La televisione svizzera per l’Italia

Lacrime azzurre, ma l’Italia non è solo calcio

Giocatori italiani a metà campo durante i calci di rigore.
EPA/NIDAL SALJIC

L'Italia calcistica piange la terza esclusione mondiale consecutiva, ma non è l'unica storia che appassiona la stampa svizzera. Dalla bufera politica non ancora quietata per Beatrice Venezi alla Fenice, al riscatto di Mark Rothko a Firenze, fino alla nuova vita lucernese di Lapo Elkann: un Paese irrimediabilmente sospeso tra lacrime e rinascite. 

La grande tristezza: l’Italia fuori dai Mondiali 

“La terza Apocalisse”, “La terza fine del mondo”, “La grande tristezza”: i titoli dei media svizzeri sull’eliminazione degli Azzurri dai Mondiali si inseguono come grani di un rosario di lutto. La stampa elvetica ha dedicato grande spazio alla disfatta, riprendendo in larga parte i commenti dei quotidiani italiani, ma non mancano le voci originali. Il BlickCollegamento esterno, tra i più vivaci, descrive un calcio italiano che sprofonda in un “mare di lacrime”: per la terza volta consecutiva, la Nazionale non parteciperà alla Coppa del Mondo. La sconfitta ai rigori contro la Bosnia a Zenica è, per il giornale zurighese, “la madre di tutte le sconfitte”, un epilogo che sembrava impossibile per una nazione quattro volte campione del mondo. 

La Luzerner ZeitungCollegamento esterno si interroga sulle cause strutturali di un fallimento annunciato. Il quotidiano lucernese ricorda che nessun’altra grande nazione calcistica ha mai vissuto un’umiliazione simile: Inghilterra e Francia mancarono la qualificazione al massimo due volte di fila, mai tre. 

I problemi del calcio italiano, sottolinea la Luzerner Zeitung, sono noti da anni e vengono puntualmente elencati ogni quattro anni: stadi fatiscenti, scarso investimento nel settore giovanile, grandi club – Inter, Milan, Roma – in mano a proprietari stranieri che del bene della Nazionale non si curano minimamente. Il paradosso, evidenzia il giornale, è che a livello giovanile l’Italia resta una potenza: negli ultimi tre anni ha vinto gli Europei Under 17 e Under 19 ed è arrivata in finale ai Mondiali Under 20. E il bacino è enorme: 1,5 milioni di tesserati contro i 15’000 della Bosnia. Ma appena i talenti approdano al professionismo, i grandi club li ignorano o li cedono all’estero, dove spesso languono nelle serie minori.  

Ne paga il prezzo già la Nazionale Under 21, che non raggiunge una semifinale europea da nove anni e conta in con la maglia rosa un solo giocatore della parte alta della classifica di Serie A. È questa mancanza di profondità, conclude la Luzerner Zeitung, a rendere l’Italia una squadra capace al tempo stesso di vincere un Europeo, e di mancare tre Mondiali di fila: i risultati oscillano perché il sistema non regge. 

La Neue Zürcher Zeitung Collegamento esternoaggiunge infine un dettaglio cruciale per il pubblico elvetico: sarà proprio la Bosnia a completare il girone della Svizzera ai Mondiali 2026. Per l’Italia, invece, scrive la NZZ, il “terrore non ha fine”: dopo Svezia (2018) e Macedonia del Nord (2022), è la Bosnia a prolungare l’esilio dal palcoscenico più importante, confermando il declino di un movimento che, dal trionfo del 2006, ha vinto una sola partita in una fase finale della Coppa del Mondo. Almeno, chiosa la Neue Zürcher ZeitungCollegamento esternol’Italia può ancora contare su Jannik Sinner e Kimi Antonelli. 

Ogni settimana proponiamo un riassunto dei temi che riguardano l’Italia di cui si è occupata la stampa della Svizzera tedesca e francese. Se vi interessa riceverla comodamente nella vostra casella di posta elettronica, potete abbonarvi alla nostra newsletter gratuita “La selezione della settimana”.

