La crisi di Ceuta accentua il protagonismo di Meloni sul dossier migratorio
La reazione del Governo italiano a quanto avvenuto a Ceuta è analizzata con occhio critico dai media della Svizzera tedesca e francese. Questa settimana i giornali elvetici parlano anche di canzonette, spiagge e morsi misteriosi.
Pedro Sanchez, il “capro espiatorio ideale”
Le polemiche scatenatesi dopo l’arrivo di decine di migliaia di persone a Ceuta, l’exclave spagnola in Marocco, e il botta e risposta tra la presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni e il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez sono rimbalzati anche su diversi media svizzeri. Il socialista Sanchez è diventato il “capro espiatorio ideale”, sottolinea Le TempsCollegamento esterno, ricordando come buona parte dei dirigenti europei – Meloni in testa – gli rimproverano di favorire, con la sua politica di regolarizzazione dei sans-papier, la percezione secondo cui “un’entrata illegale può trasformarsi in un soggiorno legale”.
La Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno interpreta la reazione immediata della premier italiana come il risultato di dinamiche sia europee sia interne. Secondo il quotidiano zurighese, ancora prima di comprendere la portata degli eventi di Ceuta, il Governo italiano aveva già trovato “un approccio alla soluzione e individuato un colpevole: il capo del governo spagnolo Pedro Sanchez”. Per il giornale, Meloni è al tempo stesso “protagonista e prigioniera” del tema migratorio, stretta tra la necessità di confermare la propria leadership europea e la pressione esercitata a destra dall’ex generale Roberto Vannacci.
Anche il Bündner Tagblatt guarda con spirito critico all’iniziativa italiana. Il quotidiano ricorda che Roma è stata tra le promotrici della lettera firmata da 22 governi europei che attribuiva parte delle responsabilità della crisi alla politica migratoria spagnola, ignorando completamente che la regolarizzazione promossa dal Governo Sanchez “non apre ai nuovi immigrati una via più rapida verso l’Europa”. Il giornale grigionese ritiene inoltre sorprendente che molti governi abbiano attaccato Madrid anziché chiedere conto al Marocco, indicato come il probabile responsabile dell’apertura delle frontiere verso l’exclave spagnola. Il giornale evidenzia inoltre la dura replica di Sanchez, secondo cui alcuni governi starebbero strumentalizzando la crisi sulla base di “pregiudizi, notizie false, ignoranza o interessi politici”. Per il Bündner Tagblatt, chi trasforma una crisi locale in uno scontro politico all’interno dell’UE finisce per indebolire la solidarietà europea.
Più sfumata la lettura di La Liberté, secondo cui dopo le accuse iniziali i Paesi dell’UE hanno ritrovato una posizione comune. Il commissario europeo Magnus Brunner ha affermato che l’afflusso di migranti a Ceuta ha “messo l’Unione Europea alla prova” sul piano della rapidità d’azione e della solidarietà. Il quotidiano sottolinea inoltre una certa contraddizione nelle critiche rivolte da Giorgia Meloni alla Spagna: “Dimentica di aver avviato lo scorso autunno un processo per il rilascio di quasi 500’000 visti di lavoro destinati a lavoratori non europei, non molto diverso, nello spirito, dal progetto di Sanchez, ovvero sostenere la capacità produttiva di un Paese con una popolazione che invecchia”.
Ogni settimana proponiamo un riassunto dei temi che riguardano l’Italia di cui si è occupata la stampa della Svizzera tedesca e francese. Se vi interessa riceverla comodamente nella vostra casella di posta elettronica, potete abbonarvi alla nostra newsletter gratuita “La selezione della settimana”.
Non c’è più il tormentone estivo di una volta
La Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno si distingue ancora una volta per l’originalità degli articoli con cui il suo corrispondente da Roma presenta l’Italia a un lettorato elvetico. Questa settimana lo fa con un pezzo dedicato a una tradizione ben radicata nella Penisola: il tormentone estivo! E lo fa con una punta di nostalgia. “Già negli ultimi anni non era più possibile stabilire con assoluta certezza quale fosse il vero grande tormentone estivo [in italiano nel testo]”, scrive Luzi Bernet. “Quest’anno, però, il sospetto si è trasformato in certezza”, tanto che anche il critico musicale Gino Castaldo ha esclamato: “Nemmeno il tormentone estivo è più quello di una volta”.
A scuotere Castaldo – prosegue la NZZ – è stato il suo barbiere, che si è lamentato di non aver trovato nessuna melodia da canticchiare. “Non c’è più nulla che riesca a entusiasmare gli italiani. Al massimo si accenna a tenere il ritmo, per esempio con La testa gira di Fred De Palma oppure con Al mio paese di Brancale, Levante e Delia. Ma poco più”, si legge nell’articolo della NZZ. Non che nel Paese si sia smesso di cantare. “Chi viaggia per l’Italia, soprattutto nel Sud, sente ancora la gente cantare nella vita quotidiana, almeno a volte: dietro il bancone di un bar, alla cassa del supermercato, mentre si fanno le pulizie. Si tratta però quasi sempre di vecchi successi”, prosegue il quotidiano.
