Il Risiko bancario che agita l’Europa, UniCredit punta Commerzbank
La stampa svizzera di questa settimana propone storie tra attualità, memoria e potere. Dalla riapertura della Biblioteca dei Girolamini, simbolo di rinascita dopo uno dei più gravi saccheggi culturali recenti, alla disputa famigliare di Reinhold Messner, fino al Risiko bancario europeo innescato da UniCredit su Commerzbank e al ricordo dei 120 anni del traforo del Sempione.
Unicredit alla conquista della Commerzbank: la Germania resiste
Le mire della banca italiana UniCredit sulla tedesca Commerzbank aprono questa nostra rassegna stampa settimanale dei media svizzeri sui fatti italiani. L’interesse di UniCredit sta scuotendo il panorama finanziario e politico europeo. SRFCollegamento esterno, la Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca, analizza i retroscena di questo “accordo con forza esplosiva politica”. Sotto la guida dell’ambizioso Andrea Orcel, ex banchiere di UBS, l’istituto milanese ha visto una forte ripresa e punta ora a espandersi in Germania, il più grande mercato d’Europa. Come sottolinea SRF, Unicredit ha messo gli occhi sul solido business della clientela aziendale di Commerzbank, nota come la banca leader per le medie imprese tedesche.
La mossa ha una sua logica strategica. “UniCredit conosce benissimo il business con i clienti di medie dimensioni dal proprio mercato nazionale”, fa notare a SRF Florian Heider, direttore scientifico del Leibniz-Institut per la ricerca sui mercati finanziari. Inoltre, entrambe le banche hanno una forte presenza in Europa orientale, e l’istituto milanese aveva già acquisito vent’anni fa la tedesca HypoVereinsbank. Negli ultimi due anni, ricorda l’emittente, UniCredit ha gradualmente aumentato la sua quota in Commerzbank fino a sfiorare il 30%, approfittando delle difficoltà storiche dell’istituto tedesco, salvato in passato dallo Stato dopo l’acquisizione di Dresdner Bank.
Tuttavia, l’operazione incontra resistenze. “Il fatto che proprio una banca italiana voglia acquisire un istituto tedesco suscita poco entusiasmo nella politica tedesca”, osserva SRF. Il governo di Berlino si trova in un dilemma: da un lato deve spiegare i vantaggi economici dell’operazione, dall’altro difendere gli interessi nazionali. Ma in un’Europa frammentata, avverte l’economista italiano Marcello Messori intervistato da SRF, queste rivalità nazionali sono un lusso inaccettabile. “La più grande debolezza dell’UE risiede nella frammentazione dei suoi mercati nazionali, specialmente nel settore finanziario”, afferma Messori, spiegando che ciò ostacola i finanziamenti per investimenti innovativi.
Da anni Bruxelles cerca di superare questo “nazionalismo finanziario” con un’unione dei mercati dei capitali. Come conclude SRF riportando l’avvertimento di Messori: “Chi protegge principalmente interessi nazionali a breve termine, finisce per indebolire l’UE”. Di fronte a giganti come Stati Uniti e Cina, l’unica possibilità per l’Europa è unire le forze; altrimenti, il rischio è una “lenta perdita di rilevanza” sulla scena globale.
Ogni settimana proponiamo un riassunto dei temi che riguardano l’Italia di cui si è occupata la stampa della Svizzera tedesca e francese. Se vi interessa riceverla comodamente nella vostra casella di posta elettronica, potete abbonarvi alla nostra newsletter gratuita “La selezione della settimana”.
La rinascita della Biblioteca Girolamini a Napoli
A Napoli, nel cuore dei vicoli cittadini, si nasconde un patrimonio inestimabile che sta tornando alla luce. “Finalmente aperta: la Biblioteca GirolaminiCollegamento esterno a Napoli è una camera del tesoro con una storia oscura”, titola la Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno (NZZ) in un ampio reportage. Il complesso, esteso su 12’000 metri quadrati e sette livelli, comprende due monasteri, una chiesa barocca, una pinacoteca e, come cuore pulsante, la biblioteca. Per anni è rimasta chiusa e abbandonata, ma oggi “una delle più belle biblioteche d’Europa risplende di nuovo splendore”, sottolinea il quotidiano svizzero.