Beatrice Venezi
Beatrice Venezi sul red carpet della Mostra cinematografica di Venezia nel 2025. Alessandra Tarantino/Invision/AP

Venezi alla Fenice, uno scontro tutto italiano 

“Cose del genere succedono solo in Italia”. Così esordisce il quotidiano Freiburger NachrichtenCollegamento esterno, commentando la feroce polemica che divide da mesi la Penisola: la nomina della 36enne Beatrice Venezi a direttrice principale del Teatro La Fenice di Venezia. Il giornale elvetico si chiede se sia immaginabile in Svizzera che migliaia di persone, giornali e TV discutano per mesi della scelta di un direttore d’orchestra. In Italia, invece, la questione è diventata un vero scontro culturale e politico. 

Come fa notare il quotidiano friburghese, Venezi polarizza l’opinione pubblica su più livelli: è giovane, attraente, fa pubblicità per marchi di lusso, e soprattutto vanta ottimi rapporti con il Governo di destra. Amica personale della premier Giorgia Meloni e sostenuta dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, la sua nomina è stata letta come un’imposizione politica. L’orchestra della Fenice è subito insorta: in autunnol’orchestra ha scioperato e a Capodanno i musicisti hanno indossato spillette gialle con la scritta “La musica è arte, non intrattenimento”. 

I critici, sottolinea la Freiburger Nachrichten, sostengono che la protesta non sia politica, ma legata alla mancanza di competenze: Venezi non ha mai diretto orchestre di primissimo piano e i suoi gesti sul podio vengono giudicati “più show che sostanza”. Tuttavia, il sovrintendente Nicola Colabianchi ha difeso la scelta di puntare sul carisma e sulle doti comunicative della direttrice, qualità ritenute indispensabili per svecchiare l’immagine del teatro e attirare nuovi sponsor e un pubblico giovane. Il foglio friburghese ricorda che le tensioni tra orchestre e direttori non sono una novità, citando il caso recente di Lorenzo Viotti all’Opernhaus di Zurigo, inizialmente respinto dai musicisti ma poi accettato. 

Venezi, dal canto suo, non si lascia intimidire. Il quotidiano friburghese la descrive come combattiva, sicura di sé e sempre perfettamente in piega. Rifiuta l’etichetta femminista esigendo di essere chiamata “Direttore”, attacca il sindacalismo che terrebbe in ostaggio La Fenice e risponde con ironia alle proteste: “Le spillette? Potevano farle con più stile, magari con un cristallo Swarovski” [si tratta di una spilletta color oro con una chiave di Sol nera, simbolo della protesta del teatro veneziano, ndr.]. A chiudere il dibattito, per ora, ci ha pensato Riccardo Muti. Come riposta la Freiburger Nachrichten, il Maestro ha invitato ad abbassare i toni: “Lasciate che Venezi diriga. Poi l’orchestra e il coro potranno giudicare, non i media o i critici in anticipo”. 

Un'opera di Beato Angelico con un'opera di Mark Rothko.
Fondazione Palazzo Strozzi

Rothko a Firenze, un amore finalmente ricambiato 

Mark Rothko torna in Italia, un Paese che ha amato profondamente ma che finora lo ha ampiamente ignorato. Come scrive il periodico svizzero BilanCollegamento esternola grande mostra dedicata al pittore americano (1903-1970) a Palazzo Strozzi a Firenze rappresenta un evento “riparatore”. Il magazine sottolinea il paradosso: Rothko ha visitato l’Italia tre volte, subendo “shock estetici e culturali” davanti alla Cappella Sistina a Roma, agli affreschi del Beato Angelico nel Convento di San Marco e alla Biblioteca Laurenziana di Michelangelo a Firenze. Eppure, fa notare Bilan, i musei pubblici italiani sono rimasti storicamente insensibili all’arte del Novecento non autoctona, tanto che oggi è quasi impossibile trovare opere di Rothko, così come di altri grandi maestri americani o francesi, nelle collezioni permanenti della Penisola. 

