oscillano tra proporzionale e maggioritario a seconda delle convenienze del momento. 

La proposta di Meloni ha, secondo il professore, “un doppio volto”. In linea generale, prevede che i seggi siano distribuiti in proporzione ai voti ottenuti. Ma scatterebbe un meccanismo diverso se una lista o coalizione superasse la soglia del 42 per cento: a quel punto entrerebbe in gioco un premio di maggioranza a garantire una governabilità stabile. Il sistema, scrive SRF, premia chi riesce ad aggregare consensi sufficienti. 

Il problema, secondo SRF, è che questo meccanismo rischia di produrre l’effetto opposto a quello desiderato. I partiti minori, pur di impedire che qualcuno raggiunga il 42 per cento, avrebbero tutto l’interesse a correre da soli, frammentando il voto. L’alternativa – un doppio turno tra le due coalizioni più votate – avrebbe risolto il problema, ma Meloni l’ha esclusa. 

E qui entra in scena il vero “guastafeste”, come lo definisce SRF: l’ex generale Roberto Vannacci, che con il suo nuovo partito di estrema destra raccoglie nei sondaggi circa il cinque per cento. Se Vannacci si presentasse alle elezioni da solo, potrebbe sottrarre alla coalizione di centrodestra voti sufficienti per farle mancare il premio di maggioranza. Quello che Meloni aveva pensato come uno strumento per governare stabilmente le si potrebbe dunque ritorcere contro. La legge arriva ora in Parlamento, ma i tempi sono stretti perché conclude SRF, le elezioni si avvicinano.

Giovanni Malagò.
Giovanni Malagò sorride dopo la sua elezione alla testa del calcio italiano. Alfredo Falcone / Lapresse

Calcio italiano in crisi, Malagò alla guida della FIGC per rilanciare la Nazionale

Non potevamo certo non parlare di calcio, con i Mondiali in corso. E lo facciamo con un contributo della Tribune de GenèveCollegamento esterno che analizza la nomina di Giovanni Malagò alla presidenza della Federazione italiana giuoco calcio (FIGC), avvenuta il 22 giugno e sostenuta da una larga maggioranza. L’ex numero uno del CONI succede a Gabriele Gravina, dimessosi dopo il fallimento della qualificazione ai Mondiali 2026, e si trova ora a guidare un movimento attraversato da una crisi profonda. 

Il quotidiano ginevrino sottolinea come l’elezione rappresenti un tentativo di ristabilire stabilità e credibilità istituzionale in un sistema segnato da divisioni interne e risultati sportivi deludenti. Il nuovo presidente, che gode di un ampio consenso trasversale – dai club ai rappresentanti di calciatori e allenatori – incarna la volontà di ricompattare il calcio italiano attorno a una leadership forte. 

Al centro dell’articolo, visti i tempi, resta l’assenza dell’Italia dal Mondiale: una mancanza che non è più percepita come un incidente, bensì come il sintomo di un declino strutturale. Per la Tribune de Genève, il rischio maggiore è che alla delusione si sostituisca progressivamente il disinteresse della tifoseria, indebolendo ulteriormente il legame tra la Nazionale e il Paese. 

In questo contesto, osserva la Tribune de Genève, la sfida di Malagò appare duplice. Da un lato, dovrà intervenire sull’emergenza immediata, a partire dalla ricostruzione della squadra e dalla scelta della guida tecnica. Dall’altro, sarà chiamato ad affrontare problemi più radicati: la debolezza dei settori giovanili, la mancanza di coordinamento tra federazione e club e l’assenza di una visione condivisa dello sviluppo del calcio italiano. 

Il giornale evidenzia infine come questa crisi non riguardi soltanto il piano sportivo, ma anche quello culturale e organizzativo. L’Italia, forte di una tradizione calcistica prestigiosa, fatica oggi a tradurre la propria storia in un progetto competitivo. La nomina di Malagò viene così interpretata dalla Tribune de Genève come un passaggio decisivo: non solo un cambio ai vertici, ma un banco di prova per verificare se il sistema sarà realmente capace di rinnovarsi e tornare protagonista sulla scena internazionale. 

Articoli più popolari

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Se volete segnalare errori fattuali, inviateci un’e-mail all’indirizzo tvsvizzera@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR