La televisione svizzera per l’Italia

L’Italia dei sospetti, dal Vallese alla sala VAR, fino al Quirinale

Gianluca Rocchi al VAR ai tempi in cui era ancora arbitro.
Gianluca Rocchi al VAR ai tempi in cui era ancora arbitro. EPA/CLAUDIO PERI

Lo scandalo VAR nel calcio italiano e i pesanti dubbi sulla grazia concessa a Nicole Minetti dominano la rassegna settimanale. Sullo sfondo, le tensioni italo-svizzere sul dramma di Crans-Montana e la saga giudiziaria della famiglia Agnelli: è un'Italia percorsa dai sospetti quella raccontata dalla stampa elvetica.

Un nuovo scandalo calcistico scuote l’Italia

Apriamo questa rassegna stampa con il calcio italiano che è nuovamente nell’occhio del ciclone. Dopo la delusione per la mancata qualifica ai Mondiali, il calcio è ora scosso da un’inchiesta che minaccia di minare ulteriormente la credibilità del sistema. Come scrive la Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno, la Procura di Milano sta indagando su Gianluca Rocchi, coordinatore degli arbitri, e su Andrea Gervasoni, supervisore del VAR (Video Assistant Referee, che in italiano può essere tradotto come video-assistente arbitrale), per presunti favoritismi e influenze illecite sulle decisioni arbitrali. 

A vent’anni da Calciopoli, l’Italia calcistica si trova di fronte a nuove ombre. Rocchi, ex arbitro FIFA e designatore dal 2021 per Serie A e B, si è autosospeso “per non ostacolare le indagini”, respingendo però ogni accusa e dicendosi certo di uscirne “indenne e rafforzato”, riporta il quotidiano zurighese. 

Le indagini si concentrano su tre episodi specifici della stagione 2024/25. Due riguardano presunti favoritismi verso l’Inter nelle designazioni arbitrali per partite cruciali di Coppa Italia e campionato, scelte che, secondo le accuse, avrebbero mirato ad agevolare i nerazzurri escludendo arbitri considerati “ostili”. Tuttavia, la Neue Zürcher Zeitung nota che queste accuse presentano alcune incongruenze logiche e non è chiaro su quali prove si basino. 

L’accusa più pesante, però, è documentata in video. Riguarda un’interferenza diretta nella sala VAR di Lissone durante Udinese-Parma del primo marzo 2025. Le telecamere mostrano gli arbitri al monitor che, dopo aver deciso di non intervenire su un episodio dubbio, sentono bussare al vetro. Una voce esterna suggerisce che sia rigore, portando a un immediato “on-field review” e all’assegnazione del rigore decisivo per l’Udinese. Secondo gli inquirenti, la persona fuori dalla cabina sarebbe stato proprio Rocchi. 

Un episodio simile, sottolinea il quotidiano zurighese, viene contestato a Gervasoni per una partita di Serie B. Le rivelazioni di due ex arbitri, Domenico Rocca e Daniele Minelli, suggeriscono che non si tratti di casi isolati, ma di un sistema diffuso. Minelli ha dichiarato che bussare al vetro era un codice noto per influenzare il VAR. 

Queste interferenze non solo avrebbero alterato i risultati delle partite avvantaggiando alcune squadre, ma avrebbero anche falsato le classifiche di rendimento degli arbitri, favorendo la carriera di alcuni a discapito di altri. Un’estate rovente si prospetta per il calcio italiano, osserva la Neue Zürcher Zeitung, anche senza la partecipazione ai Mondiali. 

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Nicole Minetti
Nicole Minetti quando era consigliera regionale in Lombardia nel 2011. AP Photo/Luca Bruno

Dubbi e veleni sulla grazia concessa a Nicole Minetti

Il caso di Nicole Minetti, ex igienista dentale e figura centrale nelle vicende giudiziarie legate a Silvio Berlusconi, torna prepotentemente alla ribalta in Italia. Come si legge sul portale d’informazione svizzero blue NewsCollegamento esterno, la Procura generale di Milano ha avviato con urgenza accertamenti a tutto campo, attivando persino l’Interpol, sui “fatti gravissimi” emersi in relazione alla grazia concessale. 