L’esposizione fiorentina, curata dal figlio dell’artista, Christopher Rothko, colma questa lacuna grazie al dinamismo del settore privato. Il direttore di Palazzo Strozzi ha superato gli ostacoli istituzionali portando a Firenze un “Rothko d’antologia”. Il percorso espositivo, descrive il settimanale economico Bilan, inizia con una sala dedicata alle opere giovanili degli anni Trenta e Quaranta, per poi concentrarsi sui celebri campi di colore, che con il passare degli anni diminuiscono di intensità fino a ridursi al bianco e nero. Un’attenzione particolare è rivolta alle opere su carta, create negli ultimi anni di vita da un artista segnato dalla depressione. 

Ma la vera peculiarità dell’evento fiorentino, evidenzia il periodico, è il suo legame con il Rinascimento. La mostra si propone come una sorta di dittico spirituale con l’esposizione sul Beato Angelico dello scorso anno. Bilan giudica “poco convincente” l’estensione della mostra alla Biblioteca Laurenziana, ma definisce “pertinente” il dialogo che si instaura nel Convento di San Marco: qui le astrazioni di Rothko, collocate nelle celle superiori, affiancano gli affreschi quattrocenteschi dei domenicani. Una corrispondenza visiva ed emotiva che “salta agli occhi”, offrendo ai visitatori, conclude Bilan, un’esperienza contemplativa unica. 

Lapo Elkann
EPA/MATTEO BAZZI

Lapo Elkann si trasferisce in Svizzera

Dopo dieci anni di silenzio stampa, Lapo Elkann torna a parlare, e lo fa per annunciare il suo trasferimento in Svizzera. Come rivela la Luzerner ZeitungCollegamento esterno in un’intervista esclusiva, il 48enne imprenditore e designer, rampollo della dinastia Agnelli, ha scelto di stabilirsi a Lucerna con la moglie Joana Lemos e il suo cane San Bernardo da 85 chili. Il quotidiano svizzero lo ha incontrato in un noto ristorante italiano della città, dove Elkann sembra già di casa, per parlare della sua nuova vita, del suo passato turbolento e della sua visione del mondo. 

Alla domanda sul perché abbia preferito Lucerna a metropoli come Milano, Parigi o New York, Elkann spiega al giornale che, con l’età, cambiano le prospettive. In un’epoca segnata dall’incertezza, la Svizzera gli offre “sicurezza, qualità della vita e una posizione nel cuore dell’Europa”. La scelta di Lucerna, rispetto alla più cosmopolita Ginevra, è stata dettata dal paesaggio del lago Dei Quattro Cantoni e dalle persone: “Qui ci sono molti imprenditori, creativi, artisti. E non si tratta solo di soldi”, fa notare. Elkann respinge anche l’idea di essersi trasferito per motivi fiscali (altrimenti avrebbe scelto Zugo), sottolineando come la vera ricchezza siano “il cuore e le idee”. 

Nell’intervista, il nipote prediletto di Gianni Agnelli ripercorre le fasi difficili del suo passato, tra eccessi e scandali. La Luzerner Zeitung riporta come Elkann non rinneghi nulla, ma riconosca il ruolo fondamentale della moglie Joana, ex pilota di rally, nell’avergli insegnato la disciplina, dote essenziale per convivere con la sua iperattività. L’imprenditore parla anche del suo impegno sociale attraverso la fondazione LAPS, dedicata alla lotta contro la violenza sulle donne e i femminicidi, con progetti che presto potrebbero sbarcare anche in Svizzera. 

Non mancano le riflessioni sull’attualità politica ed economica. Da azionista di Stellantis, Elkann critica duramente le politiche europee sull’auto elettrica, colpevoli a suo dire di aver distrutto il vantaggio competitivo europeo a favore della Cina. Sull’Italia, invece, esprime parole di elogio per il Governo in carica. Alla Luzerner Zeitung Elkann racconta di essere “orgoglioso della premier Giorgia Meloni”, che a suo avviso “ha fatto molto di buono per l’Italia”, e mostra al giornalista uno scambio di messaggi su WhatsApp che ha avuto con la presidente del Consiglio durante le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. 

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