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Caldo e siccità, lago Maggiore giù di un metro in un mese

lago visto dall'alto
Il Lago Maggiore sul versante svizzero, nella zona delle Bolle di Magadino, il 18 luglio 2026. Keystone / Pablo Gianinazzi

Limitazioni alla navigazione e agricoltura in affanno in Piemonte e nel bacino del Po. Ma in Italia comincia a preoccupare anche il settore dell’idropotabile.

Nell’ultimo mese, il livello del lago Maggiore è sceso di oltre un metro: dai + 63 centimetri sullo zero idrometrico registrati il 23 giugno si è passati, il 22 luglio, a – 30 centimetri. Se lo sguardo si allarga a due mesi fa, la perdita netta è di un metro e mezzo. Un anno fa, di questi tempi, l’acqua raggiungeva i + 80 centimetri.

Detti così, potrebbero sembrare numeri di poco conto: ma un solo centimetro di acqua nel lago Maggiore corrisponde a circa 2,2 milioni di metri cubi di acqua, cioè a oltre 2 miliardi di litri di acqua dolce. Tanto per dare un’idea, è come se nell’arco di trenta giorni si fosse prelevata dal lago l’acqua necessaria a riempire 80’000 piscine olimpioniche.

Il livello idrometrico – secondo la definizione di Arpa Piemonte – è il dislivello tra la superficie dell’acqua di un corso d’acqua o di un lago e un punto di riferimento altimetrico, detto “zero idrometrico”. Lo zero idrometrico è la quota altimetrica che si è convenuta per il sensore idrometrico ed è un valore di riferimento convenzionale, specifico per ciascun idrometro installato e non corrispondente al fondo dell’alveo.

Gli effetti dell’abbassamento del lago si vedono e si sentono: la Gestione Governativa Navigazione Laghi (GGNL), l’ente governativo italiano che si occupa della gestione dei servizi pubblici di navigazione sul lago Maggiore, ha ridotto a 100 quintali (normalmente sono 440) il peso massimo complessivo a pieno carico dei mezzi ammessi sui traghetti che fanno la spola tra la piemontese Verbania Intra e la lombarda Laveno. I mezzi pesanti che superano questo peso, come camion, cisterne e autobus, sono costretti a viaggiare via terra da sud, impiegando più tempo, con maggiori costi ed emissioni.

Alle biglietterie del porto di Verbania, il centro abitato più popoloso dell’intero bacino del lago Maggiore, campeggiano i cartelli che avvisano la clientela delle limitazioni: oltre al peso dei mezzi, sempre a causa del basso livello del lago GGNL ha imposto lo stop agli approdi di Ranco, Ispra e Porto Valtravaglia, tre località sulla sponda lombarda.

pontile su un lago
Il livello del lago è cosÌ basso che il peso massimo complessivo dei traghetti è stato ridotta da 440 a 100 quintali. Keystone / Pablo Gianinazzi

Passeggiando sul lungolago di Verbania, a poche centinaia di metri dal porto di Intra, qua e là si notano emergere dall’acqua nuove, piccole e temporanee spiaggette, ma dall’acqua affiorano anche tubi normalmente invisibili, perché abbondantemente sommersi dall’acqua.

Un lago senza quasi più acqua (per gli usi agricoli)

Il Maggiore si sta svuotando, e lo fa piuttosto velocemente: nel lago (dati di metà pomeriggio del 22 luglio) entrano circa 82 metri cubi di acqua al secondo e ne escono 142. La sua percentuale di riempimento è al 10,8%.

Attenzione: non significa che il lago sia pieno soltanto per poco più di un decimo del suo solito. Il dato sul riempimento ha infatti a che fare con il cosiddetto valore massimo di invaso: semplificando, potremmo definirla come la quantità di acqua stoccata – attraverso la diga della Miorina, le cui paratie a seconda del periodo dell’anno trattengono oppure fanno passare acqua – a disposizione dell’industria idroelettrica e dell’agricoltura della pianura Padana. Quella scorta d’acqua, in altre parole, sta per finire.

La conferma, nelle scorse ore, è arrivata anche dall’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume PoCollegamento esterno, che parla di “stato di severità idrica media senza precipitazioni” e di una situazione degli approvvigionamenti idrici per il comparto agricolo “critica, con particolare riferimento al territorio piemontese, dove la disponibilità idrica del lago Maggiore ha raggiunto ormai il limite” e dove “in assenza di afflussi significativi il regolatore sarà costretto a ridurre al minimo le erogazioni per non compromettere la funzionalità del sistema”.

lago
L’acqua bassa porta a galla ciò che normalmente rimane sott’acqua. tvsvizzera.it

Gli agricoltori sono in allarme, e non da oggi. Al caldo di queste settimane, con temperature abbondantemente sopra la media, si unisce la scarsità di acqua: ai campi non ne arriva quanta dovrebbe.

“Al momento abbiamo una riduzione di acqua del 40% – racconta Alice Cerutti, risicoltrice a Crova, paese della campagna di Vercelli –. Parlo di litri al secondo di acqua in ingresso, cioè di acqua teoricamente disponibile, quella che serve per mantenere la risaia in sommersione. Una riduzione di questo tipo genera diverse problematiche: il riso ha bisogno di acqua innanzitutto per crescere. Ma ne ha bisogno anche come coperta termica, perché è una coltura delicata; inoltre l’acqua contribuisce a controllare le infestanti. Senza acqua, la pianta prima non produce, poi muore”.