La direttrice Antonella Cucciniello, alla guida della Girolamini dal 2020, descrive il luogo come un gioiello architettonico, custode di archivi fondamentali di musica sacra barocca e della collezione del giurista Giuseppe Valletta, portata nei locali della Biblioteca su impulso del filosofo Giambattista Vico. Entrare nella Sala Vico, con i suoi alti soffitti affrescati e i preziosi scaffali, “è come entrare per la prima volta nella Cappella Sistina”, osserva la NZZ.
Tuttavia, la recente riapertura ha riportato a galla i fantasmi del passato, legati al “crimine senza precedenti” compiuto dal suo ex direttore, Marino Massimo De Caro. Come ricostruisce il foglio zurighese, De Caro, nominato nel 2011 nonostante fosse “un topo da biblioteca, falsario e truffatore” senza titoli universitari, ha saccheggiato la struttura. Il caso è entrato negli annali come uno dei più spettacolari furti di beni culturali: oltre 2’500 opere secolari sono state sottratte per essere vendute sul mercato nero e in aste internazionali. “Nel 2012 la polizia ha sequestrato solo in una casa d’aste a Monaco oltre 500 libri per un valore di 2,5 milioni di euro”, ricorda il giornale.
De Caro, condannato a pesanti pene detentive (12 anni e tre mesi), si definiva un “Robin Books”, sostenendo di vendere le opere per finanziare la ristrutturazione della biblioteca stessa. La sua caduta, come evidenzia la NZZ, si deve allo storico dell’arte Tomaso Montanari, che nel 2012 denunciò il degrado in cui versava l’istituzione. Oggi, grazie a fondi europei, il complesso è in fase di restauro e le opere vengono digitalizzate. “Lo Stato sta recuperando ciò che si è perso in tutti questi anni”, conclude la NZZ, regalando a Napoli “una storia in più. Una storia vera”.
La guerra di famiglia dell’alpinista Reinhold Messner
Una lite familiare senza fine, combattuta a colpi di dichiarazioni pubbliche e accuse reciproche: è quella che vede protagonisti la leggenda dell’alpinismo Reinhold Messner e i suoi quattro figli. Il BlickCollegamento esterno dedica questa settimana ben due articoliCollegamento esterno alla vicenda, cercando di fare luce sulle origini di un conflitto che si trascina da anni e che ha assunto i contorni di una vera e propria saga familiare.
Tutto ha avuto inizio nel 2019, quando Messner decise di anticipare la divisione del suo patrimonio, come riporta il Blick, stimato tra i 30 e i 40 milioni di euro, per evitare future dispute ereditarie. La cifra, oltre a terreni e proprietà, fu distribuita tra i quattro figli: Layla (45 anni), Magdalena (38), Simon (36) e Anna-Juditha (25). Simon ricevette due masi in Alto Adige; Magdalena ereditò il Castello Juval, dove ha sede uno dei Messner Mountain Museum, assumendo un ruolo chiave nella gestione del complesso.
Il risultato fu l’opposto di quello sperato. Secondo Messner padre, riportato dal Blick, la distribuzione dell’eredità ha segnato la fine del rapporto con i figli. “Non appena hanno avuto tutto, è arrivato subito il tentativo di emarginare me e mia moglie Diane”, avrebbe dichiarato in un’intervista radiofonica. Sostiene inoltre di non poter più accedere al museo che ha fondato, dal quale sarebbe stato escluso dalla figlia Magdalena.
