L’Italia tra declino industriale, paradisi fiscali e sfide politiche
I media svizzeri tracciano questa settimana un quadro in chiaroscuro dell'Italia contemporanea: dal declino dell’impero Agnelli guidato da John Elkann alla crisi d’identità del calcio azzurro e alle difficoltà di Giorgia Meloni dopo la sconfitta referendaria. A fare da contraltare è il boom di Milano come paradiso fiscale per i superricchi.
John Elkann il becchino dell’industria italiana
Il declino dell’industria automobilistica, la svendita del settore editoriale, i fallimenti sportivi di Juventus e Ferrari: il popolo italiano fatica a digerire l’impopolare erede degli Agnelli e il suo allontanamento dall’identità nazionale. È questo il ritratto di John Elkann tracciato dalla Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno (NZZ). Il quotidiano zurighese descrive Elkann come il “becchino dell’industria automobilistica italiana”, un leader che, a differenza del carismatico nonno Gianni Agnelli, si comporta più da amministratore fallimentare che da capitano d’industria.
Come fa notare la NZZ, la fusione di Fiat prima con Chrysler e poi con Peugeot e Citroën per creare Stellantis ha portato a un drastico ridimensionamento della produzione in Italia. Con l’assemblaggio spostato sempre più all’estero, la produzione nazionale di auto è scesa nel 2025 al livello più basso dal 1955. Degli ultimi 18’000 dipendenti, quasi la metà è in cassa integrazione. Un declino che gli italiani e le italiane non perdonano a Elkann, ricordando i decenni in cui la famiglia Agnelli ha goduto di generosi sussidi statali.
Ma l'”esaurimento” dell’impero, sottolinea il giornale, non si ferma alle auto. Negli ultimi mesi Elkann ha venduto testate storiche come La Stampa, L’Espresso e Il Secolo XIX, per poi cedere La Repubblica al gruppo greco Antenna. Una mossa, quest’ultima, che ha scatenato forti resistenze, visti i legami della famiglia acquirente con Donald Trump e il principe saudita Mohammed bin Salman. Anche sul fronte sportivo le delusioni non mancano: la Ferrari rincorre in Formula 1 dal 2008 e la Juventus, dopo nove scudetti consecutivi, è sprofondata in una crisi sportiva e finanziaria culminata con le dimissioni del cugino Andrea Agnelli.
L’impopolarità di Elkann in patria è ormai palese. La NZZ ricorda i fischi ricevuti al torneo di tennis di Torino e le parole dell’ex editore Carlo De Benedetti: “Se oggi passeggia per le strade di Torino, non lo saluta più nessuno”. Per il quotidiano elvetico, l’epilogo è già scritto: John Elkann, che possiede passaporto americano e vanta ottime relazioni oltreoceano (siede nel cda di Meta ed è in contatto con Trump e Sam Altman), è destinato a trasferirsi a New York, dove l’accoglienza sarà certamente più calorosa che in Italia.
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Milano, la nuova Dubai dei super-ricchi
L’Italia si sta trasformando in una calamita per personalità super-ricche di tutto il mondo, sfidando apertamente la Svizzera e Dubai. Come rivela il Tages AnzeigerCollegamento esterno, nel 2025 ben 3’600 persone milionarie si sono trasferite nella Penisola, portando con sé un patrimonio stimato in 21 miliardi di dollari. Un esodo dorato che ha catapultato l’Italia al terzo posto mondiale per l’attrazione di grandi patrimoni, subito dietro a Emirati Arabi e Stati Uniti, e appena prima della Svizzera (ferma a quota 3’000).
Il segreto di questo successo, spiega il quotidiano zurighese, risiede in una vantaggiosa politica fiscale introdotta nel 2017 dal Governo di Matteo Renzi: una “Flat Tax” sui redditi generati all’estero, inizialmente fissata a 100’000 euro e progressivamente alzata fino ai 300’000 euro previsti per il 2026. Ma c’è un dettaglio cruciale che, fa notare il Tages Anzeiger, conferisce all’Italia un netto vantaggio competitivo rispetto alla tassazione forfettaria svizzera: il sistema italiano permette a chi beneficia di esercitare liberamente un’attività lucrativa nel Paese, tassata con le aliquote ordinarie. Inoltre, un visto per investitori consente l’ingresso a cittadini e cittadine extra-Schengen a fronte di un investimento minimo di 250’000 euro.
Milano è la principale beneficiaria di questa ondata. Il giornale elvetico sottolinea che circa la metà dei nuovi arrivati ha scelto il capoluogo lombardo, attratta dal suo dinamismo economico e culturale. Questo afflusso ha avuto un impatto dirompente sul mercato immobiliare di lusso: in soli quattro anni, i prezzi nel segmento premium sono esplosi del 40-50%, raggiungendo cifre tra i 25’000 e i 30’000 euro al metro quadrato. I nuovi residenti cercano appartamenti enormi, tra i 250 e i 500 metri quadrati, e rigorosamente pronti all’uso, snobbando la vecchia abitudine italiana di comprare per ristrutturare.
Mentre l’instabilità in Medio Oriente frena l’ascesa di Dubai, scrive il foglio zurighese, l’Italia gioca la carta della qualità della vita, estendendo il boom immobiliare anche a destinazioni iconiche come il Lago di Como, Portofino, Venezia e Cortina. Il Tages Anzeiger si chiede se l’Italia stia cannibalizzando la clientela svizzera. Gli esperti interpellati dal quotidiano rassicurano: i due sistemi sono complementari. A Milano arrivano manager attivi e partner di fondi d’investimento che vogliono lavorare, mentre la Svizzera continua ad attrarre chi cerca altri tipi di vantaggi, sebbene le richieste di trasferimento in Italia siano in aumento.