Cerutti ricorda che nel 2022, un’altra annata estremamente siccitosa, alcuni colleghi avevano dovuto scegliere se allagare un campo oppure un altro, perché di acqua per tutti non ce n’era. “Nel mio caso, in questo momento, non sono in questa situazione” ammette, ma si dice molto preoccupata per le varietà antiche di riso che coltiva, come il Carnaroli Classico e l’Arborio Classico: “Se il colletto della pianta non è coperto dall’acqua, è un problema: uno sbalzo termico può portare a sterilità e mancata produzione”.

I problemi toccano l’intero Piemonte (e non solo). “Io ho circa 40 ettari a foraggio – racconta Bruno Mecca Cici, allevatore di Leinì, nel Torinese –. Sono prati che vanno irrigati con parecchia acqua e con questa carenza siamo andati veramente in difficoltà. Normalmente facciamo tre sfalci all’anno, quest’anno ne abbiamo fatto uno: la mancanza di acqua e il caldo hanno bruciato il manto erboso, non facendolo più ricacciare. Abbiamo perso il 60% della produzione di fieno”.

Tiziana Merlo, con la sorella Cristina, alleva circa 130 bovini di razza Piemontese nella poco distante Rivarolo Canavese, ai piedi della valle Orco. In azienda coltivano anche mais e foraggio: “L’acqua che arriva è limitatissima. Abbiamo dovuto scegliere tra le due colture e abbiamo provato a salvare il mais – racconta –. Siamo in pieno periodo di fioritura, è in questi giorni che si decide la resa della stagione: vedere le piante che seccano e non poter fare nulla è deprimente”. Alle spalle dei campi, spuntano le vette alpine del Parco nazionale del Gran Paradiso: “Cosa ci raccontano quelle montagne? Che la neve scesa lo scorso inverno non c’è più, che il caldo estremo ha fatto sì che si sciogliesse tutto in anticipo. Ora abbiamo bisogno di acqua, ma l’acqua scarseggia”.

L’appello del Piemonte al Canton Ticino

All’inizio della scorsa settimana, la Regione Piemonte aveva chiesto al Canton TicinoCollegamento esterno di aumentare la fornitura di acqua destinata all’uso agricolo. Dal Consiglio di Stato, però, è arrivata una frenata: “Anche la Svizzera è attualmente confrontata con una situazione di allerta per siccità a causa delle scarse precipitazioni” si legge nella risposta. In ogni caso, il governo ticinese ha espresso un “accordo di principio sulla necessità di operare in maniera congiunta nell’interesse del territorio”, motivo per il quale ha preso contatto con gli operatori idroelettrici attivi sul territorio cantonale “informandoli e sensibilizzandoli in merito alla richiesta della Regione Piemonte”.

lago di montagna
I bacini d’accumulazione dell’area alpina (nell’immagine il Göscheneralpsee, nella regione del San Gottardo) non sono messi meglio. Keystone / Urs Flueeler

Che il quadro in Piemonte sia critico lo mette per iscritto anche Arpa PiemonteCollegamento esterno, l’agenzia regionale per la protezione ambientale, che definisce la situazione idrica “complessivamente deficitaria”. In alcune aree (i bacini di Tanaro, Scrivia e Po a monte della confluenza con la Dora Baltea) si assiste a “condizioni di siccità severa”.

In Piemonte piove poco: a giugno le precipitazioni medie sul bacino del Po (a ovest della confluenza con il Ticino) sono state pari a 62 millimetri, il 36% in meno rispetto alla media mensile storica 1991-2020; la prima decade di luglio è andata peggio, con un deficit di pioggia di circa il 50%. Una situazione che, sommata al caldo anomalo (con un giugno 3,5 gradi più caldo rispetto alla media del periodo), ha diminuito del 37% le risorse idriche superficiali complessive – neve, invasi e lago Maggiore – e ridotto le portate dei corsi d’acqua, primo fra tutti il Po che, a Isola Sant’Antonio, ha registrato un deficit del 75% rispetto allo storico.

Una nuova normalità?

La crisi idrica di questa estate è un’eccezione, oppure siamo di fronte a una nuova normalità? “Sicuramente il 2026 si sta dimostrando con caratteristiche molto simili al 2022, un altro anno molto siccitoso – risponde Secondo Barbero, direttore generale di Arpa Piemonte –. In questo momento si sta ragionando sulla gestione di un evento non ordinario, cioè di un estremo climatico. Ma è anche vero che la frequenza di ricorrenza di questi eventi estremi sta aumentando: se ci troviamo a paragonare il 2026 con una situazione di quattro anni fa, così eccezionale non lo è”.

E oggi i timori si spostano sulla disponibilità di acqua potabile, quella destinata al consumo umano: “È l’idropotabile – conclude la già citata nota dell’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po – il settore che adesso comincia a preoccupare seriamente”. Numerosi comuni, non soltanto in Piemonte, ricevono acqua con le autobotti. Sono già interessati “il Rodigino (l’area di Rovigo, ndr), dove si registra una condizione di severità idrica alta, il Pavese, il Vercellese, il Novarese, l’Alessandrino e il Cuneese. In particolare sofferenza anche molteplici comuni nell’alto Marchigiano”.

Articolo a cura di Daniele Mariani

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