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Meloni-Trump, “Je t’aime, moi non plus”

meloni e trump
Keystone-ATS

La relazione politica tra Giorgia Meloni e Donald Trump, un tempo ostentata come alleanza naturale, appare oggi in piena crisi dopo gli attacchi del presidente USA a Papa Leone XIV. Questa settimana la stampa svizzera si interessa anche di Venezia, del miracolo Como e di processioni.

Tra Meloni e Trump un divorzio quasi consumato

L’apparente rottura tra Giorgia Meloni e Donald Trump, dopo gli attacchi di quest’ultimo a Papa Leone XIV, è ampiamente commentata anche sui giornali svizzeri, che leggono lo scontro come il punto di arrivo di un progressivo raffreddamento politico e come un passaggio potenzialmente favorevole alla premier italiana sul piano interno.

Per l’Aargauer ZeitungCollegamento esterno, non si tratta di un incidente improvviso ma dell’epilogo di una relazione già logorata. Il quotidiano parla apertamente di un “inizio di una guerra dei Roses, ovvero di un divorzio conflittuale e violento”, sottolineando come Trump abbia preso di mira “colei che fino a poco tempo fa considerava la sua alleata europea preferita”, segno di una frattura ormai personale oltre che politica. Il giornale evidenzia inoltre che Meloni da tempo “stava prendendo le distanze dal presidente americano, consapevole dell’avversione diffusa che Trump suscita nell’opinione pubblica italiana”.

La Basler ZeitungCollegamento esterno insiste sul dilemma strategico della premier, definita “sempre più intrappolata tra il tentativo di fare da ponte con Washington e la necessità di difendere gli interessi europei e interni”. Secondo l’analisi del quotidiano basilese, la presa di posizione a favore del Papa ha offerto a Meloni “il pretesto politico che cercava per marcare una separazione”, in un momento in cui Trump e il conflitto con l’Iran sono “profondamente impopolari in Italia”.

Sulla Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno la rottura viene inserita in un quadro più ampio di isolamento trumpiano. Il giornale osserva che “Donald Trump è diventato tossico per molti leader europei: chi sembra godere del suo favore rischia di essere rapidamente danneggiato”. In questo senso, l’attacco alla premier italiana finisce per rivelarsi vantaggioso per la capa del Governo stessa, perché “priva l’opposizione di uno dei suoi principali argomenti: la vicinanza di Meloni a Trump”.

La NZZ conclude che la distanza presa dalla premier – non solo dagli Stati Uniti, ma anche da Israele – ha prodotto “un raro momento di unità nella politica italiana”, rafforzando Meloni in patria mentre il presidente americano appare sempre più isolato sulla scena europea.

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tifosi
EPA

Il Como o come potrebbe essere il calcio italiano del futuro

L’eco della mancata qualificazione della nazionale italiana di calcio ai Mondiali di quest’estate continua a farsi sentire sui media elvetici, ad esempio in un articolo pubblicato dal BlickCollegamento esterno in cui la giocatrice elvetica della Juventus Viola Calligaris rievoca le sue sensazioni dopo la sconfitta degli azzurri contro la Bosnia o, sempre sul BlickCollegamento esterno, le lezioni che il calcio svizzero deve trarre per non ripetere gli stessi errori dell’Italia coi suoi giovani calciatori. Nella sua edizione domenicale, in un lungo reportage la Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno si interessa invece al “Miracolo di Como”, che mostra “come potrebbe essere il calcio italiano del futuro”.

Il fulcro di quella che per ora sembra un’anomalia nel mondo del pallone della Penisola è l’allenatore Cesc Fàbregas, descritto come colui che “importa la modernità calcistica in Italia”. Il giornalista contrappone il gioco del Como – “rapido, offensivo, libero” – a un calcio italiano “invecchiato e arrugginito”, citando dati federali che collocano la Serie A all’ultimo posto tra i grandi campionati europei per pressing, sprint e utilizzo dei giovani. Como diventa così il simbolo di ciò che al calcio italiano manca da anni: identità, intensità e coraggio tattico.