Meloni, la funambola dell’estrema destra
La parabola di Giorgia Meloni sembra arrivata a un punto di svolta. Da modello di estrema destra “normalizzata”, capace di rassicurare l’Europa e i mercati, la premier italiana si trova ora ad affrontare la prima vera crisi del suo mandato. Come scrive il BlickCollegamento esterno, la bocciatura al referendum sulla riforma della giustizia (respinta dal 53% dell’elettorato) non è stata solo una sconfitta tecnica, ma un duro avvertimento da parte della cittadinanza preoccupata per una “deriva illiberale” e autoritaria del Governo.
Il quotidiano svizzero ripercorre l’abilità tattica con cui Meloni, erede del Movimento sociale italiano di matrice neofascista, è riuscita a consolidare il suo potere nei primi tre anni. Ha abbandonato le minacce di uscita dall’Unione Europea, ha sostenuto fermamente l’Ucraina contro la Russia di Putin e, pur promettendo blocchi navali in campagna elettorale, ha rilasciato più permessi di soggiorno dei Governi precedenti per rispondere alle esigenze del mercato del lavoro. Un pragmatismo che, fa notare il Blick, le ha permesso di vendere la narrazione di un’Italia stabile e prospera, nonostante la crescita asfittica e le giovani generazioni in fuga.
Tuttavia, sottolinea il giornale, nei fatti le politiche di estrema destra non sono mai mancate. Dalla crociata contro le famiglie omogenitoriali (con la gestazione per altri dichiarata “reato universale”) all’inserimento di associazioni anti-abortiste negli ospedali, fino all’esternalizzazione della gestione delle persone migranti in costosi centri in Albania. A preoccupare maggiormente, però, è la stretta su sicurezza e giustizia. Il Blick evidenzia l’escalation di decreti repressivi contro manifestanti, attivisti e organizzatori di rave, culminata nel tentativo di limitare l’autonomia della magistratura, percepita dal Governo come un “plotone di esecuzione”.
Oggi la presidente del Consiglio appare indebolita. Scandali interni al Governo e l’ingombrante vicinanza a Donald Trump ne hanno appannato l’immagine. Secondo il quotidiano elvetico, Meloni ha tentato un rimpasto silurando alcuni ministri e ministre, ma il messaggio delle urne è chiaro: se abbandona l’equilibrismo per abbracciare pienamente la sua visione radicale, l’opinione pubblica si ribella. Il Blick conclude che, sebbene le divisioni dell’opposizione giochino ancora a suo favore, la premier dovrà tornare a camminare in punta di piedi sul suo filo da funambola se vorrà arrivare alle elezioni del 2027.
L’Italia che non c’è più
L’eliminazione dell’Italia dalle qualificazioni ai Mondiali non è solo una delusione sportiva, ma il sintomo di una profonda crisi d’identità nazionale. È l’amara riflessione dello scrittore italo-svizzero Franco Supino, che sulle pagine della NZZ am SonntagCollegamento esterno racconta come il calcio lo abbia aiutato a integrarsi in Svizzera e perché oggi non creda più a una rinascita del movimento azzurro. Per l’autore, l’esclusione dal Mondiale è paragonabile a una “Coppa del mondo di sci senza la Svizzera: un senso di vuoto”.
Il simbolo del fallimento, fa notare il domenicale, non è tanto tecnico quanto morale. Supino cita il caso del difensore Alessandro Bastoni, capace di simulare un fallo per far espellere un avversario e poi esultare per la scorrettezza. Un atteggiamento che, unito all’espulsione diretta rimediata contro la Bosnia, incarna per l’autore i mali del calcio italiano. Ma le radici della crisi, sottolinea la NZZ am Sonntag, sono profonde e già note dal 2010, quando l’Italia fu eliminata ai gironi in Sudafrica. All’epoca Roberto Baggio redasse un rapporto di 900 pagine denunciando la carenza di strutture, la scarsa promozione giovanile e l’ossessione per la tattica a scapito del talento. Quel documento è rimasto lettera morta.
Il problema di fondo, spiega il giornale, è che agli italiani e alle italiane della Nazionale importa poco: il tifo vero è riservato ai club, espressione del forte campanilismo regionale. Inoltre, molti grandi club sono passati in mani straniere, a fondi d’investimento interessati al rendimento a breve termine piuttosto che alla formazione di giovani italiani o a concedere i giocatori alla Nazionale. Per questo Supino si dice convinto che “non cambierà nulla”, nonostante le lacrime di circostanza.
La NZZ am Sonntag ricorda con nostalgia l’Italia del 1982 e l’esultanza contagiosa di Paolo Rossi, che in Svizzera aiutò a scacciare lo spettro dell’iniziativa Schwarzenbach contro gli immigrati e le immigrate. Oggi, invece, sottolinea il domenicale, il senso del “noi” generato dalla Nazionale sta svanendo, in un Paese che fatica a mantenere la propria identità. La chiusa è amara ma solidale: lo scrittore si augura che la vittoria della Bosnia, trascinata dallo “svizzero” Haris Tabakovic, possa portare al Paese balcanico lo stesso rispetto che la vittoria ai Mondiali spagnoli regalò alla diaspora italiana.
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