Italia e Svizzera, un’alleanza energetica strategica e silenziosa
Quando si parla di rapporti tra Italia e Svizzera, il dibattito si concentra spesso su frontalieri, fiscalità o trasporti. Meno visibile, ma altrettanto strategico, è il legame energetico tra i due Paesi. Un'alleanza silenziosa, fatta di cavi ad alta tensione, accordi di solidarietà e scambi quotidiani di elettricità, che dimostra come la cooperazione possa superare i confini.
L’energia non si ferma alla frontiera e obbliga Roma e Berna a cooperare anche nelle fasi politiche più complesse. Non è una scelta, ma una necessità strutturale: i due Paesi hanno bisogno l’uno dell’altro per garantire la sicurezza energetica ai propri cittadini.
Italia e Svizzera fanno parte di un unico sistema elettrico europeo altamente collegato. Grazie a una rete diffusa di interconnessioni transfrontaliere, l’elettricità prodotta in un Paese può essere consumata altrove in pochi millisecondi. In questo sistema, la Svizzera occupa una posizione di snodo fondamentale. Con 41 linee di collegamento con i Paesi limitrofi, come spiega Gabriele Crivelli, portavoce di Swissgrid, la società che gestisce la rete elettrica svizzera, “la posizione geografica e la forte interconnessione rendono la Svizzera un nodo chiave per il funzionamento del sistema continentale. Come nel traffico stradale, anche per l’elettricità l’asse Nord–Sud è fondamentale: grandi quantità di energia attraversano la Confederazione (nel 2025, 22,2 TWh, ndr.), contribuendo alla sicurezza dell’approvvigionamento e alla stabilità dell’intera rete europea”.
L’interdipendenza che ne deriva è sia tecnica che strategica: “Più la rete è ampia e integrata, più è resiliente. I guasti o gli squilibri possono essere compensati meglio a livello europeo. Un esempio – sottolinea Crivelli – è il blackout avvenuto sulla penisola iberica il 28 aprile 2025: grazie a questa interconnessione e alla collaborazione tra Paesi si è potuto ristabilire il sistema dopo alcune ore”.
Profili complementari e la batteria d’Europa
La cooperazione tra i due Paesi si fonda su una profonda complementarità. La Svizzera dispone di un sistema elettrico molto flessibile grazie alle sue 650 centrali idroelettriche, molte con bacini di accumulo e impianti a pompaggio. Nel 2024, circa il 60% dell’elettricità prodotta nel Paese proveniva dalla forza idrica.
Le infrastrutture alpine non si limitano a produrre energia: la immagazzinano. Questo permette di modulare l’offerta e di sostenere i Paesi vicini nei momenti di bisogno, restituendo l’energia accumulata durante i picchi di produzione solare. Per questo motivo, la Svizzera viene spesso definita la “batteria d’Europa”.
Swissgrid preferisce una definizione più tecnica, descrivendo la Svizzera come un “sistema energetico altamente flessibile. La produzione idroelettrica, a differenza delle centrali termiche, può essere regolata e adattata rapidamente al fabbisogno, contribuendo alla stabilità della rete sia a livello nazionale sia europeo”.
Questa flessibilità trova un naturale complemento nel sistema italiano. L’Italia, dal canto suo, è storicamente un grande Paese consumatore, la cui domanda elettrica non sempre viene soddisfatta dalle fonti interne. Nel 2024, le fonti rinnovabili hanno coperto il 41,2% della domanda elettrica nazionale (il dato più alto di sempre), ma il Paese continua a dipendere significativamente dalle importazioni, in primis dalla Svizzera.
Lo scorso anno la Svizzera ha esportato in Italia 17,2 TWh di elettricità. In termini pratici, cosa significa?
Con 17,2 TWh si può:
– Coprire circa il 4-5% del fabbisogno totale Italiano (consumo annuo circa 300TWh), oppure
– Equivale al consumo di circa 6,3 milioni di famiglie italiane, oppure
– Coprire il fabbisogno delle due principali città italiane, Milano e Roma.
Una corrente che cambia direzione
La partnership si concretizza nei flussi quotidiani di elettricità. “Gli scambi con tutti i Paesi confinanti sono importanti, ma con l’Italia assumono una dinamica particolarmente marcata – precisa Crivelli –. L’Italia è storicamente un Paese importatore: le esportazioni e il transito dalla Svizzera hanno quindi un ruolo preponderante. In parole povere, la corrente scorre principalmente da nord a sud”. (I dati sulle importazioni ed esportazioni svizzere dell’ultima settimana sono disponibili sul sito di SwissgridCollegamento esterno, così come quelli relativi all’Italia sul sito di TernaCollegamento esterno).