I figli respingono con forza queste accuse. In particolare, Simon Messner, biologo molecolare e alpinista, ha più volte preso la parola. “Questa storia provoca un dolore infinito, perché semplicemente non è vera”, ha dichiarato al quotidiano tedesco Bild, come riporta il Blick. “Non è vero che lo abbiamo escluso. È lui che si è sottratto a noi. Mio padre mi manca ogni giorno.” Simon precisa di non aver mai chiesto i masi ricevuti in eredità e di fare del suo meglio per mantenerli. Lui e le sorelle avrebbero più volte tentato di contattare il padre, senza mai ricevere risposta. “Da molto tempo desidero una riconciliazione”, ha aggiunto.
Secondo Simon, il punto di rottura è coinciso con l’arrivo di Diane Schumacher, terza moglie di Reinhold, di 35 anni più giovane, sposata nel 2021. “Abbiamo perso definitivamente nostro padre quando ha conosciuto la sua attuale moglie. Non sono solo i figli: anche i fratelli, gli amici più intimi, gli ex collaboratori. Siamo tutti uniti, manca solo Reinhold”, ha dichiarato Simon al Blick. L’uomo che per primo scalò l’Everest senza ossigeno, conclude il Blick, sembra trovarsi oggi di fronte a un clamoroso e doloroso naufragio privato.
Il Traforo del Sempione: 120 anni tra euforia ferroviaria e minaccia anarchica
Chiudiamo con un tuffo nel passato, con forti risonanze nel presente. Il quotidiano romando 24 HeuresCollegamento esterno rievoca l’inaugurazione del Traforo del Sempione, avvenuta nel maggio 1906. “In Svizzera e in Italia si inaugura in pompa magna il tunnel più lungo del mondo”, scrive il giornale, ricordando l’impresa titanica di collegare il Vallese all’Italia con quasi 20 chilometri di galleria, costata la vita a 67 operai che lavorarono in condizioni infernali.
Tuttavia, come sottolinea 24 Heures, i festeggiamenti a Briga furono segnati da una forte tensione per la visita del re d’Italia Vittorio Emanuele III, poiché “l’Europa dell’inizio del XX secolo vive sotto la minaccia anarchica”. Il padre del re era stato assassinato da un anarchico italiano sei anni prima. La Feuille d’Avis de Lausanne dell’epoca descriveva Briga “in stato d’assedio”, con controlli ossessivi persino sui giornalisti. Nonostante i timori, la visita si svolse senza incidenti, e la stampa svizzera elogiò il sovrano italiano, descrivendolo come “il grazioso piccolo re argento e blu, dal sorriso così amabile e buono”, un uomo “di alta intelligenza” che non esitava a mescolarsi con il popolo.
L’inaugurazione ebbe anche pesanti risvolti geopolitici. La Tribune de Genève notava all’epoca l’assenza della Francia, che non aveva partecipato ai lavori. “La Francia ha perso l’occasione di avere una parte di influenza su una via la cui importanza per le comunicazioni tra il nord-ovest dell’Europa e l’Oriente si manifesterà prima di pochi anni”, scriveva il giornale ginevrino, criticando i leader francesi per non aver compreso in tempo l’importanza economica e politica dell’opera.
Oggi, come evidenzia 24 Heures, il dibattito sul traffico transalpino rimane di stretta attualità. Il Sempione continua a essere attraversato quotidianamente da oltre un centinaio di treni merci e passeggeri, ma la sfida del trasporto combinato è ancora aperta. Il quotidiano ricorda che recentemente l’Iniziativa delle Alpi ha lanciato l’allarme per il calo del trasporto su rotaia e per l’aumento record del traffico di mezzi pesanti, che secondo le previsioni rischia di superare i limiti legali. “Il vecchio sogno del Sempione è ancora vivo”, conclude 24 Heures, fatto che dimostra quanto le sfide logistiche e ambientali di oltre un secolo fa continuino a plasmare le relazioni italo-svizzere e la politica dei trasporti europea.
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