In Veneto la Lega a trazione Zaia permette a Salvini di rifiatare
La stampa della Svizzera tedesca e francese si interessa questa settimana ai risultati delle elezioni regionali italiani. In primo piano anche la concorrenza fiscale e due fatti di cronaca.
“Tutto come prima”, ma nuove dinamiche interessanti
Le ultime elezioni regionali italiane “non hanno sconvolto il panorama politico”, rileva Le TempsCollegamento esterno. “In Veneto regna il centrodestra, in Puglia e Campania il centrosinistra, tutto come prima”, sottolinea dal canto suo la Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno. Dopo sei tornate nel 2025, il bilancio è “3 a 3 tra i grandi schieramenti”, con un’astensione oltre il 50%. Ma sotto la superficie emergono dinamiche interessanti, prosegue la NZZ: Matteo Salvini, leader della Lega, ottiene una rara boccata d’ossigeno. “Mi davano già per finito, ma siamo in buona salute”, ha commentato dopo che la Lega ha mantenuto il primato nel Nordest con oltre il 36% dei voti e il giovane Alberto Stefani, 33 anni, eletto governatore.
Il risultato frena l’avanzata di Fratelli d’Italia, ma non cancella le difficoltà di Salvini. Da quando Meloni “ha preso il comando nel campo della destra”, la Lega è scesa “intorno all’8% nei sondaggi nazionali”, rileva il giornale zurighese. Il leader della Lega, oggi ministro delle infrastrutture, non brilla: il progetto simbolo, il ponte sullo Stretto di Messina, è fermo dopo il “no” della Corte dei Conti. Anche la strategia di spostare la Lega “più a destra dei Fratelli d’Italia” gli ha attirato critiche interne: alleanze con Marine Le Pen e AfD, posizioni ostili all’Ucraina e la nomina a vice di Roberto Vannacci, noto per “affermazioni sessiste e omofobe”, hanno irritato i governatori del Nord. “La Lega modello Vannacci-Salvini ha perso, quella modello Zaia ha vinto”, scrive la NZZ riprendendo l’analisi del Foglio.
Il vero rivale di Salvini è proprio Luca Zaia, presidente uscente del Veneto, “popolarissimo e ancora ambizioso” e che ha fatto da vero e proprio traino alle elezioni nella regione. Alcuni lo vedono sindaco di Venezia, altri ministro, altri ancora “come l’uomo che sfiderà Salvini alla guida della Lega”. Zaia e i suoi guardano alla Germania: “Una federazione tra partito locale e nazionale, come CDU-CSU”, con il Nord a dettare la linea. In questo scenario, Salvini rischia di restare “solo il custode di una Lega nazionale in declino”, conclude la NZZ.
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Romano Prodi: “A Bruxelles potevo finire di lavorare puntualmente”
Il settimanale di destra WeltwocheCollegamento esterno dedica questa settimana un’intervista a Romano Prodi, che ripercorre la sua carriera politica e riflette sull’attuale scenario europeo e mondiale. L’ex presidente del Consiglio italiano (1996-1998, 2006-2008) e della Commissione europea (1999-2004) ricorda il suo ingresso “casuale” in politica: “Mi chiamarono dopo una crisi di governo per chiedermi se volessi provare a fare il ministro dell’industria”. Dopo quell’esperienza, guidò per nove anni l’Istituto per la ricostruzione industriale, “il lavoro più difficile della mia vita”, segnato da privatizzazioni e migliaia di posti persi.
Riguardo al periodo nella capitale belga come presidente della Commissione europea, Prodi sottolinea la differenza rispetto alla politica italiana: “A Bruxelles potevo finire di lavorare puntualmente, come un normale impiegato”. Nonostante la calma apparente, fu un’epoca di grandi decisioni: “Il lancio dell’euro mi ha dato la sensazione di costruire qualcosa che dura”. Avrebbe voluto un secondo mandato, ma Tony Blair, che avrebbe potuto confermarlo, non lo ha fatto poiché “eravamo divisi sull’Iraq”. Oggi l’UE è “un’altra rispetto ad allora”, più conflittuale e meno capace di grandi progetti: “Finché ogni Stato ha diritto di veto, anche un presidente forte non può imporsi”.
Sulla stabilità del Governo Meloni, Prodi osserva: “Funziona perché i tre partiti di destra vogliono più o meno la stessa cosa”. I problemi iniziano quando le coalizioni sono troppo ampie e hanno interessi divergenti. In generale, però, “le coalizioni sono la tragedia delle democrazie moderne”, sostiene Prodi. L’ex presidente del Consiglio critica anche l’ascesa delle politiche identitarie: “Si vota meno per programmi economici e più per chi promette politiche identitarie, ad esempio sull’immigrazione”.
Prodi ricorda poi un incontro con Putin: “Gli dissi che Russia ed EU sono come Scotch e soda, lui rispose: ‘No, come vodka e caviale’”. All’epoca il presidente russo gli promise che non avrebbe mai venduto gas alla Cina, “nemmeno un metro cubo”. Oggi, nota Prodi, “la situazione è cambiata radicalmente”.