A febbraio, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva concesso la clemenza a Minetti, che doveva scontare tre anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato (processi Ruby ter e Rimborsopoli). Il provvedimento, riporta blue News, era stato motivato da ragioni familiari, specificamente per assistere un bambino uruguaiano adottato, descritto come fragile e bisognoso di cure. 

Tuttavia, un’inchiesta de Il Fatto QuotidianoCollegamento esterno ha sollevato pesanti dubbi sull’istruttoria. Secondo le ricostruzioni, il minore non sarebbe stato abbandonato ma avrebbe una famiglia biologica in difficoltà economica. Inoltre, la struttura ospedaliera italiana citata nei documenti ha smentito di aver mai avuto in cura il bambino. 

La situazione è precipitata quando il Quirinale ha inviato un’inusuale lettera al Ministro della Giustizia Carlo Nordio. Pur non avendo competenze di verifica sull’istruttoria preparata dal Ministero, Mattarella ha chiesto chiarimenti immediati sulle “supposte falsità” che lo hanno portato a firmare la grazia. Come sottolinea blue News, dal Colle trapela irritazione, basandosi l’atto sulle circa 50 cartelle fornite dalla Procura di Milano, che dipingevano un radicale cambio di vita di Minetti, oggi compagna di Giuseppe Cipriani junior. 

Minetti ha respinto fermamente le accuse del quotidiano, definendole prive di fondamento e lesive della sua reputazione, annunciando il ricorso alle vie legali. Il ministro Nordio, dal canto suo, ha precisato che nessuno degli elementi negativi emersi sulla stampa era presente negli atti della procedura di grazia a lui sottoposti. 

La procuratrice generale Francesca Nanni ha dichiarato che le nuove verifiche, che potrebbero includere rogatorie internazionali, puntano a fare chiarezza. Se confermati, i nuovi elementi potrebbero modificare il parere inizialmente favorevole alla grazia. Nel frattempo, evidenzia blue News, il caso accende lo scontro politico, con l’opposizione che chiede le dimissioni del Ministro Nordio, accusandolo di essere “privo di guida e controllo”.

L'ambasciatore italiano a Berna Gian Lorenzo Cornado e il presidente del Governo vallesano Mathias Reynard in una foto del 24 aprile 2026.
L’ambasciatore italiano a Berna Gian Lorenzo Cornado e il presidente del Governo vallesano Mathias Reynard in una foto del 24 aprile 2026. Keystone / Jean-Christophe Bott

Tensione tra Berna e Roma alimentata dall’ambasciatore italiano

Torniamo al dramma di Crans-Montana che ha scosso profondamente le relazioni tra Italia e Svizzera, portando a un’incomprensione che l’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado non esita a definire inedita. Come scrive la Tribune de GenèveCollegamento esterno, Cornado sottolinea che le aspettative, la mentalità e le procedure dei due Paesi sono profondamente diverse, specialmente nella gestione della tragedia. 

L’ambasciatore evidenzia un approccio che definisce “più etico” da parte dell’Italia rispetto a una Svizzera considerata “più burocratica”. Un esempio lampante, secondo Cornado, è l’invio delle fatture mediche alle vittime e allo Stato italiano (si trattava di copie inviate che non presupponevano nessun pagamento da chi le ha ricevute). “In Italia, la salute è sacra”, afferma il diplomatico alla testata ginevrina, spiegando che chiunque venga ricoverato in pericolo di vita riceve cure gratuite, indipendentemente dalla nazionalità. È su questo principio che l’Ospedale Niguarda non chiederà alcun rimborso per i pazienti svizzeri curati nelle sue strutture. 

La richiesta svizzera di far rimborsare le spese mediche allo Stato italiano viene respinta categoricamente. Come riporta la Tribune de Genève, Cornado fa eco alle parole della premier Giorgia Meloni, definendo “ignobile” chiedere all’Italia di pagare per un dramma causato dall'”irresponsabilità dei gestori e dei poteri pubblici”. 