Il corrispondente della NZZ avanza qualche ipotesi su questo declino. “In Italia soffia un vento culturale conservatore. Il Paese che invecchia e che registra uno dei più bassi tassi di natalità al mondo cerca conforto nel passato”, scrive Bernet. Vi sono poi, secondo alcuni, l’eccessiva commercializzazione della musica e il boom dell’intelligenza artificiale, che permette con pochi click di produrre musica accattivante in modo rapido ed economico. C’è inoltre “sempre meno spazio per approcci creativi e anticonformisti e nessuno vuole più correre rischi”. Viene evocato anche il cambiamento climatico che con le continue notizie allarmati su temperature record, siccità e danni ambientali “avrebbe guastato il piacere degli italiani”. “Calore, sole e spiaggia, ingredienti indispensabili di una canzone estiva, si sarebbero trasformati in parole tabù”, conclude la NZZ.
Spiagge italiane, qualcosa sta cambiando
Di spiagge italiane parlano questa settimana anche diverse altre testate della Svizzera tedesca e francese. Nulla a che vedere con le canzonette, però, anche se sicuramente molte persone fischiettano di felicità per il cambiamento a cui si sta assistendo sulle spiagge italiane. “Chi quest’estate si reca a Ostia potrebbe stropicciarsi gli occhi – scrive 20 MinutenCollegamento esterno. Lì dove di solito lettini e ombrelloni si susseguono uno accanto all’altro, ora sono in azione le ruspe. Due noti stabilimenti balneari vengono, infatti, demoliti proprio nel pieno della stagione estiva. Al loro posto sorgerà una spiaggia pubblica, gratuita e accessibile a tutti”. Il media online gratuito rileva che nella località alle porte della Capitale il numero di stabilimenti privati si dimezza, passando da 70 a 35, mentre il tratto di spiaggia libera aumenta da 1,2 a 6,5 chilometri.
Questa evoluzione è il risultato di due fattori. Da un lato crescono le critiche contro i prezzi sempre più elevati di lettini e ombrelloni, che in molte località superano ormai i 40 euro al giorno. “Una famiglia normale spesso non può più permettersi una giornata al mare”, scrive 20 Minuten, riportando il malcontento di molti frequentatori delle spiagge per i prezzi degli stabilimenti balneari e ricordando le parole del presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, secondo cui “il mare è per tutti e non deve diventare un lusso”. D’altro canto, l’Italia è chiamata ad applicare una direttiva europea del 2006 che impone di rimettere periodicamente a concorso le concessioni balneari su suolo pubblico, una riforma rinviata per anni ma che dovrebbe entrare definitivamente in vigore nel 2027.
Lo stesso tema è al centro di un approfondimento dello Zürcher Oberländer. Il quotidiano osserva che “anche in Italia la spiaggia è gratuita, almeno in teoria”. Nella pratica, però, oltre metà degli arenili è affidata a gestori privati e in molti luoghi “recinzioni e muri sbarrano l’accesso al mare”.
Anche la Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno vede nei cambiamenti in corso il segnale di una trasformazione profonda. “Il lido, luogo dei sogni dei viaggiatori diretti in Italia, sta attraversando una crisi”, scrive il quotidiano zurighese. Secondo la NZZ, “una miscela di violazioni di legge, deturpazione della natura e decenni di dispute sulle concessioni sta incrinando l’immagine dell’istituzione del lido”, scrive il giornale. Da Ostia a Rimini, passando per Chiavari e Jesolo, aumentano così le iniziative per ampliare gli spazi pubblici e ridurre il numero di ombrelloni privati. “Seppur lentamente, qualcosa sta cambiando sulle coste italiane”, conclude il quotidiano zurighese.
Morsi in mare, ma lo squalo non c’entra
Restiamo sulle coste italiane ma tuffiamoci in acqua, con Le Matin DimancheCollegamento esterno che si interessa agli attacchi di cui sono rimasti vittime negli scorsi giorni a sud di Napoli due bagnanti, uno dei quali di nazionalità svizzera. “En Italie, un misterieux poisson joue aux dents de la mer”: il titolo del settimanale fa riecheggiare la terrificante musichetta del celebre film di Steven Spielberg Lo squalo. Les dents de la mer (letteralmente i denti del mare) nella versione francese.
Entrambe le persone sono state morse al polpaccio mentre si trovavano in acqua e hanno avuto bisogno di cure ospedaliere. Contrariamente alla pellicola di Spielberg lo squalo però non c’entra. I principali indiziati sono il pesce balestra e il barracuda. Il primo sta ampliando il proprio habitat verso nord a causa del riscaldamento delle acque mediterranee ed è già stato coinvolto in episodi simili in Francia e nei Paesi Baschi. Tuttavia, “nulla prova che si tratti di un pesce balestra”, afferma l’ittiologo Francesco Tiralongo, citato da Le Matin Dimanche. Gli specialisti ritengono più probabile il coinvolgimento del barracuda, una specie molto comune lungo le coste mediterranee. Questi pesci sono attratti dai movimenti dei bagnanti che smuovono la sabbia e portano allo scoperto piccole prede di cui si nutrono
Le Matin Dimanche sottolinea inoltre che il fenomeno potrebbe essere più frequente di quanto si creda, poiché gli attacchi di pesci diversi dagli squali non vengono registrati in banche dati specifiche. “Il fenomeno è probabilmente sottovalutato”, scrive il settimanale. Niente allarmismi, comunque. Alla domanda se i bagnanti debbano preoccuparsi, gli esperti rispondono senza esitazione: “Assolutamente no”, riporta Le Matin Dimanche. Gli incontri problematici con questi pesci restano eccezionali e nella maggior parte dei casi provocano conseguenze limitate.
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Se volete segnalare errori fattuali, inviateci un’e-mail all’indirizzo tvsvizzera@swissinfo.ch.