La televisione svizzera per l’Italia

Gli attriti con l’Italia per Crans-Montana? “Del tutto inutili”, afferma Beat Jans

due uomini e una donna
Il consigliere federale Beat Jans (al centro), assieme al consigliere di Stato vallesano Mathias Reynard e alla procuratrice cantonale vallesana Beatrice Pilloud durante una cerimonia a Crans-Montana il 3 gennaio scorso. Keystone Pool / Jean-Christophe Bott

Intervistato questo fine settimana dai giornali del gruppo CH Media, il ministro di giustizia e polizia svizzero Beat Jans ha emesso qualche critica nei confronti dell’Italia, in merito alla sua posizione sulla tragedia di Crans-Montana.

L’incontro del 19 febbraio a Berna tra rappresentanti dell’Ufficio federale di giustizia, del Ministero pubblico vallesano e della magistratura italiana in merito alle indagini sulla tragedia di Crans-Montana e a un’eventuale cooperazione tra i due Paesi non è proprio filato liscio come l’olio.

Malgrado le parole di apprezzamento per l’operato della giustizia svizzera di Francesco Lo Voi, il responsabile della procura di Roma a capo della delegazione italiana inviata a Berna, che la riunione non fosse andata secondo le attese di Roma, era già emerso nei giorni successivi. Sulla cooperazione con l’Italia nell’inchiesta su Crans-Montana “si può fare ancora di più. Ci sono un po’ di resistenze”, aveva dichiarato il ministro degli esteri Antonio Tajani in un’intervista al quotidiano Il Giornale.

Giovedì scorso, un’inchiestaCollegamento esterno pubblicata dalla Neue Zürcher Zeitung ha svelato che la delegazione italiana si sarebbe addirittura sentita trattata in modo “irrispettoso” dalla controparte svizzera, stando a una fonte che ha voluto mantenere l’anonimato. Il giorno seguente, un tweet dell’Ambasciata d’Italia in Svizzera ha gettato ulteriore benzina sul fuoco, sostenendo che Berna sta puntando i piedi sulla creazione di una squadra investigativa comune.

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Il risultato: l’ambasciatore italiano in Svizzera, richiamato in patria il 24 gennaio scorso, continuerà a rimanere a Roma in segno di protesta.

“Attriti del tutto inutili”

Intervistato questo fine settimana dai giornali del gruppo CH MediaCollegamento esterno, il ministro di giustizia e polizia Beat Jans ha confermato che Gian Lorenzo Cornado non è ancora tornato a Berna.

Il consigliere federale deplora però soprattutto che la situazione tra i due Paesi si sia così deteriorata e parla di “attriti del tutto inutili”.

“La Svizzera è uno stato di diritto funzionante – sottolinea Jans. Il procedimento penale è in corso e l’autorità competente svolge il suo lavoro. E trattiamo sempre le richieste di assistenza giudiziaria dall’estero secondo gli stessi criteri. L’Italia può contare sul fatto che raccoglieremo le sue istanze e che verranno trattate correttamente”.

uomo e donna si stringono la mano
Dietro le strette di mano di circostanza, il confronto tra la delegazione italiana e quella svizzera, il 19 febbraio scorso a Berna, sarebbe stato tutt’altro che sereno. Nella foto, la procuratrice vallesana Beatrice Pilloud e il magistrato italiano Francesco Lo Voi. Keystone / Alessandro Della Valle

Se le critiche nei confronti della posizione assunta dall’Italia espresse dalle più alte cariche dello Stato svizzero sono più o meno velate, sulla stampa elvetica le prese di posizione sono molto più nette.

Un paravento per una strategia più ampia?

Il settimanale di stampo conservatore WeltwocheCollegamento esterno si chiede addirittura quando la Svizzera richiamerà a sua volta il suo ambasciatore, poiché “nonostante le numerose concessioni, l’Italia continua a trattare la Svizzera come uno Stato canaglia”.

Gli altri media elvetici non si spingono così in là. A nord delle Alpi, però, l’impressione è comunque che dietro all’inflessibilità mostrata dal Governo Meloni vi siano ragioni strategiche più ampie.

persone in piedi in parlamento
Lunedì 2 marzo il Consiglio nazionale ha aperto la sessione primaverile con un minuto di silenzio in ricordo delle vittime di Crans-Montana. Keystone / Alessandro Della Valle

Secondo alcune voci, la squadra investigativa comune (SIC) voluta da Roma è solo un paravento. Ad esempio, l’ex procuratore pubblico ticinese Paolo Bernasconi, che in passato ha partecipato a diverse inchieste internazionali contro la mafia, l’ha definita fondamentalmente inutileCollegamento esterno, poiché quanto avvenuto a Crans-Montana non ha nulla a che vedere con un crimine transnazionale.

Dalle colonne del BlickCollegamento esterno, il giurista Fabian Teichmann esprime la stessa opinione: attraverso una semplice richiesta d’assistenza giudiziaria, l’Italia “può richiedere misure concrete, come la trasmissione di atti, l’esecuzione di perizie, audizioni, notifiche o la consegna di documenti specifici”.

La Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno sottolinea dal canto suo che se queste SIC permettono di migliorare l’efficienza nelle indagini transnazionali, presentano anche degli svantaggi, in particolare “l’elevato onere amministrativo” e la coordinazione che può rivelarsi difficile.

Ragioni strategiche più ampie, si diceva. Nella fattispecie il referendum sulla giustizia sul quale l’elettorato italiano è chiamato alle urne fra tre settimane, sottolinea il Blick.

Il giornale ricorda che questa riforma mira – secondo l’opposizione – a rendere le procure meno indipendenti e più controllabili dalla politica.

“Meloni tuona contro una ‘giustizia di sinistra’, parla di strutture ‘mafiose’ e si considera una combattente contro un sistema che ‘da decenni fallisce’”, scrive il Blick. “La giustizia italiana – prosegue il quotidiano – gode di pessima reputazione: ci sono milioni di procedimenti pendenti, i processi si trascinano per anni, i funzionari giudiziari sono cronicamente sovraccarichi di lavoro. Ma invece di fare pulizia in casa propria, il governo Meloni preferisce usare la Svizzera come zerbino”.

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