La rabbia di una “generazione sacrificata”
La stampa della Svizzera francese e tedesca punta i riflettori questa settimana sulle proteste in corso in Italia, sia della gioventù che dei camionisti. I media elvetici si interessano anche di un simbolo dei legami tra nord e sud delle Alpi e di un borgo toscano che ha saputo trasformare una discarica in un’attrazione turistica.
Un disagio giovanile che rimane inascoltato
I disordini scoppiati negli scorsi giorni a Milano e le proteste studentesche in corso in diverse città italiane trovano ampia eco questa settimana sui quotidiani della Svizzera francese e tedesca. La Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno (NZZ) evidenzia l’inadeguatezza della classe politica nel capire e intercettare gli appelli della gioventù. “La politica in Italia fa poco o nulla per intercettare questa generazione. Piuttosto si abbandona ad astratti dibattiti”, si legge in un commento del corrispondente a Roma della NZZ. Il quotidiano zurighese critica la reazione dell’esecutivo di fronte ai disordini urbani: “Il Governo di Giorgia Meloni punta sulla repressione, invia diverse centinaia di soldati nella metropoli lombarda, inasprisce le pene per i minorenni e rifiuta fino a questo momento qualsiasi discussione sulle cause sottostanti”.
La testata svizzera sottolinea come le motivazioni del malcontento giovanile affondino le proprie radici in problemi quotidiani estremamente concreti: “Una parte di questi giovani scende attualmente in strada per protestare contro la scarsità di alloggi, un’infrastruttura scolastica scadente e il marcato aumento del costo della vita”, aggiunge la NZZ.
Un’analisi condivisa anche dalla Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRFCollegamento esterno, la quale evidenzia come l’impennata dell’inflazione, unita al forte rincaro dei carburanti e alla precarietà dei servizi scolastici, abbia gravato pesantemente sui bilanci familiari, esasperando il senso di frustrazione tra gli studenti e la popolazione giovanile. Il portale WatsonCollegamento esterno rileva dal canto suo come lo stallo dell’economia e l’assenza di risposte strutturali rischino di incanalare la rabbia manifestatasi non solo Italia, ma anche in Francia e in altri Paesi europei, verso posizioni politiche radicali e populismi di destra.
La testata online della Svizzera romanda Heidi.newsCollegamento esterno si focalizza dal canto suo sui fattori economico-sociali che penalizzano quella che viene definita una vera e propria “generazione sacrificata”. I dati riguardanti l’evoluzione salariale mostrano un divario impressionante tra la Penisola e il resto dei Paesi sviluppati: “In Italia, i salari reali sono diminuiti del 2% in 30 anni, mentre sono aumentati in media del 36% nei paesi dell’OCSE”, osserva Heidi.news. La costante stagnazione dei redditi e la diffusa precarietà contrattuale ritardano in modo significativo il percorso verso l’autonomia personale dei ragazzi: “In Italia i giovani lasciano la casa dei genitori in media a 30 anni, contro i quasi 24 anni in Svizzera”, rileva il portale. Di fronte a un mercato del lavoro insoddisfacente, per moltissimi giovani laureati l’unica alternativa concreta rimane l’espatrio: “In media, per ogni giovane europeo che si stabilisce nella penisola, otto giovani italiani compiono il viaggio in senso inverso, secondo la Fondazione Nord Est”, sottolinea Heidi.news.
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“Perché qui non c’è nulla da comprare?”
A rimbalzare sui media elvetici non sono solo le proteste giovanili, ma anche quelle dei camionisti contro il caro-carburante e l’impatto che stanno avendo sull’approvvigionamento, in particolare nell’Italia meridionale. “Gli scaffali dei supermercati sono vuoti, mancano verdura e prodotti freschi, le stazioni di servizio hanno esaurito la benzina, la distribuzione dei medicinali rallenta e in alcune zone persino la raccolta dei rifiuti non funziona più”, scrive la NZZCollegamento esterno, sottolineando come le conseguenze dei blocchi stradali sono drastiche e incidono sulla vita quotidiana delle persone “molto più dei saccheggi dei negozi di lusso avvenuti nelle città del nord”.
Il portale pomona.chCollegamento esterno riporta dal canto suo un episodio curioso, con protagonista Angela Merkel. In vacanza sulla Costiera Amalfitana l’ex cancelliera tedesca è entrata in un supermercato e avrebbe chiesto: “Perché qui non c’è nulla da comprare?”.
Le difficoltà colpiscono in modo particolare il settore agroalimentare. “Insalata, zucchine, melanzane, pomodori e frutta devono essere gettati via”, scrive la NZZ. Migliaia di tonnellate di prodotti ortofrutticoli stanno marcendo nei magazzini refrigerati perché non possono essere consegnate. “Per la stessa ragione sono già andate perdute decine di tonnellate di pesce. Le perdite ammontano ogni giorno a milioni di euro”, aggiunge pomona.ch.
Anche alcune produzioni simbolo del Mezzogiorno sono in difficoltà. “I caseifici che producono la celebre mozzarella di bufala campana hanno interrotto l’attività per mancanza di latte fresco”, scrive pomona.ch, mentre la produzione della rinomata pasta di Gragnano “raggiunge ormai soltanto il 40% del livello abituale”.
I camionisti, dal canto loro, denunciano una situazione economica insostenibile. “Siamo in una situazione critica”, afferma l’autotrasportatore Raffaele Coppola, citato dalla NZZ. “Il mese scorso ho dovuto spendere 3’500 euro in più per il diesel solo per riuscire a tirare avanti”.
Entrambi i giornali evidenziano come la forte dipendenza dal trasporto su gomma amplifichi le conseguenze della protesta. “Più del 90% delle merci viene trasportato su strada”, ricorda la NZZ, mentre pomona.ch osserva che il settore è composto soprattutto da piccole imprese con una logistica poco efficiente.