Accanto alla visione tecnica, la NZZ sottolinea il ruolo decisivo dei capitali stranieri. Il successo del Como non sarebbe pensabile “senza i finanziamenti dei magnati del tabacco indonesiani”, che hanno investito oltre 200 milioni di euro netti sul mercato. L’obiettivo è esplicito: “Una sorta di Monaco sul lago, un Hoffenheim con glamour”. Ambizioni alte, ma sostenute da una struttura manageriale e tecnologica tipica dei top club europei. Non manca tuttavia una nota critica: “Nessun titolare del Como è italiano”, dettaglio che evidenzia come la modernizzazione portata da Fàbregas non risolva ancora uno dei problemi strutturali del calcio nazionale.

persone in processione
AP Photo

“Un teatro fatto di carne, fatica e cera fusa”

Le TempsCollegamento esterno porta invece questa settimana i suoi lettori e le sue lettrici nell’Italia meridionale per far vivere loro il Venerdì Santo, un’esperienza che va oltre la dimensione strettamente religiosa e si configura come un rito collettivo in cui tradizione, corpo e memoria si intrecciano. Tra le processioni di Sorrento e di Sessa Aurunca (l’immagine sopra si riferisce invece alla processione del Venerdì Santo a Civitavecchia), il quotidiano ginevrino descrive una liturgia che è anche prova fisica e momento di forte coesione sociale, “un teatro fatto di carne, fatica e cera fusa, in cui sacro e profano si incontrano”.

Uno dei fili conduttori del racconto è la dimensione corporea della devozione. Il Venerdì Santo nel Sud Italia appare come “un crogiolo in cui la pietà popolare sfiora la trance”, fatto di passi lenti, scarpe volutamente dolorose, marce che durano ore. Il dolore non è accessorio, ma parte integrante del rito: la sofferenza condivisa diventa un linguaggio comune che unisce la comunità e inscrive la Passione “nei corpi stessi dei partecipanti”.

Un secondo elemento centrale è la musica. Il Miserere, con le sue polifonie arcaiche, viene presentato come qualcosa che va oltre il canto religioso. L’intreccio delle voci costruisce “un corpo sonoro collettivo”, capace di saldare temporaneamente le fratture sociali. Il canto diventa così “un’utopia di armonia sociale messa in pratica per il tempo di una processione”, prima che la quotidianità torni a imporsi.

Infine, Le Temps insiste sul carattere profondamente sincretico di questi riti. Nei canti e nei gesti del Mezzogiorno, osserva la giornalista, “la frontiera tra musica colta e fervore popolare finisce per dissolversi”, restituendo una tradizione viva, sospesa tra cristianesimo, retaggi pagani e storia musicale europea. Un patrimonio che continua a parlare al presente, attraverso voci, corpi e comunità in cammino. 

venezia
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Per salvare Venezia non ci sono soluzioni indolori

I giornali del gruppo Tamedia dedicano un approfondimento al futuro di Venezia, messa sempre più sotto pressione dall’innalzamento del livello del mare e dal progressivo sprofondamento del suolo. La laguna, sottolinea il Tages-AnzeigerCollegamento esterno, è esposta a “rischi senza precedenti”, tali da rendere inevitabile una riflessione che vada oltre gli strumenti di difesa attuali e metta in discussione il rapporto stesso tra la città e il suo ambiente.

Il primo nodo riguarda i limiti del sistema Mose, operativo dal 2021. Secondo l’analisi riportata nell’articolo, le barriere mobili “funzionano solo entro determinati scenari”: con un aumento del livello del mare di mezzo metro, dovrebbero restare chiuse per mesi ogni anno, con conseguenze rilevanti per l’ecosistema lagunare e per le attività economiche. L’impressione è che “la strategia attuale sia pensata soprattutto per il breve periodo”, mentre l’orizzonte temporale del problema è di decenni, se non di secoli.

Da qui il confronto tra quattro opzioni radicali: dighe mobili, argini circolari attorno ai centri storici, una diga permanente capace di isolare la laguna o, come ultima ratio, la delocalizzazione parziale o totale della città. Nessuna soluzione è indolore: ogni scelta, osserva il Tages-Anzeiger, “salva alcuni aspetti di Venezia sacrificandone altri”, che si tratti del paesaggio, del patrimonio culturale o della biodiversità lagunare.

Il terzo elemento è quello dei costi e del tempo. Interventi di questa portata richiedono “investimenti enormi e orizzonti di pianificazione di 30–50 anni”, con stime che arrivano fino a 100 miliardi di euro. L’articolo conclude sottolineando come Venezia rappresenti un caso emblematico: “la protezione del patrimonio mondiale nell’era del cambiamento climatico non è solo una questione tecnica, ma una scelta di valori destinata a ripresentarsi in molte altre città costiere”.

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