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La Ferrari si fa elettrica: nasce Luce, l’auto che divide il mondo

La Ferrari elettrica
EPA/FERRARI PRESS OFFICE

Una Ferrari elettrica che divide il mondo dell'auto e fa tremare la Borsa; un Governo italiano che vince a Venezia ma resta inceppato su tutto il resto; una frana in Valtellina che quarant'anni dopo riaffiora nella memoria collettiva; e il vetro di Murano che torna a brillare alla Biennale.

La Ferrari elettrica Luce divide i media svizzeri

La rassegna stampa di questa settimana inizia con la presentazione a Roma della Luce, prima Ferrari 100% elettrica, costo: 550’000 euro. La nuova vettura ha scosso la stampa elvetica, divisa tra il timore di un tradimento del mito e l’entusiasmo per una svolta radicale.

Come scrive la Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno (NZZ), il debutto ha inizialmente spaventato i mercati, provocando un crollo dell’8% del titolo Ferrari alla Borsa di Milano, crollo poi parzialmente recuperato. La testata sottolinea lo scetticismo di analisti ed esperti come Ferdinand Dudenhöffer, secondo il quale il bolide da 1050 CV rischia di non reggere il confronto con la concorrenza elettrica cinese, che è molto più economica. Tuttavia, la NZZ evidenzia l’importante evoluzione tecnica: dotata di quattro motori elettrici e batterie sviluppate con la sudcoreana SK On, Luce è la prima Ferrari a cinque posti. Il design minimalista, curato dagli ex designer di Apple Jony Ive e Marc Newson, evoca l’estetica di un “iPhone su ruote” con fari OLED a scomparsa e portiere posteriori controvento.

Questa rottura con il passato ha acceso forti polemiche. Come riporta il quotidiano romando Le MatinCollegamento esterno, l’ex presidente del Cavallino, Luca Cordero di Montezemolo, si è espresso con parole durissime: “Si rischia di distruggere un mito. Spero che tolgano il cavallino rampante da questa macchina”. Di fronte alle critiche sui social, l’attuale CEO Benedetto Vigna ha difeso la vettura, assicurando che il portafoglio ordini ha già registrato le prime adesioni sia da clienti storici, che da nuovi acquirenti, ribadendo che l’auto va anzitutto vista e provata.

Di opinione diametralmente opposta è la Berner ZeitungCollegamento esterno, che accoglie con entusiasmo la nuova estetica. Per il quotidiano bernese, Luce fa “tutto giusto” proprio perché abbandona le tradizionali linee aggressive e spigolose delle vecchie supercar – descritte come la rappresentazione della “crisi di mezza età di un gestore di hedge fund” – a favore di forme fluide e pulite che richiamano la rivoluzione del primo iPhone. Secondo la testata, questo modello da 2,5 secondi nello scatto 0-100 km/h, dotato persino di spazio per i seggiolini per l’infanzia, saprà conquistare un pubblico tecnofilo che finora considerava “imbarazzante” farsi vedere a bordo delle rumorose Ferrari tradizionali.

Ogni settimana proponiamo un riassunto dei temi che riguardano l’Italia di cui si è occupata la stampa della Svizzera tedesca e francese. Se vi interessa riceverla comodamente nella vostra casella di posta elettronica, potete abbonarvi alla nostra newsletter gratuita “La selezione della settimana”.

Giorgia Meloni
La premier italiana, Giorgia Meloni. EPA/MAURIZIO BRAMBATTI

Meloni, una vittoria a Venezia che non basta

Una vittoria inattesa a Venezia ha regalato a Giorgia Meloni una boccata d’ossigeno, ma non ha risolto i problemi strutturali della sua coalizione. È il quadro che traccia la Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno (NZZ), in un’analisi firmata dalla corrispondente da Roma Ulrike Sauer.

Come scrive la NZZ, nella Capitale italiana fino all’ultimo momento nessuno si aspettava che proprio Venezia diventasse l’ancora di salvezza per il Governo. Dopo la sconfitta al referendum costituzionale di fine marzo, l’opposizione puntava ad assestare un secondo schiaffo alla coalizione di Governo nelle elezioni comunali lagunari, anche considerato che il centrosinistra era in testa nei sondaggi. Invece, il candidato del centrodestra Simone Venturini ha vinto già al primo turno, con un margine così netto che persino negli ambienti governativi si è parlato di “miracolo”. La leader del PD Elly Schlein, che dalla chiusura della campagna aveva promesso di “mandare Meloni a casa”, ha dovuto incassare una sconfitta bruciante.

Eppure, sottolinea la NZZ, il “miracolo” non fa che rendere più visibili le difficoltà della premier. La coalizione tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia è sempre più inceppata: posti chiave come la presidenza della Consob sono vacanti da mesi, i partiti si bloccano a vicenda sulle nomine, e Matteo Salvini continua a smarcarsi dalla linea ufficiale del Governo, opponendosi all’aumento delle spese militari e bocciando l’ingresso dell’Ucraina nell’UE, in aperta contraddizione con la posizione di Meloni.

