Gli effetti invisibili del lago Maggiore così basso
Il bacino italo-svizzero è a dieci centimetri dal record estivo negativo. Che cosa sta succedendo, e che cosa potrebbe succedere, nell’acqua? Il punto sulle condizioni dei pesci e degli altri abitanti del lago, con gli esperti del Cnr e del Cantone Ticino.
Il lago Maggiore arretra, scopre lembi di terra normalmente nascosti dall’acqua, perde centimetri e metri cubi di risorsa idrica. Da giorni il livello dell’acqua è attorno ai 40-41 centimetri sotto lo zero idrometrico all’altezza della diga della Miorina: una decina di centimetri appena in più del record negativo estivo (-52 cm) fatto segnare nel 1976.
Basta passeggiare sulle sue sponde, svizzere, piemontesi o lombarde che siano, per rendersene conto. Le boe che normalmente galleggiano sul pelo dell’acqua giacciono sulle spiagge prosciugate, i bagnanti trascinano con sé ombrelloni, secchielli e sup per decine e decine di metri, prima di raggiungere l’acqua. Ciò è quanto si vede: ma che cos’è che non si vede? Cosa sta succedendo al lago Maggiore, oltre a ciò che i nostri occhi non riescono a cogliere?
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Un lago caldo più a lungo
Cominciamo dalla temperatura dell’acqua: al caldo anomalo dell’aria corrisponde una condizione termica del lago insolita. “Il lago Maggiore è molto caldo – spiega la ricercatrice dell’Istituto di Ricerca sulle Acque di Verbania, che fa parte del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) Michela Rogora, che studia gli aspetti chimici del Verbano –. Tutti gli anni, d’estate, l’acqua superficiale, cioè indicativamente nei primi cinque metri, arriva a 27-28 gradi. La cosa più eclatante che abbiamo osservato quest’anno è che il riscaldamento è cominciato molto presto, già a maggio, in concomitanza con la prima ondata di calore. Adesso il lago è da settimane a queste temperature: può oscillare leggermente, fino ai 25 o 26 gradi, ma l’acqua resta molto calda. Con un’insolazione molto forte, la parte superficiale è soggetta a una forte evaporazione: un minor volume d’acqua vuol dire una concentrazione maggiore, perciò l’acqua in superficie risulta più ricca di sali”.
In superficie, la temperatura del lago Maggiore oscilla tra i 25 e i 27 gradi circa, mentre sul fondo del lago (la profondità massima è di circa 370 metri) è decisamente più bassa, seppur in crescita: è passata da 6,2 gradi nel 2006 ai 7,1 nel 2024.
La diminuzione della temperatura lungo la colonna d’acqua, spiega Michela Rogora, non è costante: “Attorno ai -20 metri dalla superficie c’è un salto molto marcato e si passa sotto i 10 gradi”. In generale, sottolinea la ricercatrice, “il gap tra la temperatura superficiale e l’acqua più fredda si sta allargando. Quando la differenza di temperatura diventa molto ampia, le masse d’acqua assumono densità diverse: la parte inferiore tende a rimanere completamente isolata dal resto, impedendo il mescolamento del lago. La conseguenza più negativa di questo aspetto è la diminuzione di ossigeno in profondità, un parametro fondamentale per tutta la vita acquatica”.
“Al momento il lago funziona ancora – aggiunge Danilo Foresti, dell’ufficio caccia e pesca del Cantone Ticino, parlando dell’evoluzione della temperatura dell’acqua, dell’accumulo di calore e dell’ossigenazione del lago – ma il timore è che il giochino, se l’acqua continua a scaldarsi, presto o tardi si rompa. Avrebbe ovviamente degli influssi pesantissimi sulle piante acquatiche, sui pesci, sul plancton e sul funzionamento intero del lago stesso”.
Minor quantità d’acqua significa acqua più inquinata? “No, a livello chimico questo non si traduce necessariamente in un maggior carico di sostanze inquinanti – spiega Rogora – perché stiamo parlando comunque di volumi da milioni di metri cubi d’acqua. Il lago Maggiore in questo momento è molto basso, però parliamo sempre di una massa d’acqua molto grande: non mi sento di dire che attualmente ci sono effetti eclatanti da questo punto di vista”.
“Quello che crea qualche pericolo a livello chimico nel lago – conclude Rogora – non è la magra di per sé, quanto l’alternanza degli estremi dal punto di vista climatico. Adesso piove poco e il livello del lago è molto basso. Ma nel momento in cui arriveranno le precipitazioni, soprattutto se saranno eventi estremi, si verificherà un dilavamento molto marcato delle sponde che sono rimaste asciutte per un lungo periodo. In questo modo, nel giro di poche ore potrebbe arrivare al lago un carico concentrato di sostanze, comprese quelle potenzialmente nocive come erbicidi e pesticidi che sono stati utilizzati nei campi, oltre ai nutrienti come fosforo e azoto. Questo può essere un effetto abbastanza importante, soprattutto per gli organismi un po’ più sensibili”.
Pesci in fuga?
Che ne è dei pesci? Coregoni, persici, lucci, trote, alborelle stanno soffrendo per l’abbassamento del lago? “I pesci sono gli ultimi a preoccuparsene, perché possono spostarsi” sintetizza Danilo Foresti, dell’ufficio caccia e pesca del Cantone Ticino. “Quindi, a parte magari qualche punto particolare dove si creano pozze separate e disconnesse, non finiscono in secca. Nel lago sono casi veramente rari, succede più sovente nei fiumi, dove quest’anno è un disastro: abbiamo corsi d’acqua che vanno in secca o che si scaldano al punto che i pesci muoiono”.