Il diplomatico punta il dito contro le mancanze strutturali del locale: uscite di sicurezza sbarrate, soffitti infiammabili, assenza di sistemi di allarme e personale di sicurezza. Cornado sottolinea al quotidiano romando la pesante responsabilità morale non solo dei proprietari, ma anche del Comune di Crans-Montana e del Cantone Vallese per la mancanza di controlli. 

Nonostante le tensioni iniziali, culminate con il richiamo di Cornado a Roma in segno di protesta per il rilascio del proprietario del locale, la collaborazione giudiziaria sembra ora procedere positivamente. I Ministeri pubblici vallesano e italiano lavorano a stretto contatto. 

Tuttavia, l’appello finale dell’ambasciatore, raccolto dalla Tribune de Genève, è rivolto alla Confederazione: abbandonare l’approccio puramente burocratico per adottarne uno più umano. “Non si può trattare la tragedia di Crans-Montana come un incidente sugli sci”, conclude Cornado, avvertendo del grave danno reputazionale che la Svizzera rischia di subire a livello internazionale. 

John Elkann.
Il Tribunale di Thun ha dato ragione alla mamma di John Elkann, Margherita Agnelli. Keystone / Cyril Zingaro

La battaglia ereditaria degli Agnelli passa da Thun, nel canton Berna

Chiudiamo la nostra rassegna stampa settimanale con la saga giudiziaria della famiglia Agnelli-Elkann che tiene banco in Svizzera. Come scrive il BlickCollegamento esterno, quotidiano zurighese, i tre nipoti di Gianni Agnelli – John, Lapo e Ginevra Elkann –  hanno subito una sconfitta significativa davanti al Tribunale distrettuale di Thun, nel canton Berna, nell’ambito di una controversia ereditaria che si preannuncia lunga e dai risvolti miliardari. 

Il 7 aprile, la presidente del Tribunale ha respinto la richiesta degli Elkann di far riconoscere la competenza svizzera nella disputa che li oppone alla madre Margherita Agnelli. I tre fratelli puntavano a far trattare l’intera eredità in Svizzera e secondo il diritto elvetico, il che avrebbe di fatto indebolito le pretese della madre. Margherita sostiene che la nonna Marella Agnelli-Caracciolo non risiedesse davvero nello chalet di famiglia a Lauenen (canton Berna), e che il testamento che la esclude dall’eredità a favore dei figli sia perciò contestabile. Come sottolinea il Blick, la domanda “Thun o Torino?” può valere centinaia di milioni di euro. 

Le spese processuali di 1,5 milioni di franchi sono, secondo il Blick, una cifra trascurabile per i tre eredi: John, Lapo e Ginevra hanno già annunciato ricorso in appello davanti al Tribunale superiore di Berna (Obergericht). Lapo, che di recente si era trasferito a Lucerna lodando la Svizzera come Paese di “sicurezza e qualità della vita”, vede ora la sua simpatia per la Confederazione raffreddarsi, osserva il giornale zurighese. Non è un caso che anche il fratello John e la sorella Ginevra abbiano legami profondi con il Paese: la famiglia Agnelli ha da sempre frequentato l’Engadina, e diversi scatti li ritraggono sulle nevi svizzere fin dall’infanzia. 

Sul fronte italiano, il quotidiano zurighese riferisce che la Procura di Torino ha presentato pochi giorni fa la richiesta di rinvio a giudizio contro John Elkann per presunta frode ai danni dello Stato e frode fiscale. Un’udienza è già fissata per il 22 giugno. I suoi avvocati definiscono la mossa un “passaggio procedurale atteso” e ribadiscono la sua innocenza. Elkann ha già versato in via precauzionale 183 milioni di euro al fisco italiano nel tentativo di stemperare il conflitto, ma la questione di fondo rimane aperta: quale diritto ereditario si applica? La risposta potrebbe decidere le sorti di un patrimonio miliardario, e il tempo stringe: i reati contestati in Italia – conclude il Blick – potrebbero prescriversi già nel 2027. 

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