La testata zurighese menziona anche la nuova legge elettorale che il Governo vuole approvare in fretta prima dell’estate, e che prevede un premio di maggioranza per chi supera il 42% dei voti. Un calcolo politico in vista delle elezioni del 2027, che però l’opposizione ritiene essere una forzatura delle regole democratiche. Nel frattempo, rileva la NZZ, la popolazione italiana pensa ad altro: inflazione, sanità, caro energia. E da destra spunta la minaccia di Roberto Vannacci, il generale-europarlamentare che con la sua retorica sulla “remigrazione” erode consensi a Meloni, spingendola a toni sempre più simili a quelli della campagna elettorale del 2022.

Blatten
Un anno dopo, il villaggio di Blatten è ancora in queste condizioni. Keystone / Jean-Christophe Bott

Blatten come la Valtellina

A un anno dalla distruzione del villaggio vallesano di Blatten, il quotidiano pure vallesano Le NouvellisteCollegamento esterno è andato in Valtellina per raccontare una catastrofe simile, ma molto più devastante, avvenuta quasi quarant’anni fa nella regione del nord della Lombardia.

Come ricostruisce il quotidiano in un reportage firmato da Virginie Maret, il 28 luglio 1987 il fianco del Monte Zandilla, in provincia di Sondrio, cedette di schianto: 40 milioni di metri cubi di roccia si abbatterono sul villaggio di Sant’Antonio Morignone, seppellendolo sotto uno strato di detriti alto fino a 90 metri. Per confronto, Blatten nel 2025 fu travolta da circa nove milioni di metri cubi di materiale. In Valtellina l’onda d’urto, carica di acqua e fango delle alluvioni dei giorni precedenti, risalì il versante opposto e raggiunse il vicino borgo di Aquilone, a due chilometri di distanza, dove Emilia Sambrizzi, oggi 85enne, fu scaraventata contro un muro. La donna, che ha perso tre dei suoi quattro figli nella tragedia, racconta al giornale vallesano: “Non abbiamo avuto il tempo di avere paura”. Di Aquilone restano oggi poche case e una cappella. In totale, tra alluvioni e frana, si contarono 53 vittime e danni stimati in oltre 5,5 miliardi di euro.

Il quotidiano del Vallese sottolinea che l’evacuazione preventiva evitò un bilancio ancora più drammatico, ma evidenzia anche le lacune di allora: il perimetro di sicurezza fu sottostimato, e la gestione dell’emergenza fu appesantita dal cambio inopportuno del ministro della Protezione Civile proprio il giorno della frana. La formazione di un enorme lago sui detriti minacciò per mesi 20’000 abitanti della valle fino a Sondrio, prima che un tunnel di drenaggio e pompe idrauliche svuotassero il bacino. I villaggi distrutti non furono mai ricostruiti sul posto: la zona è tuttora classificata come area rossa. “Ancora oggi, qui non si può costruire nulla”, dice Emilia Sambrizzi a Le Nouvelliste. La memoria, conclude, “è tutto quello che ci resta”.

Vetro di Murano
L’arte di soffiare il vetro a Murano. Copyright 2021 The Associated Press. All Rights Reserved

Venezia, crocevia dell’arte: il vetro di Murano

Venezia è al centro di un ricco panorama espositivo che il mensile economico svizzero BilanCollegamento esterno racconta attraverso la penna del critico Etienne Dumont, in un articolo che spazia dall’artigianato d’eccellenza di Murano all’arte contemporanea internazionale ospitata dalla Collezione Pinault.

Come scrive Bilan, le Stanze del Vetro sull’isola di San Giorgio presentano fino al 22 novembre la terza puntata di un ciclo dedicato al vetro muranese alla Biennale: “1948–1958, Il vetro di Murano e la Biennale di Venezia”. Curata da Marino Barovier, erede della più antica manifattura veneziana fondata nel 1295, la mostra riunisce circa 200 opere provenienti da collezioni private italiane e internazionali — tra i prestatori figura anche il gallerista svizzero Bruno Bischofberger, recentemente scomparso. Il percorso espositivo mette in luce maison oggi poco note, come Aureliano Toso, Cenedese e Barbini, affiancandole a grandi nomi come Venini e Seguso. Secondo la testata ginevrina, gli anni cui si dedica la mostra hanno rappresentato una seconda età dell’oro per Murano: dopo la guerra, il boom del turismo americano trasformò i capolavori dei maestri vetrai in ambiti souvenir di lusso da spedire oltreoceano, dando vita a “un’industria che girava a pieno regime”. L’ingresso alla mostra è gratuito.

Sempre a Venezia, Bilan dedica spazio alla Punta della Dogana, il secondo polo della Collezione Pinault, dove fino a novembre si fronteggiano due mostre: quella dell’americana Lorna Simpson, con grandi pannelli fotografico-pittorici ispirati all’Artico, e quella del brasiliano Paulo Nazareth, il cui pezzo più spettacolare è una linea di sale che attraversa l’intero piano superiore del museo, evocando la forma delle navi negriere. Il critico di Bilan non risparmia giudizi taglienti: la mostra di Simpson gli appare “asettica come prosciutto sotto cellophane”, mentre quella di Nazareth si riduce, a suo avviso, all’ennesima denuncia delle violenze coloniali. Entrambe le mostre sono aperte tutti i giorni tranne il martedì.

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