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Incendio di Crans-Montana: l’Italia non può costituirsi parte civile

fiori
Tra le vittime del rogo figurano 6 ragazzi italiani e 14 feriti di nazionalità italiana. Keystone / Jean-Christophe Bott

La Procura del Canton Vallese ha respinto la richiesta di Roma di costituirsi accusatore privato nel procedimento penale relativo al rogo di Crans-Montana. Lo Stato italiano non ha subito un “danno diretto”, secondo il Ministero pubblico. L'Italia ha presentato ricorso.

A darne notizia è l’agenzia di stampa Ansa, secondo cui la decisione è stata comunicata il 23 luglio scorso all’avvocato ginevrino Romain Jordan, che rappresenta il Governo italiano.

Secondo il Ministero pubblico del Canton Vallese, “né la cittadinanza italiana di diverse vittime, né i costi sostenuti dalla Repubblica Italiana per prestare assistenza ai propri cittadini e alle proprie cittadine vittime dei fatti perseguiti, sono idonei a conferire la qualità di parte lesa”, scrive l’Ansa, menzionando il dossier d’inchiesta depositato giovedì.

Secondo la procura del Canton Vallese, prosegue l’agenzia, “affinché la qualità di danneggiato sia riconosciuta allo Stato, non basta che quest’ultimo sia colpito dal reato negli interessi pubblici che ha il compito di difendere o promuovere; esso deve essere colpito direttamente nei suoi diritti personali, al pari di un privato”.

In questo caso specifico, “quando l’organo statale agisce come titolare della pubblica potestà, difende interessi pubblici e non può contemporaneamente essere colpito direttamente in interessi individuali propri; in tal caso, la tutela degli interessi pubblici, di cui è garante, spetta al Ministero pubblico”.

Nella lettera inviata all’avvocato Jordan, i magistrati inquirenti ricordano che “le disposizioni penali applicabili sono l’incendio colposo, l’omicidio colposo e le lesioni personali gravi colpose. I beni giuridici protetti sono quindi la vita, l’incolumità fisica, la salute, la proprietà, nonché la loro messa in pericolo e la sicurezza collettiva”, di cui la Repubblica Italiana “non è essa stessa titolare”.

Pertanto, aggiungono, “rivestono in particolare la qualità di danneggiati i clienti dell’edificio i cui beni giuridici personali sopra citati sono stati direttamente colpiti o messi in pericolo dall’incendio, e non lo Stato di cui possiedono la cittadinanza”.

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L’Italia non ci sta

Contro la decisione, che rischia di ravvivare la tensione tra Svizzera e Italia, Roma ha già presentato ricorso.

In un comunicatoCollegamento esterno il Ministero degli affari esteri scrive: “Tramite l’avvocato svizzero che tutela gli interessi italiani è stato presentato un ricorso dettagliato e articolato, che confuta tutte le prospettazioni del giudice svizzero del tribunale che non sono condivise e che sono superate anche alla luce della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, pertanto si insiste perché sia ammessa la costituzione di parte civile”.

“Uno Stato che ha perso sei dei propri cittadini, che ne assiste 14 gravemente feriti e che ha impegnato mezzi di soccorso considerevoli fin dalle prime ore della tragedia deve poter far sentire la propria voce nel procedimento”, ha dal canto suo dichiarato Romain Jordan.

Voluta dalla premier Giorgia Meloni e promossa dall’Avvocatura generale dello Stato, la costituzione di parte civile dell’Italia nell’indagine svizzera era stata depositata il 29 aprile. Il Governo italiano ha ritenuto che la strage abbia causato un “danno diretto” al “patrimonio dello Stato a causa delle ingenti risorse mobilitate dal Servizio nazionale della Protezione civile per l’assistenza medica, psicologica e logistica ai connazionali coinvolti”.

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Ancora pendente la richiesta della Lombardia

Nell’inchiesta aperta a Sion sulla strage in cui sono morte in totale 41 persone, tra cui sei cittadini italiani, e 115 sono rimaste ferite, risultano al momento 15 persone indagate, tra cui Jacques e Jessica Moretti, proprietari del Constellation e il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud. I reati ipotizzati sono l’incendio, le lesioni aggravate e l’omicidio colposi.

Lo Stato italiano non è l’unica istituzione che si è vista rifiutare lo status di “accusatore privato”, secondo la denominazione del Codice penale svizzero. Anche il comune di Crans-Montana aveva presentato la stessa richiesta in gennaio, ma la procura aveva detto no.

È invece ancora pendente un’altra istanza di costituzione di parte civile, presentata dalla Regione Lombardia, che intende accedere al fascicolo e, eventualmente, partecipare direttamente al procedimento penale. L’obiettivo è valutare al meglio le misure necessarie per tutelare i propri interessi istituzionali e finanziari.

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