Novanta forme di formaggio e una tonnellata di carta igienica nel campanile
Da quasi un millennio è uno dei simboli che legano il sud e il nord delle Alpi. Da qui transitavano i pellegrini che si recavano a Roma, Napoleone Bonaparte nel 1800 fece tappa con un esercito di circa 50’000 uomini, vi soggiornarono ospiti illustri, come Chateaubriand, Victor Hugo, Lamartine, Stendhal… L’ospizio del Gran San Bernardo, situato a 2’400 metri d’altezza a due passi dal confine italo-svizzero, offre da secoli rifugio a chi valica l’omonimo passo. Ma vi siete mai chiesti come ci si prepara per il lungo inverno, quando la strada del passo è chiusa? La parola d’ordine è “anticipare”, sottolinea il giornale vallesano Le NouvellisteCollegamento esterno. “Dal cibo alla carta igienica, passando per le ostie e i lumini, tutto deve essere pianificato in modo da durare sino alla fine di maggio”, si legge nel reportage. E questo non solo per i tre canonici agostiniani, presenti tutto l’anno assieme a un cuoco e a qualche impiegato, ma anche per i numerosi ospiti che raggiungono l’ospizio a piedi o con gli sci da escursionismo.
Il priore Simon Roduit, ad esempio, ha già ricevuto il cero pasquale che verrà acceso a Pasqua. “In ogni caso, nessuno ha voglia di portare questo cero di diversi chili nello zaino”, osserva.
La struttura dispone di 120 posti letto e molti fine settimana tra Natale e Pasqua sono già prenotati. Per affrontare l’inverno quasi in autonomia, le scorte sono impressionanti: nella cantina stagionano circa 90 forme di formaggio provenienti dagli alpeggi e dai caseifici vallesani, accanto a grandi forme di Gruyère e Vacherin. La fondue della casa segue una ricetta ben precisa: un terzo Vacherin, un terzo Gruyère e un terzo formaggio locale.
Accanto alle tecniche moderne sopravvivono metodi di conservazione tradizionali. Le mele vengono riposte in una cantina apposita, le uova in un recipiente con una preparazione che ne prolunga la conservazione e parte del latte viene immagazzinata in polvere. Non si disdegna però neanche la modernità: l’ospizio è approvvigionato in prodotti freschi e pane con elicotteri.
Tra le curiosità raccontate dal reportage c’è anche una tonnellata di carta igienica immagazzinata nel campanile. “Quando abbiamo ricevuto la fornitura, gli studenti del collegio di Saint-Maurice erano di passaggio e ci hanno aiutati. È stato piuttosto simpatico vedere questi adolescenti fare la catena fino al campanile”, racconta Roduit.
Dietro questa complessa organizzazione non c’è però soltanto una sfida logistica, ma una missione che dura da 1’000 anni: l’accoglienza. “Tutti gli ambienti sociali, tutti gli schieramenti politici e persino religiosi si incontrano. Noi forniamo da mangiare e dei tavoli, e le persone creano legami”, afferma il priore. E quando qualcuno affronta la salita in pieno inverno, l’invito di Simon Roduit è semplice: “Non esitate a salire con le pelli di foca questo inverno! Ma se venite, portateci dei mandarini!”.
Peccioli, come trasformare una discarica in un’attrazione turistica
Il Freiburger NachrichtenCollegamento esterno e altri titoli del gruppo Gassmann Media puntano i riflettori questa settimana sul comune di Peccioli, in provincia di Pisa, definito “probabilmente il villaggio più sostenibile d’Italia”.
Il piccolo centro toscano, che conta circa 4’800 abitanti, ha costruito la propria prosperità attorno a un’infrastruttura che altrove suscita spesso opposizione: una discarica. Oggi, scrive il giornale friburghese, il sito di Legoli è diventato una meta turistica capace di attirare ogni anno circa 200’000 visitatori. La trasformazione è iniziata alla fine degli anni Ottanta, quando il comune decise di investire in un moderno impianto di smaltimento. Una scelta che si è rivelata estremamente redditizia. Secondo il reportage, negli ultimi 25 anni la società che gestisce la discarica ha versato al comune 235 milioni di euro. “Il successo economico di Peccioli ha un nome: Belvedere”, osserva il giornale, riferendosi all’azienda che opera nel settore dei rifiuti.
I proventi sono stati reinvestiti per migliorare la qualità di vita della popolazione e per promuovere l’arte contemporanea. Oggi il borgo ospita oltre 80 opere disseminate nello spazio pubblico. Tra queste figura la passerella panoramica Endless Sunset dell’artista Patrick Tuttofuoco, mentre una grande scritta luminosa ricorda che “La felicità è una vita”.
L’attrazione più sorprendente resta tuttavia la discarica stessa. “Se non si vedessero in lontananza i camion carichi di merci che serpeggiano sulle strade, né i pochi uccelli che volteggiano, non si crederebbe di trovarsi in una discarica”, scrive il Freiburger Nachrichten. Il giornale aggiunge che “non emana odori” e che “i rifiuti sono coperti di terra”.
Il sito è dominato da gigantesche figure umane che emergono dal terreno e produce biogas in quantità sufficiente ad alimentare circa 5’000 economie domestiche. Ma ciò che colpisce maggiormente i visitatori è l’uso culturale di uno spazio normalmente associato al degrado. “Concerti, rappresentazioni teatrali, sfilate di moda e persino matrimoni: tutto si svolge nella discarica”, sottolinea l’articolo. Grazie a questa combinazione di gestione dei rifiuti, produzione energetica, investimenti pubblici e valorizzazione culturale, Peccioli è riuscita a trasformare un potenziale problema ambientale in una risorsa.
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