Negli ultimi anni, continua Crivelli, “con l’aumento della produzione da fotovoltaico si assiste sempre più frequentemente al fenomeno inverso: quando la produzione solare è elevata, l’Italia diventa esportatrice di corrente verso la Svizzera e il nord Europa”. È un segnale di una relazione sempre più bidirezionale, che riflette l’evoluzione dei sistemi energetici.
La stagionalità degli scambi rafforza questa complementarità. In estate la Svizzera esporta i surplus idroelettrici verso l’Italia; in inverno, quando la produzione cala, è la Svizzera ad aver bisogno dei vicini, importando tra 5 e 9 TWh (circa l’8–14% del proprio consumo annuo). “Gli scambi transfrontalieri sono essenziali per la sicurezza dell’approvvigionamento del nostro Paese – conferma Crivelli –, soprattutto nei mesi invernali quando la produzione non copre il fabbisogno”.
Ne deriva una dipendenza reciproca: l’Italia beneficia della flessibilità svizzera, mentre la Svizzera conta sui vicini per coprire i momenti critici.
Il nodo politico: verso una cooperazione più solida
Nonostante la forte integrazione fisica, per anni è mancato un quadro giuridico stabile tra Svizzera e Unione Europea nel settore elettrico. Swissgrid descrive la posizione elvetica come “al centro, ma non inclusa”: nel cuore della rete, ma ai margini dal punto di vista normativo.
“Attualmente la collaborazione è assicurata da piattaforme europee di scambio che la Svizzera ha contribuito a sviluppare – spiega Crivelli –. La Confederazione è però sempre più esclusa: Swissgrid ha accesso a una sola delle tre piattaforme per l’energia di regolazione, e senza un accordo anche questa partecipazione è a rischio”. Le conseguenze sono coordinamento limitato, minore accesso ai dati e costi più elevati.
L’accordo sull’elettricità, parte del pacchetto Bilaterali III attualmente all’esame del Parlamento federale, mira a colmare questo vuoto. Come sottolinea Crivelli, “consentirebbe una piena integrazione nei processi europei, migliorando accesso al mercato, coordinamento e stabilità della rete”. Secondo il Governo svizzero, entro il 2050 i prezzi dell’elettricità potrebbero essere fino al 14% inferiori rispetto a uno scenario senza accordo.
La transizione verde: una sfida da affrontare insieme
L’integrazione energetica diventerà ancora più centrale con la transizione ecologica. Le fonti rinnovabili sono per natura intermittenti e richiedono maggiore flessibilità: le reti transfrontaliere sono uno strumento chiave per garantirla, rendendo la cooperazione tra Italia e Svizzera indispensabile.
“Le rinnovabili aumentano la volatilità della produzione e rendono più complessa la gestione della rete – osserva Crivelli –. Allo stesso tempo, in un sistema integrato, rafforzano la diversificazione e la resilienza. Ma richiedono maggiore coordinamento internazionale, e anche in questo senso un accordo con l’UE è essenziale”.
La transizione verde accentua quindi la dinamica di complementarità, rendendo i bacini alpini svizzeri ancora più cruciali per assorbire i surplus di produzione rinnovabile (come quella solare in Italia) e compensare le fluttuazioni, garantendo un sistema complessivamente più stabile.
Solidarietà anche sul gas: un accordo per i tempi di crisi
Questa interdipendenza energetica non riguarda solo l’elettricità. Nel marzo 2024, Italia, Germania e Svizzera hanno firmato a Berlino un accordo di solidarietà energetica per affrontare scenari di crisi estrema. L’intesa stabilisce che, in caso di grave carenza, i tre Paesi si impegneranno ad aiutarsi reciprocamente, garantendo le forniture ai “clienti protetti” (famiglie, ospedali e servizi essenziali). Il meccanismo scatta solo come extrema ratio, ma sancisce che la sicurezza energetica è una responsabilità condivisa.
>>Qui tutti i particolari dell’accordo:
Altri sviluppi
Il Consiglio nazionale approva l’accordo di solidarietà sul gas con Germania e Italia
In questo schema, la Svizzera svolge un ruolo cruciale anche come Paese di transito per il gas tra Italia e Germania. La sua inclusione nell’accordo garantisce la continuità dei flussi energetici tra Nord e Sud Europa.
Oltre il confine
In un’epoca segnata da crisi energetiche e tensioni geopolitiche, questa interdipendenza assume un valore strategico primario. Non è solo una questione economica, ma di sicurezza condivisa. Il confine tra Italia e Svizzera non separa più due sistemi: è il punto in cui l’energia circola, gli squilibri si compensano e la stabilità si costruisce ogni giorno.
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