Nel lago, gli effetti sulla fauna ittica dipendono soprattutto dalla temperatura: se l’acqua si scalda i pesci tendono a spostarsi più in profondità per cercare il fresco: “Ma non possono andare fino al fondo, perché c’è lo strato anossico, quello senza ossigeno, che risale sempre più. Lo spazio non è ridottissimo ma non è infinito, soprattutto in un bacino come quello di Lugano. Il lago Maggiore invece ha un po’ più di ossigeno”, oltre a essere più grande e profondo.
Ma se i pesci si spostano in basso, il problema diventa di chi li vorrebbe pescare: “Pochi giorni fa un pescatore attivo nel bacino svizzero del lago Maggiore mi ha raccontato che normalmente per pescare il coregone scendeva con le reti da pesca a dieci, dodici metri sotto la superficie, mentre adesso i pesci si spingono a quindici metri e oltre. È sicuramente un problema”.
Pietro Volta, ittiologo del Cnr di Verbania, aggiunge: “In generale direi che, in questo periodo dell’anno, diminuzioni anche significative del livello del lago non incidono particolarmente sulla fauna ittica, perché le fasi più critiche sono quelle della deposizione delle uova e della crescita delle giovani larve che avvengono in generale nei primi sei mesi dell’anno. Per i pesci, che hanno grande facilità nel muoversi, l’impatto è direi sostanzialmente limitato, azzarderei quasi ridotto: si spostano, scendono un pochino più in profondità e trovano comunque la temperatura adatta a mantenersi in buono stato di salute”.
Tra le specie che maggiormente soffrono le alte temperature ci sono le trote di lago, che non si riproducono nel lago ma che risalgono i corsi d’acqua per deporre le uova. “Sono pesci che oltre i 20 gradi cominciano a essere in difficoltà e dai 25° in su muoiono per l’impatto diretto del caldo” spiega Foresti. “Abbiamo corsi d’acqua che raggiungono i 29° o che spariscono perché vanno in subalveo: i pesci restano intrappolati nelle pozze finché bollono o muoiono perché manca ossigeno nell’acqua calda”.
Addio molluschi
Tra gli abitanti del lago che invece soffrono particolarmente l’abbassamento del livello dell’acqua ci sono i molluschi bivalvi d’acqua dolce. “Le popolazioni del lago Maggiore, come tutte le popolazioni nel mondo, sono già a rischio in condizioni normali, ma un livello basso le danneggia particolarmente perché vanno a secco – spiega Nicoletta Riccardi, che al Cnr di Verbania studia in particolare le cozze d’acqua dolce, come Unio elongatulus –. Rimanendo fuori dall’acqua, muoiono: è come se noi restassimo senza aria”.
In questo modo, sulle spiagge scoperte “si ha un accumulo di sostanza organica morta o moribonda. Già in questi giorni, sulle rive del lago si sentono cattivi odori, perché molti organismi acquatici stanno morendo”.
Perderemo parte delle popolazioni di molluschi native del lago Maggiore, sottolinea Riccardi, ma non solo: “Un livello basso favorisce le specie invasive come Corbicula, la vongola asiatica, che ha una capacità di adattamento molto elevata, sia per quanto riguarda la resistenza alle condizioni estreme, sia per la capacità di riproduzione che è più veloce”.
Gli effetti? Potenzialmente a catena. “I bivalvi sono filtratori, cioè mangiano ciò che c’è sospeso in acqua: alghe, zooplancton e particolato sospeso, cioè la sostanza organica proveniente da animali morti. Tutto questo nutrimento viene sottratto al plancton, che è alla base dell’alimentazione dei pesci. Siccome il coregone, una specie pescata e consumata dall’uomo, mangia plancton, meno plancton significa meno coregone”.
Un lago senza diga sarebbe meglio?
La complessità dell’ecosistema lacustre è testimoniata anche da quanto sta accadendo nelle aree dei canneti, in corrispondenza delle foci dei fiumi. “Per quanto riguarda la parte litorale, non si può dire che sia tutto negativo” ammette Marzia Ciampittiello, ingegnere ambientale al Cnr di Verbania. Il canneto, da giorni all’asciutto, “fiorisce e si sviluppa, favorendo le piante macrofite che vivono nelle vicinanze della zona litorale”.
Dal 1943, il lago Maggiore è un lago regolato attraverso la diga della Miorina, tre chilometri a valle di Sesto Calende (Varese). Alzando e abbassando le 120 porte metalliche della diga, si accumula acqua nel lago o la si rilascia verso la pianura Padana.
Ma di fronte ai cambiamenti climatici, il lago Maggiore funzionerebbe meglio se non ci fosse la diga? “La Miorina fu costruita soprattutto per rendere un po’ più stabile il deflusso del Ticino, un corso d’acqua a regime torrentizio che storicamente passava da portate molto alte a portate molto basse. Guardando ai dati storici, scopriamo che prima della costruzione della diga capitava che il lago scendesse sotto ai 192 metri sul livello del mare, mentre dopo il 1943 il livello più basso mai registrato è stato nel 1956, a marzo, con 192,38 metri – risponde Ciampittiello –. Quindi il lago naturale non migliora rispetto al fatto che si possa arrivare a livelli più o meno bassi. Oltretutto, in caso di eventi estremi come la carenza di piogge di quest’anno, la regolazione della diga incide poco. Certo, in certe situazioni sicuramente aiuta, ma non è la soluzione: bisogna iniziare a pensare a come gestire la risorsa idrica, non a pensare allo stoccaggio dell’acqua. Lo stoccaggio ferma la risorsa in un unico punto, cioè nel lago, ma diversi studi ci dicono che l’acqua deve passare e scorrere nei fiumi e alimentare la falda. Il bilancio idrologico deve essere il più naturale possibile”.
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