Infine, sulla Svizzera e l’UE: “Ci sono validi motivi per non entrare nell’UE, così come ci sono validi motivi a favore. Vedo la necessità [di un’adesione] ma non la possibilità. È difficile che dieci milioni di svizzeri con la loro democrazia diretta si integrino in un blocco di mezzo miliardo”. Un’eventuale adesione richiederebbe inoltre “molto tempo, più dei trent’anni che stimai per la Turchia”.
L’Italia e quei forfait fiscali così vantaggiosi
Pubblicando questa settimana la classifica delle 300 persone più ricche che vivono in Svizzera, la rivista economica BilanCollegamento esterno ritorna su un tema che ha fatto scorrere un bel po’ d’inchiostro negli ultimi mesi: la partenza di ricchi contribuenti verso Paesi fiscalmente più vantaggiosi, in particolare l’Italia. “Le persone che hanno scheletri fiscali nell’armadio partono per Dubai, quelle che amano apparire scelgono Monaco, e i ricchi che apprezzano cultura e gastronomia optano per l’Italia”, afferma un consulente. “Mentre da decenni la Confederazione attira i ricchi stranieri con il suo forfait fiscale, l’Italia le ha reso pan per focaccia corteggiando svizzeri facoltosi tassati secondo il regime ordinario”, scrive Bilan.
Il regime italiano introdotto nel 2017 è in testa in Europa: imposta forfettaria di 200’000 euro l’anno sui redditi conseguiti all’estero (300’000 dal 2026), estendibile ai familiari, valida 15 anni e con esenzione totale da imposte su successioni e donazioni all’estero. “Contrariamente alla Francia, in Italia non c’è questa volontà quasi atavica di tassare i ricchi”, osserva un gestore patrimoniale. Inoltre, il costo della vita e dell’immobiliare nella Penisola è molto interessante, e la scelta del contesto in cui stabilirsi è ampia: grandi città, montagne o località balneari. “Secondo uno studio pubblicato quest’estate dalla società di consulenza finanziaria Henley & Partners, l’Italia si colloca al terzo posto tra i Paesi fiscalmente più attrattivi per i grandi patrimoni, mentre nel 2022 non figurava nemmeno nella top 10”, rileva Bilan.
La Svizzera, con un forfait minimo di 430’000 franchi e il divieto di attività lucrativa per chi ne beneficia, scivola fuori dal podio dominato da Emirati e Stati Uniti. “Il fatto di non poter lavorare in Svizzera per usufruire del forfait è un handicap”, spiega l’avvocato Philippe Kenel, che sottolinea anche le difficoltà per le persone non europee di ottenere permessi di residenza rispetto a Italia o Grecia.
A pesare sull’immagine elvetica anche l’iniziativa della Gioventù socialista, in votazione questo fine settimana, per un’imposta federale del 50% sulle successioni oltre i 50 milioni, e la fine della convenzione franco-svizzera sulle eredità. “Per i francesi, il modo migliore per limitare le imposte è trasferirsi in Italia”, aggiunge Kenel.
“In Italia il raggiro sulle pensioni è molto comune”
La vicenda dell’uomo di 57 anni residente in provincia di Mantova che assumeva le sembianze della madre defunta per incassare la sua pensione è risuonata anche a nord delle Alpi. Diversi giornali svizzeri riferiscono di questa storia rimbalzata su tutti i media della Penisola. “Si presentava in Comune come un’elegante signora anziana, con capelli freschi di piega, trucco leggero e smalto rosso”, scrive la Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno. Da tre anni incassava 3’000 euro mensili e presentava dichiarazioni fiscali falsificate, ricorda il quotidiano zurighese. Il trucco è stato scoperto quando il documento d’identità della donna è scaduto, obbligando l’uomo a cercare di rinnovarlo.
Il caso, seppur grottesco, rivela un fenomeno piuttosto diffuso: “In Italia il raggiro sulle pensioni è molto comune”, scrive il quotidiano. Con oltre 13,2 milioni di pensionati su 59 milioni di abitanti, il sistema frammentato e privo di controlli sistematici favorisce le frodi, secondo la NZZ. Tra gli esempi citati: “Una donna di Napoli ha incassato per sette anni la pensione della madre morta”, mentre “a Taranto una zia ha percepito per vent’anni quella della nipote”. In altri casi, i cadaveri sono stati “murati in camere da letto, nascosti in cantine o addirittura congelati”.
Questa vicenda non è però l’unica notizia di cronaca italiana ad attirare l’attenzione dei media elvetici e in particolare ancora della NZZCollegamento esterno. A suscitare interesse è anche la storia della coppia di origine australiana che viveva assieme ai tre figli nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, “senza elettricità, senza WC e senza mandarli a scuola”. Dopo che il tribunale ha disposto l’allontanamento dei bambini, collocati in una casa-famiglia, il caso – sottolinea il giornale zurighese – ha scatenato il dibattito e diviso l’opinione pubblica e la classe politica. “È intervenuta perfino la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha chiesto al ministro della giustizia di verificare se tutto sia avvenuto correttamente”, scrive la NZZ. La ministra ultraconservatrice per la famiglia, Eugenia Roccella, ha da parte sua dichiarato di ritenere che una famiglia debba essere separata solo in casi estremi. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha invece posto la domanda, sarcastica, sul perché le autorità non intervengano con la stessa durezza nelle famiglie rom.
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